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lunedì 23 dicembre 2013

Il Prisma del Sole

Tz'rank stava studiando l'antico testo... era certo di ricordare che qualcosa stava per accadere. Il suo maestro era solito dirgli che l'attenzione ai dettagli era una delle doti che faceva di lui un ottimo studioso. Quello è l'innata facilità con cui si circondava di ottimi schiavi.
Tz'rank amava i suoi schiavi. In particolare quelli di razza drow. Certo non era semplice riuscire a conquistarne l'anima, ma difficilmente una creatura sapeva resistere all'occhio di Tz'rank. E lui adorava il modo in cui questi suoi schiavi divenivano utili. Erano svegli. Erano intelligenti e abili nello studio quanto nella ricerca. Per non parlare poi di quel sapore speziato che aveva la loro carne imbevuta di quel delizioso e corrotto sangue elfico...

Tz'rank era indeciso se mandare la giovane guerriera in superficie a consegnare un messaggio oppure usarla come antipasto... e mentre la stava fissando di colpo si ricordò... "ALAUNDO!" gridò con felicità... ecco quale era il nome del saggio umano... e il tomo che cercava doveva essere da qualche parte nella sua biblioteca... Si dimenticò per un attimo della giovane, e tenera, drow e fluttuò via verso la sua biblioteca.

Il tomo era doveva doveva essere, ovviamente aperto alla pagina giusta... Le Tenebre, la Prescelta, i Figli... si tutto tornava. Presto doveva fare presto. Era venuto il tempo di inviare il messaggio al vecchi o Cloter.. il mago forse ora era divenuto un lich... ma sicuramente aveva lasciato Bezantur,.. già secoli fa amava girare per i sepolcrali corridoi di Delhumide, e come biasimarlo? Anche Tz'rank adorava quel genere di luoghi... un tempo li aveva visitati.. quando era solo un giovane occhio amante dell'avventura... ma era secoli fa! Ora nulla al mondo, neppure le profezie di Alaundo, lo avrebbero fatto allontanare dalla sua amata Ootul! A meno che... a meno che il vecchio Cloter non avesse davvero trovato il Prisma di Amaunator...

domenica 22 dicembre 2013

Il Padrone è Tornato

Non ci aveva creduto fino alla fine... non poteva neppure sperare che le cose andassero così... lisce.
Eppure ora era li... a leghe di distanza dal loro cerchio sacra, protetta dalla loro magia grazie all'aiuto del suo Padrone. Tutto era andato come doveva...

Stava aspettando gli emissari del suo Signore, come da istruzioni ricevute. Presto sarebbero giunti. Aveva pensato di ingannare l'attesa osservando il Calice. In verità gli era stato detto di non farlo, ma in fondo... che male avrebbe potuto causare?

Era un semplice calice di vetro nero... qualcosa di antico certo... ma pericoloso? Non credeva proprio. Che male poteva fare un calice?

Questo fu l'ultimo pensiero che attraverso la mente di Flarys... La ragazza aveva appena estratto il calice dal suo nero scrigno e... ed il mondo si era spento. Tutto intorno a lei era nero, pece... intangibile ed impalpabile le pesava sul cuore e sull'anima... avrebbe voluto chiudere la scatola. Avrebbe voluto riporre il Calice. Ma l'unica cosa che poteva fare era fissare impietrita l'enorme occhio di rettile a pochi metri da lei...


Flarys sembrava assente... distante da quelle terre. Il suo corpo era nascosto al sicuro nella grotta... e fu li che Tardas e gli altri la trovarono. Come da accordi lei aveva raggiunto il luogo convenuto. Eppure Tardas notò subito che qualcosa non andava. Lei era... ferma. Conosceva la ragazza da molti anni ormai e l'avrebbe riconosciuta tra mille, anche camuffata... La mezz'elfa non era in grado di stare ferma, era sempre in perenne movimento... ma ora pareva una statua.

Tardas si avvicinò... dubbioso, estrasse con lentezza e silenzio la sua lama ricurva... e quando fu sufficientemente vicino vide. E ne ebbe la certezza. Qualcosa era accaduto.

Flarys si voltò verso di lui, e con voce atona, profonda... lontana gli rispose "Egli è giunto. Il Padrone è tornato. Raduna i suoi eserciti perchè la Profezia si possa avverare"... ma non erano le enigmatiche parole ad angosciare Tardas. No... erano le gelide pupille da rettile che lo fissavano dal volto di sua sorella.

Il Risveglio di Colui che è Affamato

Gozdar'tan stava sognando.
Sognava da mille anni ormai.
Sognava di guerre e cataclismi.
I suoi sogni erano belli e riempivano la sua anima di gioia.
Il suo sangue freddo veniva scaldato dalle grida che riempivano le città massacrate dei suoi sogni.
Gozdar'tan il Grande. Gozdar'tan l'Affamato era stanco di dormire. E qualosa lo richiamava. Era giunto il tempo dell'Araldo. E presto. Presto giungerà il tempo di Godar'tan il Divoratore di Eroi.

Nelle profondità del mondo un occhio si aprì... Per pochi istanti solamente. E la Spina del Mondo inizio a tremare... Presto il sigillo verrà rotto. E sarà la venuta delle Tenebre.

Debiti e Debitori

L'uomo era sconcertato. Basito... il suo animo un misto tra collera e delusione.
Dopo settimane passate a vagare per orrendi e desolati labirinti, in un luogo che lo allontanava sempre più dalla Trama, finalmente lui e i suoi compagni erano giunti al cospetto del 3° allievo. Eppure... eppure nulla era rimasto loro.
Il lich, dannato corpo non morto, non aveva saputo rispondere alle loro domande. Ne aveva accettato patti. Ne aveva accettato uno scontro. Nulla era stato possibile... Dopo settimane di ricerche, enigmi, trappole, mostri e persino un drago "schiavo"... che cosa restava loro? Nulla.

