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lunedì 23 dicembre 2013

Il Prisma del Sole

Tz'rank stava studiando l'antico testo... era certo di ricordare che qualcosa stava per accadere. Il suo maestro era solito dirgli che l'attenzione ai dettagli era una delle doti che faceva di lui un ottimo studioso. Quello è l'innata facilità con cui si circondava di ottimi schiavi.
Tz'rank amava i suoi schiavi. In particolare quelli di razza drow. Certo non era semplice riuscire a conquistarne l'anima, ma difficilmente una creatura sapeva resistere all'occhio di Tz'rank. E lui adorava il modo in cui questi suoi schiavi divenivano utili. Erano svegli. Erano intelligenti e abili nello studio quanto nella ricerca. Per non parlare poi di quel sapore speziato che aveva la loro carne imbevuta di quel delizioso e corrotto sangue elfico...

Tz'rank era indeciso se mandare la giovane guerriera in superficie a consegnare un messaggio oppure usarla come antipasto... e mentre la stava fissando di colpo si ricordò... "ALAUNDO!" gridò con felicità... ecco quale era il nome del saggio umano... e il tomo che cercava doveva essere da qualche parte nella sua biblioteca... Si dimenticò per un attimo della giovane, e tenera, drow e fluttuò via verso la sua biblioteca.

Il tomo era doveva doveva essere, ovviamente aperto alla pagina giusta... Le Tenebre, la Prescelta, i Figli... si tutto tornava. Presto doveva fare presto. Era venuto il tempo di inviare il messaggio al vecchi o Cloter.. il mago forse ora era divenuto un lich... ma sicuramente aveva lasciato Bezantur,.. già secoli fa amava girare per i sepolcrali corridoi di Delhumide, e come biasimarlo? Anche Tz'rank adorava quel genere di luoghi... un tempo li aveva visitati.. quando era solo un giovane occhio amante dell'avventura... ma era secoli fa! Ora nulla al mondo, neppure le profezie di Alaundo, lo avrebbero fatto allontanare dalla sua amata Ootul! A meno che... a meno che il vecchio Cloter non avesse davvero trovato il Prisma di Amaunator...

domenica 22 dicembre 2013

Il Padrone è Tornato

Non ci aveva creduto fino alla fine... non poteva neppure sperare che le cose andassero così... lisce.
Eppure ora era li... a leghe di distanza dal loro cerchio sacra, protetta dalla loro magia grazie all'aiuto del suo Padrone. Tutto era andato come doveva...

Stava aspettando gli emissari del suo Signore, come da istruzioni ricevute. Presto sarebbero giunti. Aveva pensato di ingannare l'attesa osservando il Calice. In verità gli era stato detto di non farlo, ma in fondo... che male avrebbe potuto causare?

Era un semplice calice di vetro nero... qualcosa di antico certo... ma pericoloso? Non credeva proprio. Che male poteva fare un calice?

Questo fu l'ultimo pensiero che attraverso la mente di Flarys... La ragazza aveva appena estratto il calice dal suo nero scrigno e... ed il mondo si era spento. Tutto intorno a lei era nero, pece... intangibile ed impalpabile le pesava sul cuore e sull'anima... avrebbe voluto chiudere la scatola. Avrebbe voluto riporre il Calice. Ma l'unica cosa che poteva fare era fissare impietrita l'enorme occhio di rettile a pochi metri da lei...


Flarys sembrava assente... distante da quelle terre. Il suo corpo era nascosto al sicuro nella grotta... e fu li che Tardas e gli altri la trovarono. Come da accordi lei aveva raggiunto il luogo convenuto. Eppure Tardas notò subito che qualcosa non andava. Lei era... ferma. Conosceva la ragazza da molti anni ormai e l'avrebbe riconosciuta tra mille, anche camuffata... La mezz'elfa non era in grado di stare ferma, era sempre in perenne movimento... ma ora pareva una statua.

Tardas si avvicinò... dubbioso, estrasse con lentezza e silenzio la sua lama ricurva... e quando fu sufficientemente vicino vide. E ne ebbe la certezza. Qualcosa era accaduto.

Flarys si voltò verso di lui, e con voce atona, profonda... lontana gli rispose "Egli è giunto. Il Padrone è tornato. Raduna i suoi eserciti perchè la Profezia si possa avverare"... ma non erano le enigmatiche parole ad angosciare Tardas. No... erano le gelide pupille da rettile che lo fissavano dal volto di sua sorella.

