Ticchettii
Sommessi
Una serie di piccoli leggeri ticchettii riempivano il silenzio intorno a lui.
Era buio.
La sua mente, solitamente acuta, sembrava torbida... avvolta in una bruma buia...
La bruma. Come quella sera. Erano passati mesi ormai eppure la bruma tornava e lo avvolgeva.
Ticchettii, ancora.
L'uomo aprii gli occhi e vide cosa lo stava disturbando. Era uno dei suoi corvi. Li riconosceva, il laccio rosso alla zampa destra. Era li che veniva vissata la missiva che i furbi neri messaggeri portavano.
Sventura. I corvi portano sventure... Sua madre non li sopportava. Odiava i corvi di Horas... ogni volta che un corvo arrivava, con il suo laccetto rosso e la sua missiva, il padre dell'uomo se ne doveva andare. E tornava dopo giorni. Settimane.... e sua madre piangeva.
Ma erano passati cosi tanti anni ormai. La madre era polvere. Horas era polvere e i suoi corvi morti. Ora erano i corvi di Boltag. E non c'era più nessuno a piangere Boltag. Ne a ridere con lui. C'era solo la bruma e la lama. E la lama urgeva una vendetta.
Boltag si alzo dal suo giaciglio. Il corvo era giunto fino a lui. Erano animali furbi. Indubbiamente. Picchiettava su un legno poco distante dalla sua testa. Lo voleva svegliare. Esigeva la sua attenzione. Maledetto, dannato corvo! Era stato uno dei suoi fratelli a svegliarlo il giorno seguente al suo incontro con Talinda. Lo aveva svegliato da un torpore... inumano.. e Boltag era tornato in un mondo privo di vita, circondato dal sangue... senza più nessuno per cui valesse la pena vivere. Senza nessuno che potesse gettare luce su di lui per disperdere la nera bruma che riempiva la sua anima.
Il tichettio si fermo. Gli occhi neri dell'animale erano fissati su quelli verdi dell'uomo. Come a volergli mettere fretta il corvo fece un passo avanti. E gracchio. Scocciato.
Boltag allungo una mano e prese il messaggio. Lo lesse. E comprese l'urgenza. Il suo vecchio "amico", Orokut, gli mandava notizie del sacerdote...
Il messaggio era chiaro. Scritto nell'incerto tratto del mezz'orco. "Sparito". Laconico, spegneva ogni speranza .. Rapido Boltag afferrò il corvo. Gridò tutto il suo dolore mentre, stringendo la mano poneva fine a quello sventurato messaggero di dolore.
Sommessi
Una serie di piccoli leggeri ticchettii riempivano il silenzio intorno a lui.
Era buio.
La sua mente, solitamente acuta, sembrava torbida... avvolta in una bruma buia...
La bruma. Come quella sera. Erano passati mesi ormai eppure la bruma tornava e lo avvolgeva.
Ticchettii, ancora.
L'uomo aprii gli occhi e vide cosa lo stava disturbando. Era uno dei suoi corvi. Li riconosceva, il laccio rosso alla zampa destra. Era li che veniva vissata la missiva che i furbi neri messaggeri portavano.
Sventura. I corvi portano sventure... Sua madre non li sopportava. Odiava i corvi di Horas... ogni volta che un corvo arrivava, con il suo laccetto rosso e la sua missiva, il padre dell'uomo se ne doveva andare. E tornava dopo giorni. Settimane.... e sua madre piangeva.
Ma erano passati cosi tanti anni ormai. La madre era polvere. Horas era polvere e i suoi corvi morti. Ora erano i corvi di Boltag. E non c'era più nessuno a piangere Boltag. Ne a ridere con lui. C'era solo la bruma e la lama. E la lama urgeva una vendetta.
Boltag si alzo dal suo giaciglio. Il corvo era giunto fino a lui. Erano animali furbi. Indubbiamente. Picchiettava su un legno poco distante dalla sua testa. Lo voleva svegliare. Esigeva la sua attenzione. Maledetto, dannato corvo! Era stato uno dei suoi fratelli a svegliarlo il giorno seguente al suo incontro con Talinda. Lo aveva svegliato da un torpore... inumano.. e Boltag era tornato in un mondo privo di vita, circondato dal sangue... senza più nessuno per cui valesse la pena vivere. Senza nessuno che potesse gettare luce su di lui per disperdere la nera bruma che riempiva la sua anima.
Il tichettio si fermo. Gli occhi neri dell'animale erano fissati su quelli verdi dell'uomo. Come a volergli mettere fretta il corvo fece un passo avanti. E gracchio. Scocciato.
Boltag allungo una mano e prese il messaggio. Lo lesse. E comprese l'urgenza. Il suo vecchio "amico", Orokut, gli mandava notizie del sacerdote...
Il messaggio era chiaro. Scritto nell'incerto tratto del mezz'orco. "Sparito". Laconico, spegneva ogni speranza .. Rapido Boltag afferrò il corvo. Gridò tutto il suo dolore mentre, stringendo la mano poneva fine a quello sventurato messaggero di dolore.

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