Erano passati pochi anni dalla morte del Padre. Il ragazzo, aveva ereditato l'attività paterna, viveva da solo in una radura, poco oltre l'interno del bosco, nella stessa casa dove era nato. A pochi metri dal suo laboratorio e dalla tomba dei genitori. Un'ora di cammino svelto lo separava dalla cittadina più vicina.
Poche persone si avventuravano fino alla sua dimora. Molti invece apprezzavano i suoi prodotti, le sue pelli e la carne che vendeva nei mercati dei villaggi della zona.
A volte riceveva delle lettere. O meglio, il Padre riceveva delle lettere. Lettere senza nomi e ricche di descrizioni. Lettere con richieste... particolari. Lavori speciali, da eseguire su misura. Lavori per cui il Padre era famoso e apprezzato. Si era sempre chiesto come i corvi trovassero sempre la sua dimora. Ma forse esistevano persone che si preoccupavano di addestrare quegli animali per quello scopo specifico.
Presto avrebbe scoperto che era proprio così. Presto sarebbe diventato una di quelle persone. E in un futuro oscuro che ora non poteva neppure immaginare, un nero corvo lo avrebbe risvegliato in un incubo senza fine.
In uno dei suoi viaggi a Myratma, doveva consegnare un lavoro speciale, la sua vita cambiò.
Boltag era sempre stato un ragazzo chiuso, riservato. I genitori lo avevano cresciuto in un relativo isolamento nella casa nel bosco. E il ragazzo non si fidava degli estranei. Ne amava aver troppo a che fare con loro. Horas, suo padre, gli aveva insegnato le regole della vita civile. Aveva insistito molto perchè il giovane riluttante Boltag apprendesse i costumi e le consuetudini della gente di città. Insegno al figlio a mentire. A indossare maschere. A rendere felici le donne. E, come amava ripetere Horas, a stare lontano dai guai.
Beh, fu proprio a Myratmar, la città sul mare con i suoi odori di porto e di mercato che la corazza del giovane Boltag fu incrinata quel tanto che basta da mostrare al ragazzo la prospettiva di essere uomo.
Era giunto di buon ora alla città. Portava con se alcune pelli e del cuoio per il mercato. Cerco una locanda, pago per un pasto caldo ed un letto asciutto. E durante la seconda notte usci per trovare il suo cliente, il suo vero cliente.
Era un importatore di frutta dalle terre più a sud. E aveva bisogno dell'aiuto di Boltag per una importante trattativa commerciale. Un rivale non voleva accettare di dividere i profitti di un grosso affare. Boltag aveva imparato dal Padre l'importanza della diplomazia, e di come fosse difficile stringere accordi commerciali dopo che un pugnale ti aveva perforato il cuore.
Non fu per lui difficile raggiungere la dimora dell'ostinato affarista. Più arduo fu superare le guardie senza commettere errori. Ma giunse, a notte ormai fonda, nella stanza da letto di un vecchio mercante. Decise che non era saggio usare il pugnale. Il grosso comodo cuscino dell'uomo sarebbe stato sufficiente a dargli il riposo eterno. E cosi fu. Silenzioso. Efficacie. Pulito. Il genere di lavoro che Boltag amava portare a segno,
Mentre usciva dalla stanza notò su di un mobile alcune monete di platino. Ne prese una. Solo una. Non era un ladro ma amava... i ricordi. Forse fu proprio per questo suo attardarsi che la incontrò, Forse fu il destino.
Sta di fatto che mentre lui, nascosto tra le ombre della grande casa, lasciava la dimora ella si aggingeva ad iniziare le sue attività di sguattera e servetta. Lui la trovò incantevole. Più giovane di lui, graziosa ed esotica con la pelle abbronzata ed i cappeli neri e lunghi. Per un attimo incrocià lo sguardo di lei. Era nascosto e al sicuro e la giovane non lo notò neppure. Al contrario Boltag fu vittima di quello sguardo.