Il lich aveva rifiutato ogni azione, se non quella di fuggire. E cosi anche loro avevano abbandonato quel luogo infausto...

Thormag si rendeva conto di quanto tempo avessero sprecato, di quanto poco avessero appreso se non informazioni di contesto che non facevano certo ben sperare, ed ora si trovava di nuovo lontano dal labirinto, di ritorno alla dimora di Warren... dove avrebbe avuto modo di verificare una loro visione. E, forse, proseguire i suoi studi attingendo alla biblioteca e allo studio del mago. Doveva capire che cosa nascondevano i due amuleti...

Prima però lui e i suoi insoliti compagni avevano un conto in sospeso che sperava di vedere saldato...

martedì 10 dicembre 2013

Il Calice Nero


Jasien era un uomo mite. Molti nella sua tribù lo consideravano uno sciocco, ma non avevano il coraggio di proferire ad alta voce queste parole. Jasien era il Guerriero Guardiano della Sacerdotessa Camiel... e Camiel era la rappresentazione della Dea Madre per la tribù. E non era solo questo a tenere a freno le lingue degli altri guerrieri... Jasien era stato graziato dagli spiriti ben due volte. Era nato morto eppure era vivo. Era nato gracile in un corpo debole ma era cresciuto... oltre ogni aspettativa dominava tutti i maschi della tribù dai suoi 2 metri e mezzo di altezza. Jasien era gigante con l'intelletto di un bimbo, e non era famoso per la sua pazienza o per la sua grazia...

Era successo qualcosa di brutto durante la notte, Jasien lo sapeva. Non parlava molto ma le sue orecchie funzionavano molto bene, le Sacerdotesse glielo dicevano sempre quando era piccolo "Stai in silenzio, ma occhi e orecchie bene aperte!"... erano passati tanti anni e Jasien ancora non era sicuro di come si tenessero aperte le orecchie, per gli occhi non aveva problemi.. ma le orecchie... E così Jasien si sforzava e poche cose gli sfuggivano... in particolare conosceva bene Camiel, la piccola Camiel... E questa mattina Camiel era triste e... preoccupata. Quando Camiel era preoccupata di solito succedevano cose brutte.

Jasien non capiva bene di cosa stessero parlando... ma forse qualcuno aveva perso qualcosa. Un boccale? No.. un Calice... un vecchio e brutto Calice Nero... Camiel era davvero spaventata e preoccupata... Diceva che era importante ritrovarlo e che andava cercato aiuto... 

Jasien non capiva... perché tanta confusione per un vecchio Calice Nero??

Guardò fuori dalla tenda della sua Sacerdotessa... il cielo diventava scuro... e l'aria sapeva di pioggia. Sulle pianure del Rashem presto sarebbe arrivata la pioggia... Questo preoccupava Jasien... la pioggia complicava la caccia... era difficile seguire le orme nella pioggia.

venerdì 6 dicembre 2013

Gli ordini della Signora

"Dardlast, sono lieto di vederti nuovamente", la donna parlava con voce leggera e giovanile, a discapito dell'età. Età rivelata solo dai suoi occhi, fissi e immoti come ad osservare un mare sconfinato.

"Mia dama, come mai avrei potuto rifiutare il tuo invito? Sai bene che ho sempre avuto un debole per te e sai anche che nul..." L'uomo si stava lanciando in un cantinelare suadente ma con un gesto fermo Rassjan lo fermò.

"Non ti ho chiamato per sentire le tue poesie o perchè tu possa versare miele nelle mie orecchie", sembrava di colpo cupa e preoccupata "... orecchie che già udivano lamenti quando tu ancora eri un idea nel ventre di tua madre".

La Signora di Eaerlann, così la sua gente chiamava Rassjan, si alzò in piedi. A discapito dei suoi occhi ciechi sembrava vedere perfettamente, e l'uomo ne rimaneva ogni volta scioccato.

"Ho un compito per te. Un compito rischioso. E' esistito un tempo in cui un mago umano" sembrava sputare quelle parole " in cerca di potere, non siete forse sempre in cerca di potere voi uomini? Dicevo, un mago, ha aperto le porte di questo mondo all'Oscurità. Egli orma i è morto ed il suo torto è stato riparato. Ma il suo sangue ancora è vivo nei reami. E forte. E tramite di esso l'Oscurità vorrà tornare."

Cethaniel Dardlast la fissava incredulo. Non capiva dove la Signora volesse andare a parare, stava per chiederlo ma Rossjan fu più rapida di lui... "Non capisci vero? Ti chiedi come un musico possa essermi utile... giovane Dardlast, il fato ha un posto per ognuno di noi. E so che tu sei ben altro che un semplice musico. Troverai la discendenza di quel mago. E impedirai che i seguaci della Dea Oscura ne corrompano lo spirito. Ricorda: nel sangue degli Shadowfighter c'è la chiave per l'oblio. Quella chiave va spezzata"

Cethaniel rimase impietrito... fissava la donna cieca che torreggiava statuaria su di lui... "Non temere Dardlast. So che non mi deluderai... Ora va, un viaggio lungo e molti pericoli ti attendono."

In silenzio, una condizione per lui anomala, Cethaniel si inchinò e lascio la stanza nel palazzo sugli alberi, al centro dell'Alta Foresta...

