Lo spettacolo dei corpi sgraziati e dissacrati bruciava davanti ai suoi occhi.
Occhi inebetiti dall'enormità dell'orrore che, dinnanzi a lui, si ergeva come una tetra maledizione.
La sua famiglia ridotta alla stregua di animali cacciati e abbattuti. I loro corpi freddi e come pietrificati, scorticati e lasciati all'impietosa mercé dei corvi mentre le loro pelli asciugavano al sole.
L'odore intorno all'uomo era insopportabile ma egli sembrava inerte, distaccato. Incredulo davanti all'orrore che accecava il suo sguardo e... affollava la sua mente. Egli non poteva capire cosa stava accadendo. Non comprendeva, come poteva? La sua mente, limitatamente umana, non osava neppure considerare reale lo spettacolo che lo circondava.
Eppure egli sapeva. Sapeva di essersi spinto troppo in là. Di aver giocato con il destino e... di aver perduto... Perduto, pesantemente, ogni cosa. Tutto quello che era stata la sua vita ora non esisteva più. Tutto era finito. Niente risa gioiose. Niente timidi occhi di una figlia pronta a divenire sposa. E non ci sarrebbero più stati sorrisi innamorati da parte di sua moglie. Cathline non lo avrebbe più guardato con quello sguardo capace di fargli battere il cuore, o di arrestarlo. Niente di tutto questo sarebbe più esistito.
Boltag cadde in ginocchio. Inebetito e svuotato. Cadde in ginocchio e i corvi spavenrati volarono via. Qualcosa nella fragilità dell'uomo si infranse. Come con uno schiocco la sua anima si spezzo e la sua mente cadde in un baratro profondo. L'uomo cesso di esistere. E rimase solo la lama. Nera. Affamata. Viva. Vorace. E desiderosa di una vendetta che non avrebbe mai potuto saziarsi. Di una sete che mai avrebbe voluto placcare. Qualcuno aveva spinto Boltag a massacrare la sua stessa famiglia. Qualcosa aveva impresso in lui il suo segno maledetto. E, come un tizzone ardente, questo marchio aveva bruciato tutto quello che di umano era in lui... L'umanità dell'assassino era sopravvissuta per anni nutrendosi dell'amore della sua sposa. E dei sorrisi dei suoi figli. E degli abbracci della sua famiglia. Ora tutto questo era un ricordo. Un ricordo che rapidamente sarebbe divenuto freddo e doloroso. Come corpi sgraziati e pelli umane stese al sole.
Occhi inebetiti dall'enormità dell'orrore che, dinnanzi a lui, si ergeva come una tetra maledizione.
La sua famiglia ridotta alla stregua di animali cacciati e abbattuti. I loro corpi freddi e come pietrificati, scorticati e lasciati all'impietosa mercé dei corvi mentre le loro pelli asciugavano al sole.
L'odore intorno all'uomo era insopportabile ma egli sembrava inerte, distaccato. Incredulo davanti all'orrore che accecava il suo sguardo e... affollava la sua mente. Egli non poteva capire cosa stava accadendo. Non comprendeva, come poteva? La sua mente, limitatamente umana, non osava neppure considerare reale lo spettacolo che lo circondava.
Eppure egli sapeva. Sapeva di essersi spinto troppo in là. Di aver giocato con il destino e... di aver perduto... Perduto, pesantemente, ogni cosa. Tutto quello che era stata la sua vita ora non esisteva più. Tutto era finito. Niente risa gioiose. Niente timidi occhi di una figlia pronta a divenire sposa. E non ci sarrebbero più stati sorrisi innamorati da parte di sua moglie. Cathline non lo avrebbe più guardato con quello sguardo capace di fargli battere il cuore, o di arrestarlo. Niente di tutto questo sarebbe più esistito.
Boltag cadde in ginocchio. Inebetito e svuotato. Cadde in ginocchio e i corvi spavenrati volarono via. Qualcosa nella fragilità dell'uomo si infranse. Come con uno schiocco la sua anima si spezzo e la sua mente cadde in un baratro profondo. L'uomo cesso di esistere. E rimase solo la lama. Nera. Affamata. Viva. Vorace. E desiderosa di una vendetta che non avrebbe mai potuto saziarsi. Di una sete che mai avrebbe voluto placcare. Qualcuno aveva spinto Boltag a massacrare la sua stessa famiglia. Qualcosa aveva impresso in lui il suo segno maledetto. E, come un tizzone ardente, questo marchio aveva bruciato tutto quello che di umano era in lui... L'umanità dell'assassino era sopravvissuta per anni nutrendosi dell'amore della sua sposa. E dei sorrisi dei suoi figli. E degli abbracci della sua famiglia. Ora tutto questo era un ricordo. Un ricordo che rapidamente sarebbe divenuto freddo e doloroso. Come corpi sgraziati e pelli umane stese al sole.

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