La luce tremolante del fuoco disegnava ombre sinuose e bizzarre sulla tenda... il guerriero era impaziente e preoccupato... si muoveva in ampi cerchi all'interno della sua dimora, come una tigre costretta all'impotenza e alla prigionia. Non era da lui attendere. Non era mai stato un uomo paziente. E mai come ora si sentiva inerme d'innanzi al volere degli Dei. Le urla che provenivano da oltre il semplice paravento sembravano a tratti disumane... e, odiava doverlo ammettere, lo atterrivano. Malgorth "Molte Lance" signore della guerra della Terre del Nord, terrore delle Marche d'Argento si sentiva piccolo e debole in quel momento. Era sua moglie, Enaeh "Stella del Lago", ad dover combattere... E solo gli Dei potevano assisterla.
L'uomo fissò le ombre. E per un attimo gli parve che le ombre ricambiassero il suo sguardo...
Era la terza notte di novilunio, ed il cielo sembrava un manto oscuro oltre la cresta dei monti.Il Dorso del Mondo si stagliava alta oltre lo sguardo degli uomini, dalle sue vette innevate era incessante l'ululare del gelido vento del Nord. E il rompo dei massi che cadavano dal Muro sembrava l'eco di battaglie ormai dimenticate. Nell'accampamento della tribù il silenzio era rotto solo dalle grida di Enaeh... tre giorni di dolore e battaglie per portare alla luce il figlio di Malgorth non sembravano aver placato gli Dei. E tra le donne della tribù gli sguardi si facevano terrei. Mentre gli uomini più supersiziosi già temevano il peggio.
Malgorth era un uomo forte e vigoroso. Poche volte gli Uthgardt della tribù dei Lupi Grigi avevano avuto un capo cosi forte. Eppure, per molti, il potere di Malgorth lo aveva reso avido. Ed inviso agli Dei. Alcuni, ma solo quando erano certi di non essere uditi, divevano che Malgorth avesse osato abbattere uno degli alberi vivi...ed ora gli Dei lo avrebbero certamente punito... Ancora grida. Ancora dolore.
Un ombra gelida calò quella notte sull'accampamento... qualcosa era sceso dal Dorso del Mondo per assistere alla nascita del figlio di Malgorth "Molte Lance"...
Le urla della donna erano cessate da pochi minuti, quando la levatrice uscì portando con se il figlio. Nessun grido del bambino. Nessun urla ne pianto provenire da quella piccola gola. Malgorth sapeva bene cosa questo voleva significare. O almeno così credeva. La donna anziana, bianca in volto come se avesse veduto uno spettro, si muoveva attonita e barcollante verso l'uomo. Gli porgeva un fagotto di tessuti... a braccia tese come per tenere un orrore lontano da se. La bocca avvizzita della vecchia tremolava e sembrava voler articolare parole... parole che si rifiutavano di uscirle.
"Parla vecchia!", e ancora "non giocare con la mia pazienza! O non basteranno tutte le tue Dee a salvarti dalla mia ira!" E gridando queste parole pareva quasi che l'uomo mutasse... che la Bestia che viveva in lui fosse a mala pena tenuta a bada...
Alla fine la donna trovò le parole... a stento e tremanti "...Malgorth, mio signore, è un maschio... è... vivo... ma... non respira..."
Con un gesto rapido e brutale l'uomo avanzò verso di lei, nello stesso modo in cui avanzava arma in pugno contro ogni stolto che avesse osato insultarlo, avanzò furente e le strappò dalle mani l'insieme di coperte e pelli che nascondevano suo figlio.
"Sei una sciocca ed una pazz.." gridò spostando le coperte, e avrebbe continuato così se la sua voce non si fosse d'improvviso spenta. Mentre la grande mano si agitava tra le coperte per scoprire il corpo senza vita del Figlio, una piccola mano lo afferrò... le piccole dita stringevano il suo indice con forza e cupidigia... Malgorth restò impietrito. Non capiva cosa stesse accadendo. E poi vide i due occhi, piccoli, scrutarlo curiosi e vivi. Vivi. Il bambino era li e si muoveva. I suoi occhi cerulei lo fissavano. Le sue dita lo stringevano. Ed era un maschio. E sembrava forte. E.. e la vecchia aveva ragione. Non respirava.
