Il vecchio cercava, con poca fortuna, un poco di refrigerio dalla calura del deserto.
Quelle sabbie antiche, di un colore così strano, lo tormentavano... le gelide notti e le torride giornate erano implacabili sulle sue stanche ossa.
Avrebbe voluto andarsene... ogni mattina si riprometteva che sarebbe stata l'ultima giornata passata ad attendere il Cacciatore. Ogni mattina si faceva questa promessa ma sapeva bene che non ne avrebbe mai dato seguito. Egli aveva un compito, un compito che non gli era stato dato da un uomo ma da un Dio. Un Dio che non amava essere disatteso... il signore della Vendetta non amava i traditori... e sapeva essere inflessibile nella sua definizione di tradimento.
Per questo, nonostante sentisse la morte così vicina, Koushgan non aveva intenzione di andarsene. Ma quella piccola bugia lo aiutava a sopportare l'attesa. Sapeva anche che il riposo non sarebbe giunto fino a quando l'uomo non avesse accettato di raccogliere il suo testimone... Il vecchio conosceva molto bene il significato della parola "fede" e non osava dubitare delle parole del suo Signore. Eppure... cosa mai avrebbe spinto il Cacciatore ad affrontare le sabbie purpuree? Cosa poteva spingere un uomo privo di fede ad attraversare quel mare di torrida disperazione?
Dieci giorni di viaggio? Forse quindici... Boltag aveva perso il conto. Odiava quel luogo. Lo stava inghiottendo... e la sua mente era sempre più... stanca. Vaccillava tra la realtà ed il sogno. Tra la realtà di un oceano di nulla sconfinato e incubi in cui riviveva il suo incontro con Talynda...
Quel deserto lo stava torturando. Lo sentiva. Era "vivo", a suo modo, un modo crudele e beffardo. O forse era solo la sua disperazione che lo trasformava in un... nemico?
Il Cacciatore non amava farsi domande. Le domande erano madri del dubbio. E il dubbio genera paura e l'uomo spaventato diveniva lento... impacciato... inaffidabile e fallibile. Mastro Horas, suo padre, gli aveva insegnato che questi erano i primi nemici che il Cacciatore doveva sconfiggere. Erano questi quelli di cui avere timore perchè essi lo avrebbero fatto fallire.
E Boltag era stato un bravo allievo. Non si poneva domande... lasciava che il suo istinto si muovesse con la libertà e la certezza di un taglio netto... così come era netto il taglio che la sua lama nera incideva sulle sue vittime.
Il cielo era sereno. La notte era gelida. E la voce nella sua testa si fece perentoria e lo sveglio.
"Uomo! Alzati! Mancano poche leghe e ci incontreremo! Cammina in fretta, tieni la stella dei naviganti alle tue spalle e vieni a me! Io ti aspetto! Egli ti aspetta... e non ama farlo! Vieni a Noi e avrai la tua ricompensa!"
Boltag si sveglio di soprassalto. Avrebbe voluto dormire ma quella voce... quel volto... lo avevano destato con violenza. Si alzò e osservando il cielo vide la stella brillare nel cielo... indicava il nord e la voce gli aveva ordinato di tenerla alle sue spalle... questo significava addentrarsi ancora di più nel cuore di quell'incubo purpureo... Stava raccogliendo le sue poche cose quando con la coda dell'occhio la vide: era lì, alle sue spalle... sorrideva e indicava il sud... anche lei era pronta a viaggiare. Anche lei voleva andare a sud. Boltag sorrise, un sorriso strano che lei conosceva bene. E che da anni non appariva nel suo volto.
Quelle sabbie antiche, di un colore così strano, lo tormentavano... le gelide notti e le torride giornate erano implacabili sulle sue stanche ossa.
Avrebbe voluto andarsene... ogni mattina si riprometteva che sarebbe stata l'ultima giornata passata ad attendere il Cacciatore. Ogni mattina si faceva questa promessa ma sapeva bene che non ne avrebbe mai dato seguito. Egli aveva un compito, un compito che non gli era stato dato da un uomo ma da un Dio. Un Dio che non amava essere disatteso... il signore della Vendetta non amava i traditori... e sapeva essere inflessibile nella sua definizione di tradimento.
Per questo, nonostante sentisse la morte così vicina, Koushgan non aveva intenzione di andarsene. Ma quella piccola bugia lo aiutava a sopportare l'attesa. Sapeva anche che il riposo non sarebbe giunto fino a quando l'uomo non avesse accettato di raccogliere il suo testimone... Il vecchio conosceva molto bene il significato della parola "fede" e non osava dubitare delle parole del suo Signore. Eppure... cosa mai avrebbe spinto il Cacciatore ad affrontare le sabbie purpuree? Cosa poteva spingere un uomo privo di fede ad attraversare quel mare di torrida disperazione?
Dieci giorni di viaggio? Forse quindici... Boltag aveva perso il conto. Odiava quel luogo. Lo stava inghiottendo... e la sua mente era sempre più... stanca. Vaccillava tra la realtà ed il sogno. Tra la realtà di un oceano di nulla sconfinato e incubi in cui riviveva il suo incontro con Talynda...
Quel deserto lo stava torturando. Lo sentiva. Era "vivo", a suo modo, un modo crudele e beffardo. O forse era solo la sua disperazione che lo trasformava in un... nemico?
Il Cacciatore non amava farsi domande. Le domande erano madri del dubbio. E il dubbio genera paura e l'uomo spaventato diveniva lento... impacciato... inaffidabile e fallibile. Mastro Horas, suo padre, gli aveva insegnato che questi erano i primi nemici che il Cacciatore doveva sconfiggere. Erano questi quelli di cui avere timore perchè essi lo avrebbero fatto fallire.
E Boltag era stato un bravo allievo. Non si poneva domande... lasciava che il suo istinto si muovesse con la libertà e la certezza di un taglio netto... così come era netto il taglio che la sua lama nera incideva sulle sue vittime.
Il cielo era sereno. La notte era gelida. E la voce nella sua testa si fece perentoria e lo sveglio.
"Uomo! Alzati! Mancano poche leghe e ci incontreremo! Cammina in fretta, tieni la stella dei naviganti alle tue spalle e vieni a me! Io ti aspetto! Egli ti aspetta... e non ama farlo! Vieni a Noi e avrai la tua ricompensa!"
Boltag si sveglio di soprassalto. Avrebbe voluto dormire ma quella voce... quel volto... lo avevano destato con violenza. Si alzò e osservando il cielo vide la stella brillare nel cielo... indicava il nord e la voce gli aveva ordinato di tenerla alle sue spalle... questo significava addentrarsi ancora di più nel cuore di quell'incubo purpureo... Stava raccogliendo le sue poche cose quando con la coda dell'occhio la vide: era lì, alle sue spalle... sorrideva e indicava il sud... anche lei era pronta a viaggiare. Anche lei voleva andare a sud. Boltag sorrise, un sorriso strano che lei conosceva bene. E che da anni non appariva nel suo volto.

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