Era a terra... ferito... sentiva il puzzo del suo sangue ammorbare l'aria intorno a lui.
Ancora non capiva come era successo... cosa era successo... eppure il suo corpo dilaniato dalle ferite non mentiva.
Era la fine. Sentiva l'energia lasciarlo sentiva la sua mente aggrapparsi con tutta la sua tenacia ad un corpo che voleva solo riposare... per sempre.
Talynda lo aspettava. Lei sapeva che il cacciatore era vicino e che presto si sarebbe scagliato su di lei. Ma lei... quella donna... quella cosa... non era una preda facile. Ne stupida. E l'uomo lo avrebbe imparato a sua spese.
Sembrava, come sempre era, una docile fanciulla di un ameno villaggio sperduto fra le montagne del Nord. Solo poche settimane fa Boltag aveva incontrato la vecchia che lo aveva messo in guardia... quasi maledetto. Ed ora era sulle traccia di una nuova "copia" di quell'abominio demoniaco.
Il villaggio sembrava abbandonato. Pochi volti di vecchi o di donne stanche e consumate dai rigori di un inverno che non sapeva avere fine in quella regione del mondo. Era giunto durante la notte, seguendo le traccie che il suo istinto sapeva trovare. Guidato dalla voce della sua sposa e dalla sete di vendetta, il cacciatore sapeva essere implacabile.
Alla misera locanda di quel gelido borgo la vide. Lavorava come sguattera... si mimetizzava... in un corpo esile dai lunghi capelli biondi. Per gli altri era solo una ragazza nata e cresciuta li. Ma Boltag sapeva. Quello era solo un costume... un travestimento da usare per ordine le sue oscure trame.
In molti altri luoghi simili, in molte altre bettole, in molte altre fattorie aveva visto scene analoghe. E sempre, con pragmatica cura, aveva estirpato il male da quei gusci... E cosi avrebbe fatto anche questa notte.
Attese con pazienza il calare della notte, e con il favore dell'oscurità fu presto, non visto, nelle stanze della sua preda. Una piccola, umile, stanza in una vecchia casa poco distante dalla locanda.
Sapeva già cosa lo attendeva... una dimora dimessa, pochi semplici oggetti, e una giovane donna addormentata...
E si sbagliava... perchè ciò che lo attendeva era l'anticamera degli inferi.
Giunto nella stanza l'oscurità si fece più cupa. Ed uno strano freddo prese a scorrergli nelle ossa. Boltag capì in quel momento che il pericolo era imminente e solo grazie al suo istinto riusci ad evitare il primo terribile colpo.
Un artiglio dalle dimensioni innaturali e grottesche attraverso l'aria a pochi centimetri dal volto dell'uomo. Ne sentiva il puzzo, di marciume e corruzione riempire l'aria.
Il buio era cosi profondo da non dare nessuna possibilità agli occhi del cacciatore di trovare una traccia... e solo il rumore di un respiro roco e inumano permisero a Boltag di intuire la direzione del secondo, ferale, colpo.
Il respiro si fece strano, gorgogliante, ed una voce orrenda e deforme, un tempo di donna ora quasi irriconoscibile sputò imprecazioni ed insulti... "Stupido bamboccio! Come osi cacciare Me!" e con questo grido la creatura si avventò sull'uomo. E questa volta non ci fu speranza di evitare l'impatto.
A cosi breve distanza Boltag vide il volto deformato della donna... occhi rossi di odio profondo e zanne accuminate lo rendevano irriconoscibile. Gli artigli del mostro lo inchiodavano a terra... penetrando crudeli nella sua carne, recidendo i tessuti... E la bocca della belva scattò come una tagliola verso il volto dell'uomo.
Boltag si sentiva in trappola... ma non si arrese. Per quanto brutale e forte fosse il suo avversario, lui aveva fatto un giuramento. E non intendeva deludere la sua sposa. Non per una seconda volta.
Sfruttando la troppa confidenza del suo assalitore l'uomo riusci a divincolarsi. Fu rapido ma non abbastanza ed un artiglio del demone gli attraverso il ventre, strappando i suoi abiti. Fu solo grazie alla maglia elfica, trofeo strappato a Loralinth, che le sue viscere non fecero la medesima fine.
Il colpo gli fece perdere l'equilibrio e fu nuovamente a terra. Talynda rise.. estatica e selvaggia.. una voce stridula e acuta che nulla aveva di umano e che pure faceva vibrare l'aria di elettrica tensione...
"Presto... Ora... mentre pensa di averti sconfitto!", fu l'incitamento di Cathlyne a svegliare in Boltag dallo stordimento del colpo. Non se lo fece ripetere due volte... balzò in piedi e corse verso la sua preda. Era deciso a non lasciarle un'altra occasione. Il mostro lo vide e si preparò ad accoglierlo...
L'uomo carico il mostro con la forza della disperazione. Impugnava la sua lama nera e sapeva che avrebbe dovuto giocarsi il tutto per tutto. Fu su di lei. In un balzo. Con tutto il suo peso e la sua forza conficcò la sua amata arma nel cranio deforme del mostro. Fu veloce. E letale. Ma non fu sufficiente.
