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giovedì 27 dicembre 2012

Avvolti nella nebbia

La nebbia avvolgeva ogni cosa, nascondeva le forme e ingannava gli occhi dell uomo. Ma non il suo istinto. Si muoveva tra le mura delle case con sicurezza, sapendo che la sua preda non poteva scappare.  Gli edifici sembravano navi e come tali affioravano dalla spessa marea grigia che ammantava ogni cosa. L uomo camminava sicuro, con passo deciso verso la sua prossima preda. E quella  poco avanti a lui brancolava e correva, inciampava e cadeva... la voce singhiozzante della ragazza non avrebbe attirato l attenzione di nessuno se non quella del cacciatore. Egli sapeva che era tutta una recita. L abominio che era nascosto nella nebbia non temeva l oscurità e non piangeva lacrime umane...era Male puro che, in forma di giovane donna, ammorbava i reami degli uomini. Boltag conosceva la sua storia, ne conosceva il potere e non avrebbe commesso l errore di lasciarla libera...Egli l avrebbe fermata... di nuovo.
Un tonfo un grido e un pianto disperato. Era caduta... a pochi metri dall uomo. Lui la vedeva, una vaga forma nel grigio della nebbia, solo un ombra singhiozzante... uno spettro solo vagamente umano. Ben presto fu sopra di lei, silenzioso e letale, non le avrebbe concesso il lusso di reagire, le afferrò con violenza i capelli tirandola a se per esporne la gola e in un attimo la nera lama si mosse e tagliò l esile vita della giovane... il cacciatore pulí la lama con un gesto freddo e automatico... e, non curante del sangue che si riversava sul selciato, si allontanò stringendo nel pugno una ciocca di biondi capelli... Talinda era morta. Un'altra volta. Allontanandosi fu inghiottito dalla nebbia e la soddisfazione lasciò per un attimo lo spazio al dubbio: quante volte poteva ancora tornare in vita quel mostro? Non lo sapeva... ma ciò che l uomo sapeva é  che la sua lama avrebbe continuato a reciderne la gola...

giovedì 20 dicembre 2012

Umidità e ombre

Marpenoth, giorno 8 1372DR

La sera dopo la morte dell'elfa è giunto uno straniero. Dice di essere stato mandato dal Conte. Ha uno strano modo di fare. Pericolosamente strano. E arrogante. E' sicuro di se e sembra avere qualcosa di strano... Gli altri, ognuno a modo suo, sembrano averlo accettato... in fondo la parola del Conte ha un peso ed un valore. Per loro almeno.

Non mi fido di lui come non mi fido di nessuno dei miei compagni. Ma, se non altro, l'uomo di Torm e il resto del gruppo hanno dimostrato una certa... utilità.

Siamo riusciti a rientrare all'interno della città... dalle mura lungo la spiaggia, attraversando a nuoto un breve tratto. Ora sono con gli altri nascosto sotto uno dei tanti pontili... sono fradicio e infreddolito... e siamo in attesa del ritorno del Capitano. E' andata, con lo straniero, a cercare aiuto... l'aiuto di una fantomatica resistenza. Dubito che esista qualcosa del genere ma... ogni aiuto è essenziale. Siamo disaramati e indeboliti, e non sappiamo cosa dobbiamo affrontare.

E' più di mezz'ora che stiamo aspettando. L'orco sembra preoccupato, più di una volta ho dovuto trattenerlo... L'ho osservato bene e... qualcosa di strano gli è accaduto. E' diverso rispetto all'ultimo scontro che abbiamo avuto con gli emissari delle guardie... Già... sembra più... debole.

Ho ricordi confusi di quel combattimento, sono stato l'ultimo a cadere sotto i colpi del nemico, e giurerei che sia l'orco che l'uomo di Torm abbiano subito ferite a cui nessuno avrebbe potuto sopravvivere... che i nostri carcerieri ci abbiano salvato? e perchè mai? cosa ci hanno fatto?

Dobbiamo trovare delle risposte e lasciare questa città maledetta. Ma prima di tutto devo riportare l'elfa alla caserma e... riabbracciare mia moglie!

Stanno tornando... meglio essere pronti. Potrebbero portare pessime notizie e... nemici.

lunedì 10 dicembre 2012

Anima infranta

Lo spettacolo dei corpi sgraziati e dissacrati bruciava davanti ai suoi occhi.
Occhi inebetiti dall'enormità dell'orrore che, dinnanzi a lui, si ergeva come una tetra maledizione.
La sua famiglia ridotta alla stregua di animali cacciati e abbattuti. I loro corpi freddi e come pietrificati, scorticati e lasciati all'impietosa mercé dei corvi mentre le loro pelli asciugavano al sole.

L'odore intorno all'uomo era insopportabile ma egli sembrava inerte, distaccato. Incredulo davanti all'orrore che accecava il suo sguardo e... affollava la sua mente. Egli non poteva capire cosa stava accadendo. Non comprendeva, come poteva? La sua mente, limitatamente umana, non osava neppure considerare reale lo spettacolo che lo circondava.

Eppure egli sapeva. Sapeva di essersi spinto troppo in là. Di aver giocato con il destino e... di aver perduto... Perduto, pesantemente, ogni cosa. Tutto quello che era stata la sua vita ora non esisteva più. Tutto era finito. Niente risa gioiose. Niente timidi occhi di una figlia pronta a divenire sposa. E non ci sarrebbero più stati sorrisi innamorati da parte di sua moglie. Cathline non lo avrebbe più guardato con quello sguardo capace di fargli battere il cuore, o di arrestarlo. Niente di tutto questo sarebbe più esistito.

Boltag cadde in ginocchio. Inebetito e svuotato. Cadde in ginocchio e i corvi spavenrati volarono via. Qualcosa nella fragilità dell'uomo si infranse. Come con uno schiocco la sua anima si spezzo e la sua mente cadde in un baratro profondo. L'uomo cesso di esistere. E rimase solo la lama. Nera. Affamata. Viva. Vorace. E desiderosa di una vendetta che non avrebbe mai potuto saziarsi. Di una sete che mai avrebbe voluto placcare. Qualcuno aveva spinto Boltag a massacrare la sua stessa famiglia. Qualcosa aveva impresso in lui il suo segno maledetto. E, come un tizzone ardente, questo marchio aveva bruciato tutto quello che di umano era in lui... L'umanità dell'assassino era sopravvissuta per anni nutrendosi dell'amore della sua sposa. E dei sorrisi dei suoi figli. E degli abbracci della sua famiglia. Ora tutto questo era un ricordo. Un ricordo che rapidamente sarebbe divenuto freddo e doloroso. Come corpi sgraziati e pelli umane stese al sole.