E Rossjan, ultimo Coronal dell'antico e perduto regno di Eaerlann, fissando il vuoto sorrise. Un'altra pedina era stata posta sulla scacchiera.

mercoledì 4 dicembre 2013

Pensieri di Guerra

Lord Aamanthor stava leggendo quelle pergamente.
 Era la millesima volta che scorreva quei testi.
 Aveva usurato quelle antiche pergamene, le aveva ricopiate più volte nel corso degli anni e più volte le aveva viste consunte e illegibili.
 Non vi erano dubbi, le parole del Veggente di Candlekeep non potevano lasciare adito a dubbi. Non potevano. Ed egli non aveva mai spaglato...
 Il vecchio era stanco... e spaventato. Ma anche altrettanto risoluto. Non avrebbe concesso alla morte o all'età di fermarlo.
 Sapeva cosa andava fatto. E sapeva anche che avrebbe trovato enormi difficoltà nel far capire ai rammoliti Signori dell'Acciaio l'urgenza e la ineluttabile necessità di agire.
 Agire subito.

 Il Lord Radioso era un vecchio guerriero. Aveva vissuto mille battaglie e nonostante l'ormai veneranda età egli aveva ben chiaro come si vinceva una guerra.
 Attaccando, ferocemente, per primi. Affondando le armi nelle carni addormentate del nemico. Distruggendo gli eserciti quando questi ancora non sentivano l'odore della battaglia.

 Il vecchio alzò lo sguardo dalle carte consunte, e appoggiando la stanca schiena al suo scranno dorato fissò l'enorme effige del Dio Sole che cappeggiava nel suo studio. E sorrise. Sorrise al pensiero di sconfiggere un nemico ancestrale.


Un giovane profeta

Illuminato solo dalla fievole luce di una candela l'uomo stava scrivendo alecremente... la sua mano correva veloce sulla pergamena, e rapida all'ampolla dell'inchiostro, pareva posseduto come da una più grande e forte essenza, gli occhi aperti a fissare un mondo lontano dal suo, un mondo che verrà e che a lui era stato dato il dono di vedere.

Le parole, un fiume roborante e irrefrenabile di parole, descrivevano ciò che i suoi occhi vedevano... un mondo lontano nel tempo nel quale la Tenebra sarebbe tornata guidata da un araldo mai sconfitto... un araldo potente che finalmente aveva un corpo vero. Un corpo in cui crescere. Con il quale guidare le sue oscure armate. Con cui piagare il mondo e ricacciarlo nell'Oblio dell'Oscurità...

Alaundo, ora un giovane studioso un tempo sarabbe stato riconosciuto come un grande veggente... ma ora, nel buio della sua cella monastica, si sentiva solo mentre si rendeva conto che tra milletrcentotre anni le Tenebre avrebbero tentato di assassinare la Luce.

giovedì 28 novembre 2013

Equilibri fragili

"Le cose cambiano...", pensò il mago "... nulla è immutabile e in questo perenne avvicendarsi di eventi, nulla è più labile di un'alleanza fondata sulle menzogne"

Stava osservando divertito il titubare dei suoi "alleati". Era incredulo, certo era conscio dei reali equilibri che facevano da "collante" per la compagnia ma nonostante questo trovava bizzarra la rapidità con cui poche parole avevano radicalmente congelato gli animi di tutti...

Solo Vran sembrava "impermeabile" al cambiamento... Probabilmente, ed il mago ne era quasi certo, la natura semi-immortale di quel figlio della notte lo rendeva immune alle più mortali preoccupazioni degli altri. Da lui, dalla bestia che in esso viveva, Thormag sapeva bene di doversi guardare. Giorno. E Notte. Non ci sarebbe stato tempo per riposare... Era finito il tempo delle battute e della diplomazia. Era tempo di mostrare il vero significato della parola "potere". E in un certo qual modo il flagellatore di menti gli aveva dato modo di mostrare, se ce ne fosse stato bisogno, che gli arcanisti, quelli veri non certo i giocolieri mezzo sangue o gli imbonitori che infestavano i reami, non erano solo bizzarri e noiosi studiosi...

Allo stesso modo Thormag sapeva di avere un nemico tanto vicino a se da poterne sentire il puzzo di morte... Abram era l'acqua cheta che nascondeva il pericoloso abisso. E, nonostante fosse ferito, non smetteva di misurare il potere di Thormag. Solo questo e il suo attuale stato di salute avevano tenuto a bada la mente folle del negromante. Nessuno altra spiegazione, se non il timore di rimanere imprigionato in quel luogo o di venire divorato da un gigantesco elementale del fuoco poteva giustificare la quantità di bocconi amari che Abram stava ingoiando. E questo era un bene. Fin tanto che il corpo dell'uomo grondava sangue, il suo animo sarebbe rimasto  incatenato al bisogno. E non avrebbe osato mettersi apertamente contro il mago, l'Harluano ne era certo. Ma la chiave, altra certezza, era nella parola "apertamente". Thormag presto avrebbe avuto bisogno di molti occhi a guardia della sua incolumità...

Gli altri membri del gruppo erano invece interdetti dal comportamento del mago. Il cambiamento repentino e la sua "chiusura" verso ogni opzione collaborativa aveva gelato l'elfo. E interdetto il mezz-uomo. Ma era certo che quest'ultimo avesse la chiave per comprendere cosa stava accadendo. Era un essere furbo. E sapeva bene come usare il cervello che AO gli aveva concesso di avere.

