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domenica 9 giugno 2013

L'armata della Luce

Lord Aamanthor aveva appena lasciato la sala del consiglio.
Era furioso.
In mille modi aveva cercato di mettere in guardia quegli stolti. Eppure nulla. Tutti i suoi sforzi erano sempre naufragati contro il muro di ignoranza e arroganza che aleggiava tra quelle stanze.

Un tempo le cose sarebbero state diverse!
Nessuno, neppure i più potenti regnanti avrebbero osato mettere in dubbio la parola di un Lord della Luce.

Ma, purtroppo, erano passati i tempi in cui i Re riconoscevano il potere degli Dei. Ora i mortali erano arroganti e pensavano di potersi ergere come signori incontrastati sulle terre che andavano tra i due mari.

Sciocchi. E stolti. Essi si beavano del potere che tramite i maghi di corte e gli alchimisti potevano schierare, e dimenticavano, o facevano finta di non ricordare, che gli Dei avevano camminato fra i mortali, e che essi erano ancora tra noi.

La profezia era stata dimenticata. I segni erano andati perduti, e gli uomini ciechi non volevano vedere che i tempi del Grande Cambiamento erano ormai vicini.

Aamanthor era vecchio e malediceva se stesso per non essere più il giovane fiero di un tempo. Ma l'età gli aveva concesso la saggezza, dote che affilava la sua mente come la più pericolosa delle spade. Se i Signori del Ferro non volevano dargli retta si sarebbe rivolto ad altri. E ben presto gli eventi avrebbero convinto conti e baroni della verità e dell'urgenza per cui oggi lo avevano deriso.

I corvi erano in volo. I vessilii di guerra erano stati richiamati. E le armate della luce presto sarebbero state pronte a scendere sul campo di battaglia!

Non avrebbero dato scampo alla Signore delle Tenebre e alle sue sgualdrine. Come il maglio poteroso di un fabbro, così la Luce si sarebbe scagliata contro le Case delle Tenebre. Prima che i tempi della profezia divengano maturi, la chiesa oscura sarà cancellata!

domenica 2 giugno 2013

Koushgan

BACKGROUND
Umano, di età avanzata (sicuramente oltre i 70 anni) Koushgan era un tempo un guerriero.
Aveva combattuto per un signore della guerra ormai dimenticato. Ad egli aveva donato la sua intera vita. Fino a divenirne il generale prediletto.

In un tempo ormai lontano il giovane generale venne tradito dal suo signore, il quale per oro e potere aveva venduto al nemico la posizione dei suoi eserciti.

L'intera forza militare sotto il comando di Koushgan venne sterminata, e l'uomo portato via in prigionia. Disperato e sconfitto l'uomo conobbe la verità e votò la sua esistenza al Dio della Vendetta. Così egli si salvò dalle prigioni e riusci a giungere, spinto dalla fede e dalla fame di vendetta, al cospetto del suo vecchio signore. Lo trovò nel nuovo palazzo circondato di onore e ricchezza... Fu stupito di vedere il suo vecchio generale ancora vivo. E ancora più incredulo fu quando un nero giavellotto scagliato dall'antico amico tradito gli trapassò il cuore...

Da quel giorno Koushgan vaga per le terre selavagge e le città a portare vendetta e rivincità contro i torti subiti...


DESCRIZIONE
Un tempo un uomo forte e dall'appetito vorace per la vita Koushgan è ora un vecchio stanco e morente.
La sua forza vitale va scemando ad un ritmo sempre più rapido ed è solo grazie alla forza della sua fede che riesce a restare in vita. Il suo ultimo scopo, l'ultima missione è quella di attendere Boltag per passare a lui il testimone della sua fede.

Tutto in lui sembra riportare a questa stanchezza, il volto scarno, i lunghi capelli bianchi e la barba ormai incolta trasmettono l'immagine di un vecchio abbandonato in attesa di esalare l'ultimo respiro. Solo gli occhi e l'insolita sicurezza nei gesti lasciano trapelare una forza d'animo ancora vigorosa.