L'uomo restò impietrito. Il suo figlio maschio tra le mani. Il suo primo figlio maschio, finalmente, era nato... non più inutili femmine ma un piccolo uomo che sarebbe divenuto signore della tribù alla sua morte. E gli Dei si beffavano di lui.. .con... un mostro!
Quale oscuro presagio era? Come poteva il figlio essere vivo e non respirare? Malgorth stava lì. Fermo al centro della stanza nutrendo l'idea che gli Dei lo avevano maledetto... e con un gesto meccanico, sicuro, letale, fatto dell'esperienza di anni di battaglie estrasse la lama del suo pugnale e fece per calarla sul cuore del neonato. Lo avrebbe offerto agli Dei. Avrebbe placato gli spiriti con il sangue del piccolo mostro. Avrebbe salvato la sua tribù ed il suo onore.
"FERMO!"
L'urlo della hatran fu così forte da gelare le ossa dell'uomo.
"Non osare fare un solo altro movimento, uomo"
Nessuno osava parlare così al signore della guerra. Nessuno. Ma la Hatran non riconosceva nessuna autorità se non quella degli Spiriti della Terra. E non temeva l'ira di un uomo. In nessun modo avrebbe permesso alla mano di Malgorth di recidere l'esile vita del Figlio.
Egli era un dono degli Dei. Egli era giunto in questo mondo per uno scopo. Lei non lo sapeva. Ma gli spiriti non fanno mai nulla per caso. E in quel piccolo corpo, lei lo vedeva, aveva preso dimora la Natura stessa del mondo. Rari erano gli esseri come lui. Rari i figli degli spiriti.
Il guerriero aveva riconosciuto la voce. Le Streghe viveano in quelle terre. E lui doveva rispettarle. Lo doveva fare. Nonostante l'odio che provava per quelle donne egli doveva ubbidire. Doveva tacere ed ubbidire.
Ruotò su se stesso per fronteggiare la donna... era li, all'ingresso della sua tenda, con la maschera che le copriva il volto e lo stuolo di giovani donne che la adoravano e la seguivano ovunque. Non avevano bisgono di girare armate. Nessuno in quelle terre avrebbe mai osato sfidare la loro autorità ne avrebbe osato attaccarle. Gli spiriti parlavano tramite le Streghe. Erano la legge... e sceglievano loro il Signore del Ferro a cui tutti i capi tribù dovevano rispetto.
Malgorth non aveva paura di quella donna... di nessuna di loro. Ma sapeva che il suo potere, il suo onore ed il rispetto dei suoi guerrieri era legato a quello che la Hatran avrebbe detto... ripose l'arma con gesti lenti e misurati. E si avvicinò alla donna. Era più alto e forte di lei. La dominava con la sua stazza e la guardava dall'alto verso il basso. Sapeva di muoversi in un terreno minato. Sapeva che la Hatran avrebbe aspettato un suo passo falso per fargli pagare la sua impudenza. Ma lui era un uomo scaltro, e giunto dinnanzi alla donna gli pose il figlio "Ebbene Strega. Prendilo. Portalo via dalla mia casa. Questo essere non è mio figlio. Forse tu saprai cosa farne".
La Hatran non si scompose. Sapeva bene che l'uomo era un animale orgoglioso e temerario. Ma sapeva anche che non era uno stupido. Lei non si mosse, ma le sue ancelle rapide presero il bambino e lo portarono al centro del loro gruppo. Nascondendolo alla vista del capo della tribù. E cosi come erano giunte, silenziose e misteriose, le donne se ne andarono. La Hatran e le sue ancelle uscirono dalla tenda e con esse sparì il figlio di Malgorth. Il bambino senza respiro nato durante la notte di novilunio alle pendici del Dorso del Mondo. Il Figlio senza Respiro uscì nella notte è sparì. Mai fece parte dei Lupi. E nessuno di lui mai parlò alla presenza del del signore della guerra Malgorth "Molte Lance"

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