Il sole implacabile bruciava come un occhio impietoso dall'alto del cielo.
L'uomo ormai arrancava, perso, in quell'oceano di nulla... la sabbia mutevole sembrava prendersi gioco di lui...
Erano giorni ormai che si era addentrato in quell'oceano purpureo... lasciando la via sicura e tracciata della strada dell'Alba per muoversi verso sud ed addentrarsi in quel nulla sconfinato.
Migliaia di anni fa in quel territorio sorgeva un grande impero di maghi ma ora tutto ciò che rimaneva della loro gloria e potenza era solo polvere... una polvere insidiosa che penetrava nei polmoni e soffocava la vita. Aveva perso il suo cavallo, ucciso dal caldo e dalla sete. E ora, solo, continuava a muoversi verso sud. Verso il centro di quel mondo alieno.
Sentiva dentro di se una voce. Una voce forte ed insistente chiamarlo a se. Non era Cathline... no. Era una voce che non conosceva gentilezza ma solo l'urgenza di spronare Boltag ad un viaggio folle e pericoloso.
Cathline era però al suo fianco... sempre. Come lo era stata negli ultimi anni, al suo fianco... come lo era stato in passato... nel suo felice passato in quella casa nel bosco... ricca di profumi buoni e grida di bambini felici. I suoi bambini. La sua casa. Sua moglie.
L'uomo si aggrappava a queste immagini con sempre maggiore veemenza. Sentiva la sua mente scivolare via... e doveva, ad ogni costo, trattenerla a se.
Le giornate scorrevano torride sotto un sole che non ammetteva debolezze e le notti erano gelide e inospitali... non mangiava e non beveva da tempo ma sapeva di poter resistere a lungo senza queste "comodità"... l'anello che aveva ottenuto liberandosi dell'elfa a Starmantle aveva un oscuto potere.... e lo teneva in vita senza bisogno di cibo o acqua. Questo, almeno, valeva per il suo corpo. Ma la sua mente? e la sua anima? Il sole le cuoceva. E la notte le straziava...
Boltag proseguiva come ipnotizzato. Come un folle si muoveva attirato verso il centro di quell'oceano. Una sola compagna di viaggio... sua moglie... bella come la prima volta che l'aveva vista nella città di Myratma... erano passati 20 anni e lei era sempre stupenda... accanto a lui. Silenziosa e spettrale, ombra della sua mente o fantasma a Boltag non importava. La sentiva con se. E le aveva fatto una promessa... avrebbe riportato lei e i gemelli e Salynda in vita... non sapeva ancora come... ma nulla lo avrebbe fermato... nulla e nessuno...
Koushgan era ferito. Era vecchio e stanco. E ben presto avrebbe lasciato questo mondo per riposare. In eterno questa volta. Era stato un guerriero vigoroso. Ed un uomo di fede. Ma ormai le sue giornate erano terminate. E il bandolo della sua vita quasi del tutto dipanato... Il suo Signore gli aveva dato un ultimo compito. Attendere il cacciatore e consegnare a lui il suo Testimone, e questo Koushagan avrebbe fatto.
Osservo il cielo. E vide l'occhio del Dio Sole osservarlo senza mostrare alcuna pietà. Sorrise, un sorriso amaro, e guardò a nord. Da li sarebbe giunto il cacciatore, cosi aveva sognato e cosi sarebbe stato... si ritirò all'ombra della sua tenda... doveva far riposare il suo vecchio corpo... e attendere per compiere il volere del suo signore.
L'uomo ormai arrancava, perso, in quell'oceano di nulla... la sabbia mutevole sembrava prendersi gioco di lui...
Erano giorni ormai che si era addentrato in quell'oceano purpureo... lasciando la via sicura e tracciata della strada dell'Alba per muoversi verso sud ed addentrarsi in quel nulla sconfinato.
Migliaia di anni fa in quel territorio sorgeva un grande impero di maghi ma ora tutto ciò che rimaneva della loro gloria e potenza era solo polvere... una polvere insidiosa che penetrava nei polmoni e soffocava la vita. Aveva perso il suo cavallo, ucciso dal caldo e dalla sete. E ora, solo, continuava a muoversi verso sud. Verso il centro di quel mondo alieno.
Sentiva dentro di se una voce. Una voce forte ed insistente chiamarlo a se. Non era Cathline... no. Era una voce che non conosceva gentilezza ma solo l'urgenza di spronare Boltag ad un viaggio folle e pericoloso.
Cathline era però al suo fianco... sempre. Come lo era stata negli ultimi anni, al suo fianco... come lo era stato in passato... nel suo felice passato in quella casa nel bosco... ricca di profumi buoni e grida di bambini felici. I suoi bambini. La sua casa. Sua moglie.
L'uomo si aggrappava a queste immagini con sempre maggiore veemenza. Sentiva la sua mente scivolare via... e doveva, ad ogni costo, trattenerla a se.
Le giornate scorrevano torride sotto un sole che non ammetteva debolezze e le notti erano gelide e inospitali... non mangiava e non beveva da tempo ma sapeva di poter resistere a lungo senza queste "comodità"... l'anello che aveva ottenuto liberandosi dell'elfa a Starmantle aveva un oscuto potere.... e lo teneva in vita senza bisogno di cibo o acqua. Questo, almeno, valeva per il suo corpo. Ma la sua mente? e la sua anima? Il sole le cuoceva. E la notte le straziava...
Boltag proseguiva come ipnotizzato. Come un folle si muoveva attirato verso il centro di quell'oceano. Una sola compagna di viaggio... sua moglie... bella come la prima volta che l'aveva vista nella città di Myratma... erano passati 20 anni e lei era sempre stupenda... accanto a lui. Silenziosa e spettrale, ombra della sua mente o fantasma a Boltag non importava. La sentiva con se. E le aveva fatto una promessa... avrebbe riportato lei e i gemelli e Salynda in vita... non sapeva ancora come... ma nulla lo avrebbe fermato... nulla e nessuno...
Koushgan era ferito. Era vecchio e stanco. E ben presto avrebbe lasciato questo mondo per riposare. In eterno questa volta. Era stato un guerriero vigoroso. Ed un uomo di fede. Ma ormai le sue giornate erano terminate. E il bandolo della sua vita quasi del tutto dipanato... Il suo Signore gli aveva dato un ultimo compito. Attendere il cacciatore e consegnare a lui il suo Testimone, e questo Koushagan avrebbe fatto.
Osservo il cielo. E vide l'occhio del Dio Sole osservarlo senza mostrare alcuna pietà. Sorrise, un sorriso amaro, e guardò a nord. Da li sarebbe giunto il cacciatore, cosi aveva sognato e cosi sarebbe stato... si ritirò all'ombra della sua tenda... doveva far riposare il suo vecchio corpo... e attendere per compiere il volere del suo signore.

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