Scappò. Ma non troppo lontano. Il giorno dopo lei avrebbe perso il lavoro. E lui aveva perso il suo cuore...
Poche persone si avventuravano fino alla sua dimora. Molti invece apprezzavano i suoi prodotti, le sue pelli e la carne che vendeva nei mercati dei villaggi della zona.
A volte riceveva delle lettere. O meglio, il Padre riceveva delle lettere. Lettere senza nomi e ricche di descrizioni. Lettere con richieste... particolari. Lavori speciali, da eseguire su misura. Lavori per cui il Padre era famoso e apprezzato. Si era sempre chiesto come i corvi trovassero sempre la sua dimora. Ma forse esistevano persone che si preoccupavano di addestrare quegli animali per quello scopo specifico.
Presto avrebbe scoperto che era proprio così. Presto sarebbe diventato una di quelle persone. E in un futuro oscuro che ora non poteva neppure immaginare, un nero corvo lo avrebbe risvegliato in un incubo senza fine.
In uno dei suoi viaggi a Myratma, doveva consegnare un lavoro speciale, la sua vita cambiò.
Boltag era sempre stato un ragazzo chiuso, riservato. I genitori lo avevano cresciuto in un relativo isolamento nella casa nel bosco. E il ragazzo non si fidava degli estranei. Ne amava aver troppo a che fare con loro. Horas, suo padre, gli aveva insegnato le regole della vita civile. Aveva insistito molto perchè il giovane riluttante Boltag apprendesse i costumi e le consuetudini della gente di città. Insegno al figlio a mentire. A indossare maschere. A rendere felici le donne. E, come amava ripetere Horas, a stare lontano dai guai.
Beh, fu proprio a Myratmar, la città sul mare con i suoi odori di porto e di mercato che la corazza del giovane Boltag fu incrinata quel tanto che basta da mostrare al ragazzo la prospettiva di essere uomo.
Era giunto di buon ora alla città. Portava con se alcune pelli e del cuoio per il mercato. Cerco una locanda, pago per un pasto caldo ed un letto asciutto. E durante la seconda notte usci per trovare il suo cliente, il suo vero cliente.
Era un importatore di frutta dalle terre più a sud. E aveva bisogno dell'aiuto di Boltag per una importante trattativa commerciale. Un rivale non voleva accettare di dividere i profitti di un grosso affare. Boltag aveva imparato dal Padre l'importanza della diplomazia, e di come fosse difficile stringere accordi commerciali dopo che un pugnale ti aveva perforato il cuore.
Non fu per lui difficile raggiungere la dimora dell'ostinato affarista. Più arduo fu superare le guardie senza commettere errori. Ma giunse, a notte ormai fonda, nella stanza da letto di un vecchio mercante. Decise che non era saggio usare il pugnale. Il grosso comodo cuscino dell'uomo sarebbe stato sufficiente a dargli il riposo eterno. E cosi fu. Silenzioso. Efficacie. Pulito. Il genere di lavoro che Boltag amava portare a segno,
Mentre usciva dalla stanza notò su di un mobile alcune monete di platino. Ne prese una. Solo una. Non era un ladro ma amava... i ricordi. Forse fu proprio per questo suo attardarsi che la incontrò, Forse fu il destino.
Sta di fatto che mentre lui, nascosto tra le ombre della grande casa, lasciava la dimora ella si aggingeva ad iniziare le sue attività di sguattera e servetta. Lui la trovò incantevole. Più giovane di lui, graziosa ed esotica con la pelle abbronzata ed i cappeli neri e lunghi. Per un attimo incrocià lo sguardo di lei. Era nascosto e al sicuro e la giovane non lo notò neppure. Al contrario Boltag fu vittima di quello sguardo.
Scappò. Ma non troppo lontano. Il giorno dopo lei avrebbe perso il lavoro. E lui aveva perso il suo cuore...

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