Viaggia con pochi beni, una leggera armatura in cuio borchiato ed una logora bisaccia. al collo, a chiudere il suo mantello da viaggio una preziosa spilla recante il simbolo sacro del suo Dio. Porta sempre con se, senza mai abbandonarlo, uno strano giavellotto nero... sicuramente un'arma ma ora anche bastone con il quale si aiuta nei movimenti.

L'attesa di un vecchio

Il vecchio cercava, con poca fortuna, un poco di refrigerio dalla calura del deserto.
Quelle sabbie antiche, di un colore così strano, lo tormentavano... le gelide notti e le torride giornate erano implacabili sulle sue stanche ossa.

Avrebbe voluto andarsene... ogni mattina si riprometteva che sarebbe stata l'ultima giornata passata ad attendere il Cacciatore. Ogni mattina si faceva questa promessa ma sapeva bene che non ne avrebbe mai dato seguito. Egli aveva un compito, un compito che non gli era stato dato da un uomo ma da un Dio. Un Dio che non amava essere disatteso... il signore della Vendetta non amava i traditori... e sapeva essere inflessibile nella sua definizione di tradimento.

Per questo, nonostante sentisse la morte così vicina, Koushgan non aveva intenzione di andarsene. Ma quella piccola bugia lo aiutava a sopportare l'attesa. Sapeva anche che il riposo non sarebbe giunto fino a quando l'uomo non avesse accettato di raccogliere il suo testimone... Il vecchio conosceva molto bene il significato della parola "fede" e non osava dubitare delle parole del suo Signore. Eppure... cosa mai avrebbe spinto il Cacciatore ad affrontare le sabbie purpuree? Cosa poteva spingere un uomo privo di fede ad attraversare quel mare di torrida disperazione?



Dieci giorni di viaggio? Forse quindici... Boltag aveva perso il conto. Odiava quel luogo. Lo stava inghiottendo... e la sua mente era sempre più... stanca. Vaccillava tra la realtà ed il sogno. Tra la realtà di un oceano di nulla sconfinato e incubi in cui riviveva il suo incontro con Talynda...

Quel deserto lo stava torturando. Lo sentiva. Era "vivo", a suo modo, un modo crudele e beffardo. O forse era solo la sua disperazione che lo trasformava in un... nemico?

Il Cacciatore non amava farsi domande. Le domande erano madri del dubbio. E il dubbio genera paura e l'uomo spaventato diveniva lento... impacciato... inaffidabile e fallibile. Mastro Horas, suo padre, gli aveva insegnato che questi erano i primi nemici che il Cacciatore doveva sconfiggere. Erano questi quelli di cui avere timore perchè essi lo avrebbero fatto fallire.

E Boltag era stato un bravo allievo. Non si poneva domande... lasciava che il suo istinto si muovesse con la libertà e la certezza di un taglio netto... così come era netto il taglio che la sua lama nera incideva sulle sue vittime.



Il cielo era sereno. La notte era gelida. E la voce nella sua testa si fece perentoria e lo sveglio.
"Uomo! Alzati! Mancano poche leghe e ci incontreremo! Cammina in fretta, tieni la stella dei naviganti alle tue spalle e vieni a me! Io ti aspetto! Egli ti aspetta... e non ama farlo! Vieni a Noi e avrai la tua ricompensa!"

Boltag si sveglio di soprassalto. Avrebbe voluto dormire ma quella voce... quel volto... lo avevano destato con violenza. Si alzò e osservando il cielo vide la stella brillare nel cielo... indicava il nord e la voce gli aveva ordinato di tenerla alle sue spalle... questo significava addentrarsi ancora di più nel cuore di quell'incubo purpureo... Stava raccogliendo le sue poche cose quando con la coda dell'occhio la vide: era lì, alle sue spalle... sorrideva e indicava il sud... anche lei era pronta a viaggiare. Anche lei voleva andare a sud. Boltag sorrise, un sorriso strano che lei conosceva bene. E che da anni non appariva nel suo volto.