Talynda lo attendeva. Ed i suoi artigli lo strinserò con una forza disumana. Letali come lame di acciaio penetrarono la carne dell'uomo... come animali feroci ed affamati ne fecero brandelli.
L'uomo gridò la sua vendetta ed il suo dolore e cadde, travolgendo il corpo senza vita della ragazza che era stata Talynda. Cadde a terra. E svenne, mentre l'oscurità lasciava spazio alle ombre della notte...
Era ormai mattina quando l'uomo si sveglio. Sentiva l'odore metallico del suo sangue nell'aria. Ed il fetore della morte era li con lui. Cercò di alzarsi ma non gli fu possibile. Le sue carni volevano solo riposare... non avevano la forza di fare altro se non crollare e cercare la pace nell'oblio.
Ma Boltag non poteva. Non voleva. Aveva fatto una promessa. Ma al suo corpo la promessa non importava. Le sue ferite grondavano sangue. Le sue membra erano fredde... e lui sentiva la vita sfuggirgli tra le dita...
Fu allora che la vide. Era lei. Era li per lui. Forse allora, pensò, "sono morto alla fine... ho fallito e sono morto"... "No Bolt, non lo sei. Hai ancora molto da fare. Molti luoghi in cui cercare. Molti nemici di cui occuparti"... aggiunse la donna.
"Cathlyne... non posso.. come... "
E lei lo zitti, dolcemente, come aveva fatto molte altre volte quando il marito cercava scuse per sottrarsi ai suoi piccoli doveri di casa... "sttt, non è il momento per lamentarsi Bolt, Presto il sole sarà alto e tu non dovrai farti trovare. Raccogli le tue forze... cerca in casa qualcosa per fermare il sangue. E vai via di qui... Cerca nei boschi. Sai come curarti. Sai come trovare aiuto... Non è ancora il momento di venire da me"
L'uomo come intorpidito si alzò. Il suo corpo gridava da ogni giuntura, da ogni taglio e ferita... Ma la sua mente non lo ascoltava. Non poteva. Era tardi e doveva andarsene in fretta. Frugò nella casa e trovò il modo di fermare il sangue... e fu in quel momento che si rese conto che non aveva finito il lavoro.
Si chinò, a fatica, sul cadavere del demone-ragazza.. e con la sua nera lama recise una cioccia dei biondi capelli.
Si alzò e sorrise alla luce del giorno che filtrava dalla finestra. Aveva ancora molta strada da fare. Non si sarebe fermato oggi. Non oggi. Non qui.
Ancora non capiva come era successo... cosa era successo... eppure il suo corpo dilaniato dalle ferite non mentiva.
Era la fine. Sentiva l'energia lasciarlo sentiva la sua mente aggrapparsi con tutta la sua tenacia ad un corpo che voleva solo riposare... per sempre.
Talynda lo aspettava. Lei sapeva che il cacciatore era vicino e che presto si sarebbe scagliato su di lei. Ma lei... quella donna... quella cosa... non era una preda facile. Ne stupida. E l'uomo lo avrebbe imparato a sua spese.
Sembrava, come sempre era, una docile fanciulla di un ameno villaggio sperduto fra le montagne del Nord. Solo poche settimane fa Boltag aveva incontrato la vecchia che lo aveva messo in guardia... quasi maledetto. Ed ora era sulle traccia di una nuova "copia" di quell'abominio demoniaco.
Il villaggio sembrava abbandonato. Pochi volti di vecchi o di donne stanche e consumate dai rigori di un inverno che non sapeva avere fine in quella regione del mondo. Era giunto durante la notte, seguendo le traccie che il suo istinto sapeva trovare. Guidato dalla voce della sua sposa e dalla sete di vendetta, il cacciatore sapeva essere implacabile.
Alla misera locanda di quel gelido borgo la vide. Lavorava come sguattera... si mimetizzava... in un corpo esile dai lunghi capelli biondi. Per gli altri era solo una ragazza nata e cresciuta li. Ma Boltag sapeva. Quello era solo un costume... un travestimento da usare per ordine le sue oscure trame.
In molti altri luoghi simili, in molte altre bettole, in molte altre fattorie aveva visto scene analoghe. E sempre, con pragmatica cura, aveva estirpato il male da quei gusci... E cosi avrebbe fatto anche questa notte.
Attese con pazienza il calare della notte, e con il favore dell'oscurità fu presto, non visto, nelle stanze della sua preda. Una piccola, umile, stanza in una vecchia casa poco distante dalla locanda.
Sapeva già cosa lo attendeva... una dimora dimessa, pochi semplici oggetti, e una giovane donna addormentata...
E si sbagliava... perchè ciò che lo attendeva era l'anticamera degli inferi.
Giunto nella stanza l'oscurità si fece più cupa. Ed uno strano freddo prese a scorrergli nelle ossa. Boltag capì in quel momento che il pericolo era imminente e solo grazie al suo istinto riusci ad evitare il primo terribile colpo.