Il Risveglio di Colui che è Affamato

Gozdar'tan stava sognando.
Sognava da mille anni ormai.
Sognava di guerre e cataclismi.
I suoi sogni erano belli e riempivano la sua anima di gioia.
Il suo sangue freddo veniva scaldato dalle grida che riempivano le città massacrate dei suoi sogni.
Gozdar'tan il Grande. Gozdar'tan l'Affamato era stanco di dormire. E qualosa lo richiamava. Era giunto il tempo dell'Araldo. E presto. Presto giungerà il tempo di Godar'tan il Divoratore di Eroi.

Nelle profondità del mondo un occhio si aprì... Per pochi istanti solamente. E la Spina del Mondo inizio a tremare... Presto il sigillo verrà rotto. E sarà la venuta delle Tenebre.

Debiti e Debitori

L'uomo era sconcertato. Basito... il suo animo un misto tra collera e delusione.
Dopo settimane passate a vagare per orrendi e desolati labirinti, in un luogo che lo allontanava sempre più dalla Trama, finalmente lui e i suoi compagni erano giunti al cospetto del 3° allievo. Eppure... eppure nulla era rimasto loro.
Il lich, dannato corpo non morto, non aveva saputo rispondere alle loro domande. Ne aveva accettato patti. Ne aveva accettato uno scontro. Nulla era stato possibile... Dopo settimane di ricerche, enigmi, trappole, mostri e persino un drago "schiavo"... che cosa restava loro? Nulla.

Il lich aveva rifiutato ogni azione, se non quella di fuggire. E cosi anche loro avevano abbandonato quel luogo infausto...

Thormag si rendeva conto di quanto tempo avessero sprecato, di quanto poco avessero appreso se non informazioni di contesto che non facevano certo ben sperare, ed ora si trovava di nuovo lontano dal labirinto, di ritorno alla dimora di Warren... dove avrebbe avuto modo di verificare una loro visione. E, forse, proseguire i suoi studi attingendo alla biblioteca e allo studio del mago. Doveva capire che cosa nascondevano i due amuleti...

Prima però lui e i suoi insoliti compagni avevano un conto in sospeso che sperava di vedere saldato...

martedì 10 dicembre 2013

Il Calice Nero


Jasien era un uomo mite. Molti nella sua tribù lo consideravano uno sciocco, ma non avevano il coraggio di proferire ad alta voce queste parole. Jasien era il Guerriero Guardiano della Sacerdotessa Camiel... e Camiel era la rappresentazione della Dea Madre per la tribù. E non era solo questo a tenere a freno le lingue degli altri guerrieri... Jasien era stato graziato dagli spiriti ben due volte. Era nato morto eppure era vivo. Era nato gracile in un corpo debole ma era cresciuto... oltre ogni aspettativa dominava tutti i maschi della tribù dai suoi 2 metri e mezzo di altezza. Jasien era gigante con l'intelletto di un bimbo, e non era famoso per la sua pazienza o per la sua grazia...

Era successo qualcosa di brutto durante la notte, Jasien lo sapeva. Non parlava molto ma le sue orecchie funzionavano molto bene, le Sacerdotesse glielo dicevano sempre quando era piccolo "Stai in silenzio, ma occhi e orecchie bene aperte!"... erano passati tanti anni e Jasien ancora non era sicuro di come si tenessero aperte le orecchie, per gli occhi non aveva problemi.. ma le orecchie... E così Jasien si sforzava e poche cose gli sfuggivano... in particolare conosceva bene Camiel, la piccola Camiel... E questa mattina Camiel era triste e... preoccupata. Quando Camiel era preoccupata di solito succedevano cose brutte.

Jasien non capiva bene di cosa stessero parlando... ma forse qualcuno aveva perso qualcosa. Un boccale? No.. un Calice... un vecchio e brutto Calice Nero... Camiel era davvero spaventata e preoccupata... Diceva che era importante ritrovarlo e che andava cercato aiuto... 

Jasien non capiva... perché tanta confusione per un vecchio Calice Nero??

Guardò fuori dalla tenda della sua Sacerdotessa... il cielo diventava scuro... e l'aria sapeva di pioggia. Sulle pianure del Rashem presto sarebbe arrivata la pioggia... Questo preoccupava Jasien... la pioggia complicava la caccia... era difficile seguire le orme nella pioggia.

venerdì 6 dicembre 2013

Gli ordini della Signora

"Dardlast, sono lieto di vederti nuovamente", la donna parlava con voce leggera e giovanile, a discapito dell'età. Età rivelata solo dai suoi occhi, fissi e immoti come ad osservare un mare sconfinato.

"Mia dama, come mai avrei potuto rifiutare il tuo invito? Sai bene che ho sempre avuto un debole per te e sai anche che nul..." L'uomo si stava lanciando in un cantinelare suadente ma con un gesto fermo Rassjan lo fermò.