L'ultima pedina sulla scacchiera era rappresentata dall'uomo con il Dono, lo Shadowfighter... Al solo pensiero di quali pericoli potessero mescolarsi nel sangue contaminato di quel ragazzo... di quali bizzarie l'Arte avrebbe potuto instillare nella sua mente fragile, Thormag percepiva un senso di inevitabile tragedia...

Una strana compagnia, ormai divisa da mura sottili ma tangibili. E nemici, deboli per ora, ma nascosti e pronti ad aggredire... piegando le loro menti. Consumando il loto Potere. E la Trama... lei... sempre più distate. Tutti questi pensieri affollavano la mente dell'uomo mentre soddisfatto osservava l'ultimo Duergar morire tra i miasmi velenosi della sua nube mentre il suo padrone, il flagellatore di menti, era fuggito.

Thormag si osservo le mani... e con un gesto inconscio ma evidente serrò la mascella  in un'espressione di risoluta fermezza. Nulla... Nessuno vivo o non vivo lo avrebbe fermato. Avrebbe ottenuto ciò per cui aveva lasciato la gloriosa serenità della sua città  Halagaard...

giovedì 21 novembre 2013

Cala il sipario

Alla fine le maschere sono cadute... Dopo giorni di viaggio al loro fianco, dopo le numerose notti passate a riflettere su quale lato fosse il più pericoloso, se quello esterno o interno alla compagnia, ora non ci sono dubbi. E' calato il sipario di un teatrino bizzarro.

Il vampiro non può essere placato se non attraverso sacrifici di sangue, e oggi siamo andati vicini allo scontro... mi osservava al suo risveglio... come... come se in me vedesse solo cibo. No, peggio, una preda. E il negromante... ha cercato lo scontro ma è troppo debole ora per attaccarmi apertamente... Dovrò guardarmi le spalle... sono entrambi nemici potenti... grandi pericoli. E la pericolosità maggiore sta nella loro instabilità emotiva...

A questo si aggiunge un altro pericolo... più immediato e tangibile... flagellatori di menti

lunedì 18 novembre 2013

Passi falsi

Thormag aveva appena varcato la soglia di quell'ultima stanza... era curioso. Al di là di quella porta la magia del luogo stava cessava... e una aria malsana proveniva dalla profondità di quel nuovo passaggio... per non parlare della porta... divelta, probabilmente da quei mostri i cui resti giacevano sparpagliati nella stanza.

E appena varcata la soglia l'uomo fu certo di aver commesso un grave errore: una voce, nota, risuonò nella sua testa "Eren! Perchè te ne vai?"...

"Non me ne sto andando... non ricordo più la strada!" e con queste parole Thormag svelò alla casa il suo travestimento. A nulla valserò i suoi tentativi di placare l'ira, o forse la disperazione, del potere annidato tra quelle mura... Qualunque cosa abitasse quel labirnto pareva non voler accettare che il portatore del diadema fosse morto da secoli.

Ora il suo gruppo giaceva ad un passo dalla morte, e solo grazie al Potere che gli dei sapevano concedere e che Thormag aveva imparato a padroneggiare essi ancora vivevano... ma a quale prezzo? la porta del labirinto era per loro aperta ma ogni passo provocava una esplosione mortale...

Solo Jimmy andava ancora salvato, ma invece che uscire il ragazzo corse verso il cuore di quel luogo, forse disorientato o forse no... Thormag usò la magia per cercare di fermare il ragazzo ma non servì a nulla... Solo a svelare che Jimmy aveva un segreto... e che aveva mentito!

martedì 12 novembre 2013

La somma imperfetta

L'uomo sentiva crepitare l'energia intorno a se. Odiava quell'incantesimo... eppure in quel luogo era sembrata l'unica soluzione plausibile. L'unica via per aggirare il potere in agguato dietro ad ogni porta, oltre ogni uscio.
Odiava quella sensazione di... solitudine. Lontano dal confortevole contatto con la Trama egli sentiva la sua carne debole. Nonostante questo quella barriera lo proteggeva in quel luogo meglio della pesante armatura indossata dal vampiro. Ma non aveva fatto i conti con la debolezza dei suoi compagni... ancora una volta aveva avuto la riprova che solo unendo le capacità di tutti sarebbero usciti vivi da quel labirinto incantato... Non erano sufficienti i sensi acuti dell'elfo, o la forza del vampiro. Neppure le macabre capacità di Abram... o il Potere e l'Arte che lui e il mezz'uomo potevano dominare con facilità. Presi separatamente tutti sarebbero finiti schiacciati in quel luogo... Thormag attese per un attimo prima di annullare la barriera che lo isolava... stava ancora riflettendo sui gesti di Sussurro all'interno del suo incantesimo anti-magia... e Jimmy. Quel ragazzino, nonostante tutto, era ancora vivo. Qualcosa gli sfuggiva. Ma cosa? La situazione era surreale... illogica. Avrebbe dovuto approfondire questo tema, senza scordarsi della sua visione... in due li avrebbero lasciati... ma in che modo? E quando? Molto era ancora da scoprire... molto da vedere. E non doveva temere altro che la follia e la menzogna. Li sentiva serpeggiare... pronti ad avventarsi sul fragile equilibrio che si era venuto a creare nel gruppo... 

domenica 10 novembre 2013

In viaggio con il nemico

Kassandra, un altra giornata sta volgendo al termine.
Questo luogo stringe su di noi le sue maglie... non sembra un luogo malvagio. Ma qualcosa di pericoloso aleggia nelle sue stanze intrise di magia e potere.
L'uso dell'Arte e del Potere è sempre più arduo, indubbiamente qualcosa ostacola il congiungimento con l'energia della Trama... e in qualche modo anche gli Dei qui sono...meno attenti. Purtroppo non sto viaggiando con sacerdoti e quindi non ho modo di verificare la mia tesi... certo è che anche i miei compagni di viaggio stentano ad ottenere il legame con la Trama.

