Lo strano gruppo di avventurieri si trovava all'uscita di una grotta, il paeseggio che si apriva davanti a loro era bizzarro e, forse, inquietante: colori sbagliati, uno strano sole e... una enorme montagna che si stagliava all'orizzonte.
Nulla di ciò che avevano visto era paragonabile al turbine di nubi che dalla cima della montagna sembrava risalire, come risucchiato, nell'infinità del cielo.
Nessuno di loro aveva idea di quello che si trovavano ne di dove si trovavano. Solo le parole di Warren risuanavano nella loro testa: un luogo lontano, sigillato da un dio dimenticato.
Ben presto si resero conto che poco gli restava da fare se non cercare una traccia, un sentiero, qualcosa che li potesse condurre a quel monte. Si perchè l'unica vera informazione era: andate al centro del mondo, il monte è il centro e la torre è male.
In realtà lo strano vassallo di Lacrima aveva dato loro anche un altro indizio: "se all'uscita vedrete il monte è bene, cercate la città chiamata Borgo di Luce"... oltre l'ovvietà (dovevano cercare un villaggio...) per il resto le informazioni del piccolo sgherro non avevano grandi utilità.
Esplorando l'immensità del fianco del monte dal quale erano usciti, l'attenzione del gruppo venne attratta da una strana, innaturale, insenatura.
Con riluttanza uno di loro, l'uomo votato a Torm, venne spinto a seguire quella traccia. Seguito dal resto del gruppo giunse ad un portone. Divelto. Come se fosse stato strappato da un essere con enormi artigli. Ben più grandi della testa di un uomo. Oltre questo passaggio una rampa di scala conduceva verso l'alto.
Spinti da uno di loro, Boltag di Tethyr, decisero di seguire quella via. Trovarono rampe di scale e portoni divelti con piccole arene di diversi materiali fino a giungere infine in quello che aveva tutta l'aria di antico monastero di guerrieri. Qui lo scenario assunse ben altri toni: il paesaggio abbandonato e le armi arruginite visti in precedenza vennero sostituiti da resti di un incendio e morte... cadaveri... ovunque... abbandonati da secoli
L'inevitabile esplorazione del luogo portò presto alla scoperta di una stanza nascosta in una delle piccole dimore, qui il gruppo trovò resti di vecchi armi inutilizzabili ed uno strano liquido altamente infiammabile. Ben più interessante fu l'altra scoperta: pietre magiche in una sorta di strana area per meditare, forse antichi rituali dimenticati, e una cascata che nasconde un segreto: una porta che conduce nelle profondità del monte.
Oltre questo percorso, impregnato di una strana magia in grado di limitare la visione a tutti, giunsero in una grotta. Qui il paladino riusciva a percepire una presenza malvagia e allo stesso modo il mago poteva sentire la forza della magia.
Il tutto sembrava essere originato da un piccolo buco nel terreno.
Nonostante le perplessità dei suoi compagni Boltag decise di verificarne la fonte e, evitando di mettere in pericolo le proprie mani, estrasse dalla fessura un oggetto misterioso: un teschio di metallo nero, accuratissimo e di piccole dimensioni. Eppure con un peso non proporzionale alle dimensioni.
Con il chiaro intento di non lasciare l'oggetto nelle mani dei compagni l'uomo permise al mago e al paladino di osservarlo per trarne poche informazioni. Ma lui sentiva che quell'oggetto aveva un potere vibrante e, nonostante tutti gli altri memnri del gruppo avessero deciso di abbandonare l'oggeto Boltag lo tenne per se. E... nella sua mente risuonò una strana voce androgina che lo ringraziò per non averlo abbandonato in quel luogo... informazione che Boltag, come nella sua natura, decise di non condividere.
L'esplorazione di quel luogo continuò fino a portare il gruppo oltre un passaggio magico che, nonostante le precauzioni prese, impedì loro di essere percorso a ritroso. Bloccati! Un'unica opzione: proseguire.
E così fecero trovandosi dopo poco, la magia doveva averli trasportati ai piedi del monte su cui sorgeva il monastero, si trovarono davanti ad una landa desolata e luminosa su cui torreggiava una città volante.
Questo mondo non finiva di stupirli.
In lontananza un piccolo villaggio... con una torre... e questo ovviamente mise a disagio il gruppo in particolare quelli di animo più sincero.
Decisero, votando, di andare in direzione delle abitazioni. Speravano di trovare almeno una mappa e delle informazioni.
Furono invece raggiunti da 4 uomini in armatura nera con uno strano simbolo, un pugno rosso in campo nero. Facendo tacere i propri, troppo sinceri ed impulsivi, compagni Boltag parlo a nome di tutti e senza violenza immotivata furono scortati alla torre.
Qui gli avventurieri scoprirono maggiori dettagli su questo mondo e sulla Torre. Soprattutto scoprirono che avrebbero dovuto combattere per ottenere oggetti che avrebbero permesso loro di usare la magia e contattare i propri dei. Oppure comprarli...
E che non c'era modo di tornare dall'altra parte della montagna se non pagandone il prezzo in oro. Oppure offrendo spettacolo nell'arena.
