Il sole proiettava ombre mutevoli sul ripiano di lavoro. Le pelli erano stese ad asciugare e gli odori della concia erano forti e riempivano l'aria.
Il silenzio era rotto dagli isolati versi degli uccelli e dalle grida dei gemelli che giocavano.
Fuori il mondo era felice. Vivo. Allegro.
E agli occhi dell'uomo tutto questo assumeva la giusta posizione nell'ordine naturale delle cose. Cosi doveva essere. Amava la quiete della sua dimora. Amava lavorare al suo tavolo di artigiano nei lunghi pomeriggi estivi. Amava i rumori della sua casa. Nei momenti di vero silenzio, tratteneva il respiro e... poteva sentire sua moglie canticchiare da dentro la casa. Questo era per lui il paradiso. Un luogo da proteggere.
L'uomo era felice perchè sentiva che le cose potevano solo migliorare. I gemelli sarebbero cresciuti. Forse il maschio avrebbe imparato la sua arte ed ereditato la sua bottega. O forse la bimba... chi può dirlo. O,semplicemente avrebbero trovato le loro strade. La cosa non lo preoccupava.
Stava fermo al suo tavolo, osservava il cielo, tra le fronde degli alberi... osservava il cielo di un azzurro innaturale... e... e all'improvviso qualcosa mutò. Calò un silenzio terribile e opprimente. Il cielo si fece nero, come innnondato di un liquido oscuro e osceno. E gli uccelli tacquero. E i bimbi tacquero. Nessun canto riempiva l'aria. Nulla.
L'uomo sentì un peso enorme pervadere la sua anima. Qualcosa di profondamente sbagliato stava accadendo.
Abbasso gli occhi sul suo tavolo e... quello che vide lo fece rabbrividire. I suoi strumenti ordinati e puliti erano spariti, sostituiti da un unico solitario strumento. Quello con cui portava a termine i suoi lavori più importanti. La sua lama nera era al centro del tavolo... sfoderata e ancora grondante sangue... Ma come era possibile?
Eppure era lì... sinuosa e feroce come una belva che ha colpito ma che ancora non è sazia... e poco distante dalla lama il medaglione di Cathline... anche esso sporco di sangue.. un sangue nero, incrostato... vecchio...
Boltag si sveglio di soprassalto. Il cuore gli martellava nel petto come impazzito. Non gridò, ma solo perchè il suo istinto di cacciatore era più forte del terrore che gli inondava la mente. Sentiva ancora l'odore del sangue. Ancora vedeva la lama nera davanti a se desiderosa di uccidere. E il medaglione...
Gli occorsero pochi secondi per ricordare dove si trovava... Stava muovendosi verso Amn. Alcuni giorni prima aveva affrontato Cashlin, ma il prete era troppo forte per essere sconfitto... per ora. Si stava recando alla confraternita. Li avrebbe ottenuto maggiori informazioni e forse... aiuto. A caro prezzo, tutto si poteva trovare nella città di Amn. Il terreno sotto di lui era freddo. E umido. Era in una piccola grotta e fuori gli dei avevano scatenato un temporale come non ne vedeva da anni... E la sua famiglia era morta, per mano sua, da ormai quasi un anno.
Pensando alla risate dei gemelli e al canto di sua moglie l'uomo inizio a piangere. In silenzio, come era sua abitudine, pianse l'orrore che aveva nel cuore. Un cuore che ogni giorno di più diveniva nero e affamato di vendetta. Come un grosso felino insaziabile. Come una nera lama assetata di morte...
Il silenzio era rotto dagli isolati versi degli uccelli e dalle grida dei gemelli che giocavano.
Fuori il mondo era felice. Vivo. Allegro.
E agli occhi dell'uomo tutto questo assumeva la giusta posizione nell'ordine naturale delle cose. Cosi doveva essere. Amava la quiete della sua dimora. Amava lavorare al suo tavolo di artigiano nei lunghi pomeriggi estivi. Amava i rumori della sua casa. Nei momenti di vero silenzio, tratteneva il respiro e... poteva sentire sua moglie canticchiare da dentro la casa. Questo era per lui il paradiso. Un luogo da proteggere.
L'uomo era felice perchè sentiva che le cose potevano solo migliorare. I gemelli sarebbero cresciuti. Forse il maschio avrebbe imparato la sua arte ed ereditato la sua bottega. O forse la bimba... chi può dirlo. O,semplicemente avrebbero trovato le loro strade. La cosa non lo preoccupava.
Stava fermo al suo tavolo, osservava il cielo, tra le fronde degli alberi... osservava il cielo di un azzurro innaturale... e... e all'improvviso qualcosa mutò. Calò un silenzio terribile e opprimente. Il cielo si fece nero, come innnondato di un liquido oscuro e osceno. E gli uccelli tacquero. E i bimbi tacquero. Nessun canto riempiva l'aria. Nulla.
L'uomo sentì un peso enorme pervadere la sua anima. Qualcosa di profondamente sbagliato stava accadendo.
Abbasso gli occhi sul suo tavolo e... quello che vide lo fece rabbrividire. I suoi strumenti ordinati e puliti erano spariti, sostituiti da un unico solitario strumento. Quello con cui portava a termine i suoi lavori più importanti. La sua lama nera era al centro del tavolo... sfoderata e ancora grondante sangue... Ma come era possibile?
Eppure era lì... sinuosa e feroce come una belva che ha colpito ma che ancora non è sazia... e poco distante dalla lama il medaglione di Cathline... anche esso sporco di sangue.. un sangue nero, incrostato... vecchio...
Boltag si sveglio di soprassalto. Il cuore gli martellava nel petto come impazzito. Non gridò, ma solo perchè il suo istinto di cacciatore era più forte del terrore che gli inondava la mente. Sentiva ancora l'odore del sangue. Ancora vedeva la lama nera davanti a se desiderosa di uccidere. E il medaglione...
Gli occorsero pochi secondi per ricordare dove si trovava... Stava muovendosi verso Amn. Alcuni giorni prima aveva affrontato Cashlin, ma il prete era troppo forte per essere sconfitto... per ora. Si stava recando alla confraternita. Li avrebbe ottenuto maggiori informazioni e forse... aiuto. A caro prezzo, tutto si poteva trovare nella città di Amn. Il terreno sotto di lui era freddo. E umido. Era in una piccola grotta e fuori gli dei avevano scatenato un temporale come non ne vedeva da anni... E la sua famiglia era morta, per mano sua, da ormai quasi un anno.
Pensando alla risate dei gemelli e al canto di sua moglie l'uomo inizio a piangere. In silenzio, come era sua abitudine, pianse l'orrore che aveva nel cuore. Un cuore che ogni giorno di più diveniva nero e affamato di vendetta. Come un grosso felino insaziabile. Come una nera lama assetata di morte...

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