Ma non è questo a preoccuparmi... oggi ho fatto ricorso alla magia ben due volte, sprecando preziosa energia magica, per placare la fame di Vran. Il vampiro va tenuto sotto controllo, egli è una creatura dall'enorme potere... chiuso in un labirinto presto ci vedrà come suoi... pasti. E come se non bastasse anche l'equilibrio psichico del suo Maestro sembra essere sempre più instabile. Oggi è caduto vittima, quasi morto, di una trappola. Si è risvegliato grazie all'aiuto dell'elfo e del buon Genrill. Ma se fosse morto? Come avrebbe reagito Vran? Quale è il vero potere che Abram ha sul non-morto? E peggio ancora... temo che Vran potrebbe ricorrere al suo morso per riportare in vita il suo Maestro... quale abominio mi troverei ad affrontare?

Viaggio sulla lama di un rasoio. Fino ad ora le mie capacità si sono dimostrate all'altezza della sfida... E so per certo che il mezz'uomo, per quanto non certo un santo, non è un pericolo per la nostra vita. Ma degli altri... non posso che prepararmi al peggio...

Ora devo andare, è opportuno che usi il Potere per curare i miei compagni di viaggio... ogni stanza di questo luogo rappresenta un pericolo mortale... Dobbiamo tutti essere in forze... Un ultima cosa... il Consiglio ti sta dando problemi?

A presto, tuo marito.

domenica 3 novembre 2013

La visione


La donna entrò di corsa nella stanza. Sapeva che questo avrebbe fatto infuriare l'uomo... nessuno, neppure lei, poteva violare il suo Sanctum in quel modo.
Ma stava succedendo qualcosa di imprevisto, stava accadendo qualcosa che non sarebbe dovuto accadere! E lei lo aveva visto... le sue visioni non erano mai sbagliate... Tragicamente vere. Sempre.

"Thormag! Ho visto..." E la donna trattenne le parole...

L'uomo era al centro del suo Sanctum, il suo studio... il luogo dove egli portava a termine i suoi studi... era al centro di un cerchio, avvolto nel fluire della magia, la Trama lo avvolgeva in spire di energia blu... 

"Thormag... marito mio... non è possibile... è quanto ho sognato... è uno dei segni..."

Il bagliore aumentò e rapidamente collasso in un puntino al centro della fronte dell'uomo... E poi fu il buio... ed il silenzio...

Poco alla volta la luce del giorno parve tornare in quella stanza oscurata dal collassare della magia... E Thormag era in piedi, fissava la moglie con occhi di uno strano colore blu... lo stesso intenso bagliore che poco prima si era condensato nella sua fronte ora brillava negli occhi dell'uomo... "Mia cara Kassandra, molte volte ti ho detto che non è opportuno interrompere i miei studi... non amo essere... distratto durante i rituali"...
"Thormag, lo so... ma è accaduto, o meglio sta per accadere! Sta per succedere, presto arriveranno... e questo succederà... presto... io... io..."

L'uomo fisso la moglie... sapeva bene quanto per lei era difficile gestire lo stress... lei sapeva, vedeva, e conosceva cose che agli altri non era dato di sapere... E anche per questo lui l'aveva voluta, e amata... Per questo l'aveva cercata... per questo suo dono... eredità persa nel suo sangue... il sangue di un Dio.

“Cara, non ti preoccupare...” Lo sguardo dell'uomo era sereno, nonostante questo lei rimase stupita dalla freddezza che si trovava nella voce del marito “... Kassandra so che tu puoi vedere cose... lontane. Cose che non dovrebbero essere viste dai comuni mortali. In te c'è un grande potere... e tu lo conosci bene. Io e te insieme non abbiamo nulla da temere... nulla”

“Ma Thormag... tu non capisci...” Ma Thormag la fermò con un gesto... “Capisco... e come ti ho già detto... non devi temere. Anche io, in un modo diverso dal tuo... vedo. E so, so che presto dovrà andare a Nord, dovrò varcare i nostri confini e incontrare il mago chiamato Warren... Non temere... Grandi cose ci attendono”.

venerdì 1 novembre 2013

Contatti lontani

L'uomo che vestiva quel corpo di Drago con la naturalezza di un abito stava riflettendo osservando le dimensioni inadeguate della porta di uscita di quella stanza... oltre quell'usco cosa li avrebbe attesi? "Scendi fino in fondo..." le parole del nano gli risuonavano in mente e mentre Thormag stava per agire, ai danni della porta, un'altra voce famigliare gli risuonò in testa... Era il Maestro Solare... apriva un contatto tramite la potente magia che egli stesso usava per contattare Kassandra e che all'inizio del viaggio aveva usato anche con il sacerdote... Stavano affrontando orrori al di là dell'immaginazione, ma ne erano usciti vittoriosi. Un grande guerriero era al loro fianco, e gli Dei non mancavano di dare il loro appoggio.
Il Drago socchiuse gli occhi... Demoni... Quali oscuri poteri si stavano risvegliando? Quali orrori avrebbero invaso Toril? Ma nel suo cuore non era la paura a dominare... ma il desiderio... La sua mente balzava al di là di ogni possibile pericolo... Lui vedeva il mythallar... e subito penso al Consiglio... Al suo vecchio e ansioso Maestro... E a sua moglie... e ai loro scopi...

giovedì 31 ottobre 2013

Pericoli in attesa

Era bastato un attimo di distrazione, e quel luogo aveva mostrato gli artigli.
Era bastata una frazione di secondo, e letteralmente il mondo si era schiantato fragoroso sulle spalle di Thormag... Erano da poco entrati in quella stanza, seguendo le orme del possente gigante di terra che, agli ordini dell'arcanista, aveva aperto loro la strada fino a quel luogo... Il nano, se poi era davvero un nano, aveva detto di "...proseguire fino in fondo"... e su queste parole stava riflettendo l'uomo quando l'enorme statua di pietra era comparsa apparentemente dal nulla calando l'enorme arma in un fendente terribile... Il colpo lo aveva ferito gravemente nel fisico... ma ancora di più nell'orgoglio... Quando sciocco era stato ad abbassare la guardia in un luogo che, solo all'apparenza, era vuoto e disabitato?

