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martedì 23 ottobre 2012

Vite per una vita

Vedeva i suoi occhi riflessi su di lei.
Li vedeva e vedeva il suo sguardo. Era intenso. I suoi occhi verdi guardavano la lama e in essa si specchiavano. L'uomo era perso nei suoi pensieri. E... stava commettendo una imprudenza. Ma questo non gli importava.

Intorno a lui il silenzio pesava come piombo e riempiva le sue orecchie come un oleoso abisso nero. Nero come la sua anima. Nero come i suoi desideri e le sue pulsioni.

Aveva perso il contatto con il mondo che lo circondava. Ad un tratto lui non sapeva dove si trovava.
Già... dove si trovava?

Nell'oscurità della stanza Boltag non era solo. Accanto a lui riverso sul pavimento il corpo dell'altro uomo giaceva immobile. Immobile e privo di vita. Il cadavere quasi freddo sembrava una statua. Una statua grottesca.

Boltag lo aveva cercato e lo aveva trovato. Lo aveva cercato e inseguito e alla fine trovato. Lui, come un lupo affamato, aveva raggiunto la sua preda e... aveva affondato le sue zanne... la sua lama... in profondità nella carne di quell'uomo. E gli aveva portato via la vita.

E all'improvviso Boltag aveva visto lei nella sua lama, nei suoi neri riflessi di morte lui aveva visto Lei.

Non poteva aveva credere ai suoi occhi. Non capiva... non poteva. Eppure... non era la prima volta che Lei tornava da lui. Aveva sentito la sua voce. Aveva udito il suo sorriso ma... mai aveva visto i suoi occhi ne la sua bocca o il suo viso. Ma ora. Lei era qui. Era nella lama.

Boltag più di una volta aveva dubitato della sua sanità mentale. Non era da lui dubitare di se. Eppure più di una volta la gioia con cui aveva accolto il suono della voce della moglie era stato rapidamente sostituito dalla sensazione di vacillare. Si... la lenta inesplicabile sensazione della sua mente che scivolava via da lui.

Ora però sapeva di non essere impazzito. Sapeva. Ne aveva le prove. Non capiva come ma... Sua moglie era ancora con lui. Non solo nei suoi ricordi o nella sua mente. No... lei era qui! Tangibile... presente... viva?

Forsse. O forse era solo uno spettro? A Boltag non importava. Lei le aveva parlato dalla sua lama. Le aveva sorriso dalla sua lama. E ora... nella sua lama era comparsa. Lo aveva guardato. Gli aveva sorriso...Gli aveva parlato e... Lo aveva ringraziato.

Il chierico di Ilmater era ormai freddo a terra. Era un vecchio... non era Cashlin ma apparteneva alla stessa chiesa. Pregava lo stesso dio.. e per Boltag questo era sufficiente. E a quanto pare lo era stato anche per la sua sposa. Alla lama era bastato assaggiare il sangue di quell'uomo e strappargli la vita per dare vita alla donna. Per un minuto. Un breve minuto nel quale Boltag aveva potuto rivederla. Riascoltarla. E sentire che lei era ancora con lui. E ora lei sapeva. Sapeva chi era davvero il suo sposo e... lo accetttava... lo amava ugualmente. Forse di più? Boltag lo sperava...

L'uomo si alzò in piedi. Lei se ne era andata. Fissò il cadavere, si chinò e raccolse un ricordo, un frammento della pelle dell'uomo per il suo scrigno di legno... Boltag si sentiva... grato. Ora sapeva cosa poteva farla tornare da lui... ora sapeva che ogni vita portata via avrebbe dato vita alla sua sposa. Ogni goccia del sangue dei suoi assassini avrebbe riportato Cathline da lui. Nulla avrebbe fermato la sua lama nera. Nulla poteva impedire all'uomo di portare a termine la sua missione.

Boltag si allontanò dal corpo senza vita... uscì dalla stanza e si nascose nell'ombra del corridoio... e sorrise. 

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