Un artiglio dalle dimensioni innaturali e grottesche attraverso l'aria a pochi centimetri dal volto dell'uomo. Ne sentiva il puzzo, di marciume e corruzione riempire l'aria.
Il buio era cosi profondo da non dare nessuna possibilità agli occhi del cacciatore di trovare una traccia... e solo il rumore di un respiro roco e inumano permisero a Boltag di intuire la direzione del secondo, ferale, colpo.
Il respiro si fece strano, gorgogliante, ed una voce orrenda e deforme, un tempo di donna ora quasi irriconoscibile sputò imprecazioni ed insulti... "Stupido bamboccio! Come osi cacciare Me!" e con questo grido la creatura si avventò sull'uomo. E questa volta non ci fu speranza di evitare l'impatto.
A cosi breve distanza Boltag vide il volto deformato della donna... occhi rossi di odio profondo e zanne accuminate lo rendevano irriconoscibile. Gli artigli del mostro lo inchiodavano a terra... penetrando crudeli nella sua carne, recidendo i tessuti... E la bocca della belva scattò come una tagliola verso il volto dell'uomo.
Boltag si sentiva in trappola... ma non si arrese. Per quanto brutale e forte fosse il suo avversario, lui aveva fatto un giuramento. E non intendeva deludere la sua sposa. Non per una seconda volta.
Sfruttando la troppa confidenza del suo assalitore l'uomo riusci a divincolarsi. Fu rapido ma non abbastanza ed un artiglio del demone gli attraverso il ventre, strappando i suoi abiti. Fu solo grazie alla maglia elfica, trofeo strappato a Loralinth, che le sue viscere non fecero la medesima fine.
Il colpo gli fece perdere l'equilibrio e fu nuovamente a terra. Talynda rise.. estatica e selvaggia.. una voce stridula e acuta che nulla aveva di umano e che pure faceva vibrare l'aria di elettrica tensione...
"Presto... Ora... mentre pensa di averti sconfitto!", fu l'incitamento di Cathlyne a svegliare in Boltag dallo stordimento del colpo. Non se lo fece ripetere due volte... balzò in piedi e corse verso la sua preda. Era deciso a non lasciarle un'altra occasione. Il mostro lo vide e si preparò ad accoglierlo...
L'uomo carico il mostro con la forza della disperazione. Impugnava la sua lama nera e sapeva che avrebbe dovuto giocarsi il tutto per tutto. Fu su di lei. In un balzo. Con tutto il suo peso e la sua forza conficcò la sua amata arma nel cranio deforme del mostro. Fu veloce. E letale. Ma non fu sufficiente.
Talynda lo attendeva. Ed i suoi artigli lo strinserò con una forza disumana. Letali come lame di acciaio penetrarono la carne dell'uomo... come animali feroci ed affamati ne fecero brandelli.
L'uomo gridò la sua vendetta ed il suo dolore e cadde, travolgendo il corpo senza vita della ragazza che era stata Talynda. Cadde a terra. E svenne, mentre l'oscurità lasciava spazio alle ombre della notte...
Era ormai mattina quando l'uomo si sveglio. Sentiva l'odore metallico del suo sangue nell'aria. Ed il fetore della morte era li con lui. Cercò di alzarsi ma non gli fu possibile. Le sue carni volevano solo riposare... non avevano la forza di fare altro se non crollare e cercare la pace nell'oblio.
Ma Boltag non poteva. Non voleva. Aveva fatto una promessa. Ma al suo corpo la promessa non importava. Le sue ferite grondavano sangue. Le sue membra erano fredde... e lui sentiva la vita sfuggirgli tra le dita...
Fu allora che la vide. Era lei. Era li per lui. Forse allora, pensò, "sono morto alla fine... ho fallito e sono morto"... "No Bolt, non lo sei. Hai ancora molto da fare. Molti luoghi in cui cercare. Molti nemici di cui occuparti"... aggiunse la donna.
"Cathlyne... non posso.. come... "
E lei lo zitti, dolcemente, come aveva fatto molte altre volte quando il marito cercava scuse per sottrarsi ai suoi piccoli doveri di casa... "sttt, non è il momento per lamentarsi Bolt, Presto il sole sarà alto e tu non dovrai farti trovare. Raccogli le tue forze... cerca in casa qualcosa per fermare il sangue. E vai via di qui... Cerca nei boschi. Sai come curarti. Sai come trovare aiuto... Non è ancora il momento di venire da me"
L'uomo come intorpidito si alzò. Il suo corpo gridava da ogni giuntura, da ogni taglio e ferita... Ma la sua mente non lo ascoltava. Non poteva. Era tardi e doveva andarsene in fretta. Frugò nella casa e trovò il modo di fermare il sangue... e fu in quel momento che si rese conto che non aveva finito il lavoro.
Si chinò, a fatica, sul cadavere del demone-ragazza.. e con la sua nera lama recise una cioccia dei biondi capelli.
Si alzò e sorrise alla luce del giorno che filtrava dalla finestra. Aveva ancora molta strada da fare. Non si sarebe fermato oggi. Non oggi. Non qui.

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