Ben presto però l'intero gruppo si ritrovò ad affrontare quella minaccia... una minaccia pericolosa e dalla forza brutale, tanto da abbattere il non morto e mettere a dura prova le capacità di tutti.

Come Thormag aveva previsto fu l'uso delle congiunte capacità di tutti a permettere loro di affrontare con successo quella prova... e alla fine la statua fu ridotta in detriti sotto i possenti colpi del gigante di terra evocato dal mago e dei ripetuti attacchi dei suoi compagni...




Il grosso cranio del drago stava scrutando i resti... smuovendo con curiosità annoiata i  resti di pietra che poco prima lo avevano quasi ucciso... Thormag, attraverso i suoi nuovi occhi di rettile osservava con un misto di delusione e rabbia i frammenti di pietra... nulla... solo polvere e sassi. Vide che Jimmy era riuscito a sopravvivere a quello scontro... ma che altri del gruppo non erano passati indenni attravero gli attacchi del nemico... Vran era sparito... Mentre rifletteva sui doni che la non-vita avevano concesso al guerriero si avvicinò al giovane boscaiolo... e con una voce profonda e cavernosa, la voce che la sua nuova forma era in grado di articolare si rivolse a lui "Jimmy... è indubbio che questo luogo nasconde un potere enorme, pari solo alle minacce che ci attendono oltre ogni porta... Oggi 2 volte hai rischiato di morire... e per quanto io riconosca il tuo coraggio non posso esimermi dal doverti riproporti una più sicura soluzione..." attese da Jimmy un cenno... ma il ragazzo fissava impietrito ed esterrefatto il suo aspetto di Drago... il suo corpo d'oro brillava e rifletteva la luce che permeava quel luogo "Jimmy... posso rimandarti a casa... posso attraverso l'Arte fare si che tu in un solo attimo possa essere ancora nella tua dimora, nel tuo famigliare sicuro bosco... Non so ancora per quanto avrò questo potere... ma è giusto che io ti rammenti che nessuno dubiterà del tuo coraggio o del tuo valore se desideri ritornare a casa"... Jimmy fu scosso da queste parole e con risolutezza rifiutò "Signore, io resto!"... Il Drago sorrise... un sorriso di zanne luccicanti e stretti occhi di rettile... "Sei un ragazzo coraggioso... Ora muoviamoci"


Thormag fissò quindi la porta di quella stanza e si rese subito conto che il suo corpo di rettile non sarebbe passato mai per quella porta fatta per gli uomini... Sorrise nuovamente...

martedì 29 ottobre 2013

L'indole di una lama

La lama era affamata. La sua fame si chiamava vendetta. Ma aveva un cuore. Un cuore nero in grado di pompare il nero odio e la cieca determinazione nel corpo dell'uomo. E fu questo forse a muovere quel corpo sanguinato oltre la soglia della morte. Fu quel sangue nero a mescolarsi a quello rosso che ancora sgorgava dalle ferite... E si mescolava alla sua carne. E la rendeva più forte. E si mescolava nell'uomo fluendo e riempiendo quell'enorme spazio che un tempo era la sua anima.
Il Cacciatore alzò lo sguardo all'orizzonte. Sapeva dove andare. La dimora di Warren... Sorrise... e l'immagine spettrale che lo precedeva e che già lo aveva guidato nell'infernale oceano di porpora ricambio quel macabro segno... Il corvo gracchio forte come a voler spaventare i morti.

sabato 26 ottobre 2013

Cethaniel Dardlast

STATISTICHE DI GIOCO

  • Nome: Cethaniel Dardlast
  • Razza: mezzo elfo
  • Sesso: M
  • Allineamento: NG
  • Età: 22
  • Divinità Patrona: Sune
  • CL: Rogue(2)/Bard(1)/Druid(1)/Fochlucan Lyrist(4)



ASPETTO FISICO
Cethaniel è un uomo affascinate, di bell'aspetto e ama curare il proprio abbigliamento. Le sue vesti sono spesso ricercate e di pregevole fattura.
E' alto circa 180 cm, fisico asciutto e snello che tradisce parte della sua discendenza.
Ha lunghi capelli che porta lraccolti in una coda


PSICOLOGIA E CARATTERE
Di indole frivola, amante delle cose belle. Implacabile nella sua ricerca del lusso e del piacere. Cethaniel è di buon cuore ma non sa resistere alla tentazione. Di nessun tipo, soprattutto se si tratta di donne giovani e belle, e perchè no.. ricche. In particolare questa sua dissolutezza lo ha messo nei guai con Sir Matclock, signore della guerra belle terre di WinterKeep e la sua affascinante figlia Vanessa.