Trascorse tranquilla la notte ed il giorno dopo parlando con il portavoce del capo di quella comunità il gruppo dovrà prendere una decisione: combattere o pagare?
Nulla di ciò che avevano visto era paragonabile al turbine di nubi che dalla cima della montagna sembrava risalire, come risucchiato, nell'infinità del cielo.
Nessuno di loro aveva idea di quello che si trovavano ne di dove si trovavano. Solo le parole di Warren risuanavano nella loro testa: un luogo lontano, sigillato da un dio dimenticato.
Ben presto si resero conto che poco gli restava da fare se non cercare una traccia, un sentiero, qualcosa che li potesse condurre a quel monte. Si perchè l'unica vera informazione era: andate al centro del mondo, il monte è il centro e la torre è male.
In realtà lo strano vassallo di Lacrima aveva dato loro anche un altro indizio: "se all'uscita vedrete il monte è bene, cercate la città chiamata Borgo di Luce"... oltre l'ovvietà (dovevano cercare un villaggio...) per il resto le informazioni del piccolo sgherro non avevano grandi utilità.
Esplorando l'immensità del fianco del monte dal quale erano usciti, l'attenzione del gruppo venne attratta da una strana, innaturale, insenatura.
Con riluttanza uno di loro, l'uomo votato a Torm, venne spinto a seguire quella traccia. Seguito dal resto del gruppo giunse ad un portone. Divelto. Come se fosse stato strappato da un essere con enormi artigli. Ben più grandi della testa di un uomo. Oltre questo passaggio una rampa di scala conduceva verso l'alto.
Spinti da uno di loro, Boltag di Tethyr, decisero di seguire quella via. Trovarono rampe di scale e portoni divelti con piccole arene di diversi materiali fino a giungere infine in quello che aveva tutta l'aria di antico monastero di guerrieri. Qui lo scenario assunse ben altri toni: il paesaggio abbandonato e le armi arruginite visti in precedenza vennero sostituiti da resti di un incendio e morte... cadaveri... ovunque... abbandonati da secoli
L'inevitabile esplorazione del luogo portò presto alla scoperta di una stanza nascosta in una delle piccole dimore, qui il gruppo trovò resti di vecchi armi inutilizzabili ed uno strano liquido altamente infiammabile. Ben più interessante fu l'altra scoperta: pietre magiche in una sorta di strana area per meditare, forse antichi rituali dimenticati, e una cascata che nasconde un segreto: una porta che conduce nelle profondità del monte.
Oltre questo percorso, impregnato di una strana magia in grado di limitare la visione a tutti, giunsero in una grotta. Qui il paladino riusciva a percepire una presenza malvagia e allo stesso modo il mago poteva sentire la forza della magia.
Il tutto sembrava essere originato da un piccolo buco nel terreno.
Nonostante le perplessità dei suoi compagni Boltag decise di verificarne la fonte e, evitando di mettere in pericolo le proprie mani, estrasse dalla fessura un oggetto misterioso: un teschio di metallo nero, accuratissimo e di piccole dimensioni. Eppure con un peso non proporzionale alle dimensioni.
Con il chiaro intento di non lasciare l'oggetto nelle mani dei compagni l'uomo permise al mago e al paladino di osservarlo per trarne poche informazioni. Ma lui sentiva che quell'oggetto aveva un potere vibrante e, nonostante tutti gli altri memnri del gruppo avessero deciso di abbandonare l'oggeto Boltag lo tenne per se. E... nella sua mente risuonò una strana voce androgina che lo ringraziò per non averlo abbandonato in quel luogo... informazione che Boltag, come nella sua natura, decise di non condividere.
L'esplorazione di quel luogo continuò fino a portare il gruppo oltre un passaggio magico che, nonostante le precauzioni prese, impedì loro di essere percorso a ritroso. Bloccati! Un'unica opzione: proseguire.
E così fecero trovandosi dopo poco, la magia doveva averli trasportati ai piedi del monte su cui sorgeva il monastero, si trovarono davanti ad una landa desolata e luminosa su cui torreggiava una città volante.
Questo mondo non finiva di stupirli.
In lontananza un piccolo villaggio... con una torre... e questo ovviamente mise a disagio il gruppo in particolare quelli di animo più sincero.
Decisero, votando, di andare in direzione delle abitazioni. Speravano di trovare almeno una mappa e delle informazioni.
Furono invece raggiunti da 4 uomini in armatura nera con uno strano simbolo, un pugno rosso in campo nero. Facendo tacere i propri, troppo sinceri ed impulsivi, compagni Boltag parlo a nome di tutti e senza violenza immotivata furono scortati alla torre.
Qui gli avventurieri scoprirono maggiori dettagli su questo mondo e sulla Torre. Soprattutto scoprirono che avrebbero dovuto combattere per ottenere oggetti che avrebbero permesso loro di usare la magia e contattare i propri dei. Oppure comprarli...
E che non c'era modo di tornare dall'altra parte della montagna se non pagandone il prezzo in oro. Oppure offrendo spettacolo nell'arena.
Trascorse tranquilla la notte ed il giorno dopo parlando con il portavoce del capo di quella comunità il gruppo dovrà prendere una decisione: combattere o pagare?

0 commenti:
Posta un commento