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domenica 22 dicembre 2013

Il Padrone è Tornato

Non ci aveva creduto fino alla fine... non poteva neppure sperare che le cose andassero così... lisce.
Eppure ora era li... a leghe di distanza dal loro cerchio sacra, protetta dalla loro magia grazie all'aiuto del suo Padrone. Tutto era andato come doveva...

Stava aspettando gli emissari del suo Signore, come da istruzioni ricevute. Presto sarebbero giunti. Aveva pensato di ingannare l'attesa osservando il Calice. In verità gli era stato detto di non farlo, ma in fondo... che male avrebbe potuto causare?

Era un semplice calice di vetro nero... qualcosa di antico certo... ma pericoloso? Non credeva proprio. Che male poteva fare un calice?

Questo fu l'ultimo pensiero che attraverso la mente di Flarys... La ragazza aveva appena estratto il calice dal suo nero scrigno e... ed il mondo si era spento. Tutto intorno a lei era nero, pece... intangibile ed impalpabile le pesava sul cuore e sull'anima... avrebbe voluto chiudere la scatola. Avrebbe voluto riporre il Calice. Ma l'unica cosa che poteva fare era fissare impietrita l'enorme occhio di rettile a pochi metri da lei...


Flarys sembrava assente... distante da quelle terre. Il suo corpo era nascosto al sicuro nella grotta... e fu li che Tardas e gli altri la trovarono. Come da accordi lei aveva raggiunto il luogo convenuto. Eppure Tardas notò subito che qualcosa non andava. Lei era... ferma. Conosceva la ragazza da molti anni ormai e l'avrebbe riconosciuta tra mille, anche camuffata... La mezz'elfa non era in grado di stare ferma, era sempre in perenne movimento... ma ora pareva una statua.

Tardas si avvicinò... dubbioso, estrasse con lentezza e silenzio la sua lama ricurva... e quando fu sufficientemente vicino vide. E ne ebbe la certezza. Qualcosa era accaduto.

Flarys si voltò verso di lui, e con voce atona, profonda... lontana gli rispose "Egli è giunto. Il Padrone è tornato. Raduna i suoi eserciti perchè la Profezia si possa avverare"... ma non erano le enigmatiche parole ad angosciare Tardas. No... erano le gelide pupille da rettile che lo fissavano dal volto di sua sorella.

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