NOTE BIOGRAFICHE
Vagabondo delle grandi città del nord, non ha memoria della sua famiglia. Nato dall'infausta unione di una donna e di uno stregone elfico le cui tracce sono andate perdute. La madre, figlia di uno dei druidi del bosco di Arch Wood visse e allevo il piccolo Cethaniel con l'aiuto della comunità druidica di cui faceva parte. Nell'educazione e nella formazione del carattere del giovane hanno avuto grande peso sia le privazioni del lusso tipiche della vita nei boschi che l'affascinante cultura dei Druidi. Alla morte della madre, quanto il ragazzo era poco più che adolescente, decise di lasciare Arch Wood per trovare il padre... e la fortuna.

INTERESSI E MOTIVAZIONI
Cethaniel è spinto dalla ricerca del benessere e del lusso. Ama l'arte, le cose belle e apprezza come pochi il piacere di non doversi porre ne limiti ne problemi. Il suo ideale di vita è paragonabile a quella di una nuvola vagabonda che portata dal vento vive senza pensieri e alla giornata. Purtroppo, per lui, la sua capacità di attirare guai lo mette spesso in condizioni scomode. A questi eventi vanno poi sommate le numerosissime volte in cui una donna è causa dei suoi problemi...

Incarichi Sgraditi

"Ehi forza! Cosa sono quelle facce?? Forza... lei al bancone... lei con la faccia da orco... ah.. è un orco? Mi pareva!!" Cethaniel si guardò intorno nella fumosa, lurida e puzzolente bettola... Lo sguardo felice, il volto sorridente e sprizzante una luminosità in forte antitesi con il grigio lerciume di quel luogo e dei suoi... avventori.
"Suuuuu coraggio! Facciamo entrare un po' di luce! Diamo spazio alla felicità.. fuori è decisamente una bella giornata, che gli Dei ne abbiamo gloria!!"

Impassibile agli sguardi, agli insulti e anche al volo di qualche oggetto il ragazzo continuava a sorridere, ballare, suonare il suo liuto... era l'immagine invincibile della buona volontà... in realtà si sentiva morire dentro... ma perchè aveva accettato questo stupido incarico... per quale motivo aveva acconsentito a lasciare la bella e ricca Waterdeep per ritrovarsi in quella... latrina di Westgate?.. oh si.. debiti. Ecco cosa lo muoveva. Debiti... e la promessa di Sir Matclok di appenderlo a testa in giù dalle mura del suo maniero... Sir Matclok sapeva essere tanto convincente... e gentile... un signore... si, la sua capacità di persuasione era pari solo alle abilità della figlia tra le lenzuola....

"oooooooooorsù bella gente! Non apprezzate le musica? Preferite forse la poesia?? siii siete animi gentili sotto quelle scorze spezze! Voi al tavolo giù in fondo.. .con quei volti tristi.. che ne dite? Musica? Poesia? Canto? Come posso alietare le vostre pene??"

E dal tavolo trai grugniti ed il lancio di improperi giunse anche un boccale ammaccato. Cethaniel lo afferrò al volo... ne bevve un sorso e sputò a terra la lurida brodaglia discustato... "Eh... no... non ci siamo... voi non apprezzate l'arte.. .ed io... non sopporto che la mia musa sia così offesa" e sfoderando le sue due strisce si avvicinò al tavolo... "E, prima che vi faccia tanto male... sapete dove posso trovare un certo Sir Shadowfighter?"

L'antico cuore pulsante

Ben presto Thormag si rese conto che non sarebbe riuscito ad andare oltre nei suoi studi. Non quella notte. Non in quel luogo. La cosa lo turbava... mai era accaduto che la Trama fosse così sfuggente, mai aveva avuto la sensazione di essere così... umano. L'uomo era ben conscio delle sue capacità, e sapeva bene che quel luogo nascondeva qualcosa di antico. Lo sentiva. Un potere in grado di interferire con il tessuto stesso della Magia... E il solo pensiero di quale forza lo avesse creato, e ancor di più, lo stesse mantenendo in funzione lo affascinava...

Thormag sapeva che sarebbe uscito dal quel luogo. Ma in che modo e con quali nuove conoscenze? Nonostante tutto sentiva nuova energia scorrere in lui, mescolarsi al suo sangue... ne sarebbe uscito cambiato. Migliore? Forse... sicuramente più forte, perchè la conoscenza era da sempre la sua arma più tagliente. Ma i suoi compagni? Cosa sarebbe stato di loro? Quanto ancora avrebbero retto alla pressione che quel luogo imprimeva nelle loro anime? E Vran? Lui non aveva un'anima... quanto avrebbe resistito al digiuno?

Il tempo scorreva implacabile. Non era più il momento di titubare. Avrebbe dovuto agire, e in fretta.

lunedì 21 ottobre 2013

Potere sfuggente

La bolla planare, la piccola tasca creata dal potere evocato da Gerill era silenziosa e buia. Thormag trovava quel genere di luoghi insolitamente ospitali. Era un vecchio incantesimo, uno dei primi che aveva imparato a lanciare e che spesso si era rivelato utile, anche solo per nascondersi e poter evitare, negli anni ormai lontani della sua gioventù. le giornate di corvee.

Eppure ora quel luogo lo infastidiva. Stava cercando di memorizzare i complessi simboli e le gestualità necessarie a richiamare il potere della Trama a se per piegarlo al suo volere ma anche le più ovvie delle prassi sembravano sfuggirgli. Questo non solo lo infastidiva ma... lo rendeva nervoso. Anche il Potere sembrava sfuggente in quel luogo... E mentre cercava di portare a termine quella semplice attività di studio un'intuizione, terribile, si fece strada in lui "Gerill, mio buon compagno, perdonami l'indecenza di questa mia domanda ma... hai anche tu la sensazione che la Trama sia restia a... lasciarsi tessere da noi?" pregò gli Dei che il mezz'uomo negasse questa sua sensazione... ma non fu così!

