L'uomo era giunto ai margini di quella enorme distesa che era nota con il nome di "mare di porpora".
Era un mare, davvero... immenso è sconfinato aveva la capacità di disorientare il cuore degli uomini.
Il cacciatore era li... e osservava la distesa e si chiedeva a quale scopo fosse li. Non lo capiva... o meglio, qualcosa dentro di lui sapeva di dover proseguire... sentiva un richiamo... ancestrale e indiscutibile... ma era una sensazione... quasi una fantasia. A fatica riusciva a discernerne il senso quando era sveglio... solo la notte, i suoi sogni si popolavano di volti del passato e di voci... alcune note e amate e cariche di dolore altre... nuove e... aliene... cariche di una promessa ambigua e risoluta.
Avrebbe dovuto viaggiare ancora per molti giorni. Ancora verso quel mondo purpureo e il pensiero di affondare in quelle sabbie così... strane e rare e vive lo metteva in un certo senso a disagio.
Ma avrebbe proseguito nel suo viaggio. Le voci lo chiamavano... lo chiamavano con insistenza e anche la sua lama aveva iniziato a sussurargli l'impellenza di completare quel viaggio.
Aveva lasciato Maerlar da giorni. Eppure non riusciva a dimenticare l'incontro con quella donna. Incontro... forse non era il termine giusto ma... come altro definirlo? Era notte fonda ed il vento spazzava quel lato del mondo correndo giù dalle montagne con cattiveria e ferocia. Lo sentiva nelle ossa quel vento. Ed anche il suo cavallo lo percepiva. Come una creatura vivente venuta a tormentarlo. Come se non bastassero i ricordi a rubargli il sonno...
Era giunto da poco in quella remota città... e stava cercando una locanda dove soggiornare. E su quella strada illuminata solo dalla luna la vide: era lei. Non poteva esserlo ma il suo cuore lo sentiva. Era a poche centinaia di metri da lui e nell'oscurità sembrava attenderlo...
Mentre si stava avvicinando, attonito e come ipnotizzato da quella figura, ella si mosse e gli fece un gesto come ad attirare la sua attenzione. Il cavallo, un placido baio preso dalle stalle del conte, si fermò di colpo...spaventato forse dal gesto della donna. E mentre Boltag fissava l'immagine spettrale di sua moglie, Cathline con un gesto silenzioso gli indicava di proseguire il suo viaggio... puntando il suo braccio verso est... verso il mare purpureo oltre la strada dell'alba...
Era un mare, davvero... immenso è sconfinato aveva la capacità di disorientare il cuore degli uomini.
Il cacciatore era li... e osservava la distesa e si chiedeva a quale scopo fosse li. Non lo capiva... o meglio, qualcosa dentro di lui sapeva di dover proseguire... sentiva un richiamo... ancestrale e indiscutibile... ma era una sensazione... quasi una fantasia. A fatica riusciva a discernerne il senso quando era sveglio... solo la notte, i suoi sogni si popolavano di volti del passato e di voci... alcune note e amate e cariche di dolore altre... nuove e... aliene... cariche di una promessa ambigua e risoluta.
Avrebbe dovuto viaggiare ancora per molti giorni. Ancora verso quel mondo purpureo e il pensiero di affondare in quelle sabbie così... strane e rare e vive lo metteva in un certo senso a disagio.
Ma avrebbe proseguito nel suo viaggio. Le voci lo chiamavano... lo chiamavano con insistenza e anche la sua lama aveva iniziato a sussurargli l'impellenza di completare quel viaggio.
Aveva lasciato Maerlar da giorni. Eppure non riusciva a dimenticare l'incontro con quella donna. Incontro... forse non era il termine giusto ma... come altro definirlo? Era notte fonda ed il vento spazzava quel lato del mondo correndo giù dalle montagne con cattiveria e ferocia. Lo sentiva nelle ossa quel vento. Ed anche il suo cavallo lo percepiva. Come una creatura vivente venuta a tormentarlo. Come se non bastassero i ricordi a rubargli il sonno...
Era giunto da poco in quella remota città... e stava cercando una locanda dove soggiornare. E su quella strada illuminata solo dalla luna la vide: era lei. Non poteva esserlo ma il suo cuore lo sentiva. Era a poche centinaia di metri da lui e nell'oscurità sembrava attenderlo...
Mentre si stava avvicinando, attonito e come ipnotizzato da quella figura, ella si mosse e gli fece un gesto come ad attirare la sua attenzione. Il cavallo, un placido baio preso dalle stalle del conte, si fermò di colpo...spaventato forse dal gesto della donna. E mentre Boltag fissava l'immagine spettrale di sua moglie, Cathline con un gesto silenzioso gli indicava di proseguire il suo viaggio... puntando il suo braccio verso est... verso il mare purpureo oltre la strada dell'alba...

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