"Non ti ho chiamato per sentire le tue poesie o perchè tu possa versare miele nelle mie orecchie", sembrava di colpo cupa e preoccupata "... orecchie che già udivano lamenti quando tu ancora eri un idea nel ventre di tua madre".

La Signora di Eaerlann, così la sua gente chiamava Rassjan, si alzò in piedi. A discapito dei suoi occhi ciechi sembrava vedere perfettamente, e l'uomo ne rimaneva ogni volta scioccato.

"Ho un compito per te. Un compito rischioso. E' esistito un tempo in cui un mago umano" sembrava sputare quelle parole " in cerca di potere, non siete forse sempre in cerca di potere voi uomini? Dicevo, un mago, ha aperto le porte di questo mondo all'Oscurità. Egli orma i è morto ed il suo torto è stato riparato. Ma il suo sangue ancora è vivo nei reami. E forte. E tramite di esso l'Oscurità vorrà tornare."

Cethaniel Dardlast la fissava incredulo. Non capiva dove la Signora volesse andare a parare, stava per chiederlo ma Rossjan fu più rapida di lui... "Non capisci vero? Ti chiedi come un musico possa essermi utile... giovane Dardlast, il fato ha un posto per ognuno di noi. E so che tu sei ben altro che un semplice musico. Troverai la discendenza di quel mago. E impedirai che i seguaci della Dea Oscura ne corrompano lo spirito. Ricorda: nel sangue degli Shadowfighter c'è la chiave per l'oblio. Quella chiave va spezzata"

Cethaniel rimase impietrito... fissava la donna cieca che torreggiava statuaria su di lui... "Non temere Dardlast. So che non mi deluderai... Ora va, un viaggio lungo e molti pericoli ti attendono."

In silenzio, una condizione per lui anomala, Cethaniel si inchinò e lascio la stanza nel palazzo sugli alberi, al centro dell'Alta Foresta...

E Rossjan, ultimo Coronal dell'antico e perduto regno di Eaerlann, fissando il vuoto sorrise. Un'altra pedina era stata posta sulla scacchiera.

mercoledì 4 dicembre 2013

Pensieri di Guerra

Lord Aamanthor stava leggendo quelle pergamente.
 Era la millesima volta che scorreva quei testi.
 Aveva usurato quelle antiche pergamene, le aveva ricopiate più volte nel corso degli anni e più volte le aveva viste consunte e illegibili.
 Non vi erano dubbi, le parole del Veggente di Candlekeep non potevano lasciare adito a dubbi. Non potevano. Ed egli non aveva mai spaglato...
 Il vecchio era stanco... e spaventato. Ma anche altrettanto risoluto. Non avrebbe concesso alla morte o all'età di fermarlo.
 Sapeva cosa andava fatto. E sapeva anche che avrebbe trovato enormi difficoltà nel far capire ai rammoliti Signori dell'Acciaio l'urgenza e la ineluttabile necessità di agire.
 Agire subito.

 Il Lord Radioso era un vecchio guerriero. Aveva vissuto mille battaglie e nonostante l'ormai veneranda età egli aveva ben chiaro come si vinceva una guerra.
 Attaccando, ferocemente, per primi. Affondando le armi nelle carni addormentate del nemico. Distruggendo gli eserciti quando questi ancora non sentivano l'odore della battaglia.

 Il vecchio alzò lo sguardo dalle carte consunte, e appoggiando la stanca schiena al suo scranno dorato fissò l'enorme effige del Dio Sole che cappeggiava nel suo studio. E sorrise. Sorrise al pensiero di sconfiggere un nemico ancestrale.


Un giovane profeta

Illuminato solo dalla fievole luce di una candela l'uomo stava scrivendo alecremente... la sua mano correva veloce sulla pergamena, e rapida all'ampolla dell'inchiostro, pareva posseduto come da una più grande e forte essenza, gli occhi aperti a fissare un mondo lontano dal suo, un mondo che verrà e che a lui era stato dato il dono di vedere.

Le parole, un fiume roborante e irrefrenabile di parole, descrivevano ciò che i suoi occhi vedevano... un mondo lontano nel tempo nel quale la Tenebra sarebbe tornata guidata da un araldo mai sconfitto... un araldo potente che finalmente aveva un corpo vero. Un corpo in cui crescere. Con il quale guidare le sue oscure armate. Con cui piagare il mondo e ricacciarlo nell'Oblio dell'Oscurità...

Alaundo, ora un giovane studioso un tempo sarabbe stato riconosciuto come un grande veggente... ma ora, nel buio della sua cella monastica, si sentiva solo mentre si rendeva conto che tra milletrcentotre anni le Tenebre avrebbero tentato di assassinare la Luce.