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lunedì 8 ottobre 2012

Vecchi insegnamenti e la bellezza di una lama nera

"Devi stare attento"
"Sii preciso"
"Non dare nulla per scontato"
"Non ti fidare"
"Impara a mentire, anche quando non serve, anche a te stesso!"

La voce del suo maestro, di suo padre, rieccheggiava nella testa di Boltag come una cantilena infinita. Decine di consigli, di massime, di precauzioni. Migliaia di parole che il padre aveva speso per cercare di dare ad un giovane un pò strano, gli strumenti per sopravvivere.

"Anche io ero come te figliolo, anche io sentivo una voce che incurante di ogni precauzione blaterava insistente e mi chiedeva di fare cose... pericolose". Boltag non sempre capiva a cosa si riferisse suo padre. Lui non sentiva voci. Non sentiva pulsioni ad agire in modo avventato.

Boltag, fin da ragazzo, amava le cose precise. Lineari. Non apprezzava la confusione ne le azioni impulsive. Era metodico. Ma ben presto capì che, a modo suo, il padre stava cercando di proteggerlo. Da cosa?
Da se stesso. Dal piacere sottile che il ragazzo percepiva ogni volta che impugnava un coltello.

Era stregato dal senso di serenità ed appartenenza che le lama gli trasmettevano. Più di tutte la nera lama che suo padre stava gettando e che lui aveva salvato.

Una lama nera e speciale, che non poteva andare perduta. Una lama cosi affilata da tagliare al solo guardarla... La sua lama speciale, e lei si.. a volte sussurrava parole di incoraggiamento.

Ma Boltag era svelto a imparare. E presto giunse alla conclusione che mentire semplificava i rapporti con tutti.Anche con suo padre. Così non svelò mai il segreto della lama nera. Ne deluse il padre. Imparò a mentire cosi bene che anche il vecchio Horas ormai stanco morì sereno convinto di aver dato al figlio tutte le nozioni che lo avrebbero salvato. Così morì Mastro Horas. Senza mai conoscere chi davverò fosse suo figlio Boltag. Ma a Boltag questo poco importava... Lui sapeva bene chi era e cosa fosse in grado di fare.

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