"Le cose cambiano...", pensò il mago "... nulla è immutabile e in questo perenne avvicendarsi di eventi, nulla è più labile di un'alleanza fondata sulle menzogne"
Stava osservando divertito il titubare dei suoi "alleati". Era incredulo, certo era conscio dei reali equilibri che facevano da "collante" per la compagnia ma nonostante questo trovava bizzarra la rapidità con cui poche parole avevano radicalmente congelato gli animi di tutti...
Solo Vran sembrava "impermeabile" al cambiamento... Probabilmente, ed il mago ne era quasi certo, la natura semi-immortale di quel figlio della notte lo rendeva immune alle più mortali preoccupazioni degli altri. Da lui, dalla bestia che in esso viveva, Thormag sapeva bene di doversi guardare. Giorno. E Notte. Non ci sarebbe stato tempo per riposare... Era finito il tempo delle battute e della diplomazia. Era tempo di mostrare il vero significato della parola "potere". E in un certo qual modo il flagellatore di menti gli aveva dato modo di mostrare, se ce ne fosse stato bisogno, che gli arcanisti, quelli veri non certo i giocolieri mezzo sangue o gli imbonitori che infestavano i reami, non erano solo bizzarri e noiosi studiosi...
Allo stesso modo Thormag sapeva di avere un nemico tanto vicino a se da poterne sentire il puzzo di morte... Abram era l'acqua cheta che nascondeva il pericoloso abisso. E, nonostante fosse ferito, non smetteva di misurare il potere di Thormag. Solo questo e il suo attuale stato di salute avevano tenuto a bada la mente folle del negromante. Nessuno altra spiegazione, se non il timore di rimanere imprigionato in quel luogo o di venire divorato da un gigantesco elementale del fuoco poteva giustificare la quantità di bocconi amari che Abram stava ingoiando. E questo era un bene. Fin tanto che il corpo dell'uomo grondava sangue, il suo animo sarebbe rimasto incatenato al bisogno. E non avrebbe osato mettersi apertamente contro il mago, l'Harluano ne era certo. Ma la chiave, altra certezza, era nella parola "apertamente". Thormag presto avrebbe avuto bisogno di molti occhi a guardia della sua incolumità...
Gli altri membri del gruppo erano invece interdetti dal comportamento del mago. Il cambiamento repentino e la sua "chiusura" verso ogni opzione collaborativa aveva gelato l'elfo. E interdetto il mezz-uomo. Ma era certo che quest'ultimo avesse la chiave per comprendere cosa stava accadendo. Era un essere furbo. E sapeva bene come usare il cervello che AO gli aveva concesso di avere.
L'ultima pedina sulla scacchiera era rappresentata dall'uomo con il Dono, lo Shadowfighter... Al solo pensiero di quali pericoli potessero mescolarsi nel sangue contaminato di quel ragazzo... di quali bizzarie l'Arte avrebbe potuto instillare nella sua mente fragile, Thormag percepiva un senso di inevitabile tragedia...
Una strana compagnia, ormai divisa da mura sottili ma tangibili. E nemici, deboli per ora, ma nascosti e pronti ad aggredire... piegando le loro menti. Consumando il loto Potere. E la Trama... lei... sempre più distate. Tutti questi pensieri affollavano la mente dell'uomo mentre soddisfatto osservava l'ultimo Duergar morire tra i miasmi velenosi della sua nube mentre il suo padrone, il flagellatore di menti, era fuggito.
Thormag si osservo le mani... e con un gesto inconscio ma evidente serrò la mascella in un'espressione di risoluta fermezza. Nulla... Nessuno vivo o non vivo lo avrebbe fermato. Avrebbe ottenuto ciò per cui aveva lasciato la gloriosa serenità della sua città Halagaard...
Stava osservando divertito il titubare dei suoi "alleati". Era incredulo, certo era conscio dei reali equilibri che facevano da "collante" per la compagnia ma nonostante questo trovava bizzarra la rapidità con cui poche parole avevano radicalmente congelato gli animi di tutti...
Solo Vran sembrava "impermeabile" al cambiamento... Probabilmente, ed il mago ne era quasi certo, la natura semi-immortale di quel figlio della notte lo rendeva immune alle più mortali preoccupazioni degli altri. Da lui, dalla bestia che in esso viveva, Thormag sapeva bene di doversi guardare. Giorno. E Notte. Non ci sarebbe stato tempo per riposare... Era finito il tempo delle battute e della diplomazia. Era tempo di mostrare il vero significato della parola "potere". E in un certo qual modo il flagellatore di menti gli aveva dato modo di mostrare, se ce ne fosse stato bisogno, che gli arcanisti, quelli veri non certo i giocolieri mezzo sangue o gli imbonitori che infestavano i reami, non erano solo bizzarri e noiosi studiosi...
Allo stesso modo Thormag sapeva di avere un nemico tanto vicino a se da poterne sentire il puzzo di morte... Abram era l'acqua cheta che nascondeva il pericoloso abisso. E, nonostante fosse ferito, non smetteva di misurare il potere di Thormag. Solo questo e il suo attuale stato di salute avevano tenuto a bada la mente folle del negromante. Nessuno altra spiegazione, se non il timore di rimanere imprigionato in quel luogo o di venire divorato da un gigantesco elementale del fuoco poteva giustificare la quantità di bocconi amari che Abram stava ingoiando. E questo era un bene. Fin tanto che il corpo dell'uomo grondava sangue, il suo animo sarebbe rimasto incatenato al bisogno. E non avrebbe osato mettersi apertamente contro il mago, l'Harluano ne era certo. Ma la chiave, altra certezza, era nella parola "apertamente". Thormag presto avrebbe avuto bisogno di molti occhi a guardia della sua incolumità...
Gli altri membri del gruppo erano invece interdetti dal comportamento del mago. Il cambiamento repentino e la sua "chiusura" verso ogni opzione collaborativa aveva gelato l'elfo. E interdetto il mezz-uomo. Ma era certo che quest'ultimo avesse la chiave per comprendere cosa stava accadendo. Era un essere furbo. E sapeva bene come usare il cervello che AO gli aveva concesso di avere.
L'ultima pedina sulla scacchiera era rappresentata dall'uomo con il Dono, lo Shadowfighter... Al solo pensiero di quali pericoli potessero mescolarsi nel sangue contaminato di quel ragazzo... di quali bizzarie l'Arte avrebbe potuto instillare nella sua mente fragile, Thormag percepiva un senso di inevitabile tragedia...
Una strana compagnia, ormai divisa da mura sottili ma tangibili. E nemici, deboli per ora, ma nascosti e pronti ad aggredire... piegando le loro menti. Consumando il loto Potere. E la Trama... lei... sempre più distate. Tutti questi pensieri affollavano la mente dell'uomo mentre soddisfatto osservava l'ultimo Duergar morire tra i miasmi velenosi della sua nube mentre il suo padrone, il flagellatore di menti, era fuggito.
Thormag si osservo le mani... e con un gesto inconscio ma evidente serrò la mascella in un'espressione di risoluta fermezza. Nulla... Nessuno vivo o non vivo lo avrebbe fermato. Avrebbe ottenuto ciò per cui aveva lasciato la gloriosa serenità della sua città Halagaard...