Qualcosa di molto potente viveva in quelle rovine, ormai ne era certo. Era così potente da rendere arduo richiamare ogni forma di magia... e questo poteva solo significare una cosa. Erano terribilmente sulla giusta via... ne sarebbero stati degni?

Promesse, catene per i morti

Il corpo dell'uomo era tra molti in quel che restava di un immenso campo di battaglia... una sfida epica aveva visto i campioni della Luce schierarsi, eterogenei e mutevoli, contro l'emanazione stessa del male... l'incarnazione del demone più oscuro... e ancora una volta gli Dei ed il Fato tutto avevano arriso alla follia dell'uomo e all'impavido cuore dei molti. L'Oscura Signora era stata scacciata ed i suoi araldi dispersi... Ma a quale prezzo? Quale prezzo avevano pagato i molti periti tra le fiamme oscure del Drago? Quanti figli erano rimasti orfani e quante donne si erano risvegliate vedove all'indomani di quella battaglia?

I Figli dei Figli avevano vinto. E il Demone era stato sconfitto...

E l'uomo giaceva trai morti. il suo corpo ferito... dilaniato... la sia carne esposta. E le ossa luccicanti brillavano al sole. Tra i corpi volavano i corvi e... gli sciacalli pascolavano in quello che per loro era un banchetto regale...

Tra tutti i corvi, uno in particolare era strano... il suo piumaggio metallico... le sue ali argentee... volava in cerchi ampi come a cercare qualcosa... un boccone speciale forse... oppure... altro. E ben presto lo trovò... il suo verso lugubre risuonò più volte e l'animale rapido in cerchi sempre più stretti scese fra i morti... le sue zampe d'argento artigliarono il petto dell'uomo... il suo becco appuntito e tagliente ne colpi il petto... sembrava spazientito più che affamato... gridò e beccò... ma ad un tratto... ad un tratto la mano rapida del morto lo afferrò... lo strinse, ma non per ucciderlo... quasi a volerlo riconoscere.

Il morto, che forse così morto non era, esalò un rantolo di dolore... il suono liquido proveniente dai suoi polmoni non era certo un buon segno... ma l'uomo si muoveva... Il corvo saltellò giù dal suo torace... e lo osservava... Ancora nulla... solo rantoli... poi come mosso da una forza antica e disperata l'uomo si mosse.. si girò su un fianco e barcollante si alzò... lentamente come se le sue membra stessero ripercorrendo un percorso eterno... come se la sua anima stesse tornando un brandello alla volta dentro a quel corpo rotto e sanguinante... e l'uomo fu in piedi... infine... il corvo lo fissava e lui fissava il terreno come a cercare un segno... od un oggetto... lo vide poco distante da se e, quasi strisciando, lo raggiunse... si chinò per raccogliere quel nero oggetto... nero come la pece... nero come la morte.

Un sorriso insanguinato apparve sulle labbra dell'uomo... denti rossi del suo stesso sangue... Portò la nera lama, ecco cosa era quell'oggetto, alle labbra e come un amante ne baciò il freddo acciaio nero... "Cathline... non è ancora il momento... non ho mantenuto le mie promesse..."... così l'uomo sussurrò al suo pugnale... ed il corvo d'argento gracchio, felice, in risposta al suo padrone... poi gli volò sulla spalla...

domenica 20 ottobre 2013

Problemi e Soluzioni

Thormag era soddisfatto. Era riuscito ad evitare un inutile spargimento di sangue. E ancora di più... era riuscito a farlo senza coinvolgere Abram. Quell'uomo (ma poteva davvero definirlo uomo?) non gli piaceva. Non solo per il, ripugnante, modo con cui impiegava l'Arte... era qualcos'altro. Qualcosa in lui lo faceva preoccupare... i suoi sbalzi di umore... e lo strano interesse verso Jimmy.

Ora c'era un altro problema da risolvere... l'enorme altare andava spostato. Aveva lasciato lo scaltro Gerill in compagnia di Joshua ad esaminare il luogo... ed era ansioso di avere da loro buone nuove. Entrò a passo svelto nella stanza seguito dal giovane boscaiolo. E rimase impietrito da ciò che vide.

Mentre il mezz'uomo stava osservando con meticoloso ossessione ogni centimetro della parete in cerca di possibili meccanismi, l'altro, il giovane Shadowfighter, stava... passando del sapone sul pavimento.

Thormag comprese il motivo... ma fu per lui impossibile resistere alla tentazione di canzonare il giovane stregone. Quel ragazzo aveva in se il seme dell'Arte... il suo sangue era inquinato da chissà quale sostanza... forse sangue di drago o di qualche esterno... diluito da generazioni... ma sufficiente a dare a quelli della sua specie la capacità, ridotta e inconscia, di attingere alla Trama. Thormag lo trovava... ripugnante. E pericoloso.

Vedere però che un individuo dotato di tale capacità, seppure minima e inconscia, lo avviliva....

"Ragazzo... quando riterrai di aver lustrato a sufficienza il pavimento, lascia che gli adulti facciano il loro lavoro..." E con un cenno indicò anche agli altri di lasciare spazio alla sua Arte.

Attese pochi isanti e poi uso l'Arte per congiungersi alla Trama e attraverso l'immenso potere che la permeava evoco spiriti della pietra per portare a termine la semplice impresa di spostare l'imponente blocco di pietra nei sotterranei...

Dialoghi I: Vran e Thormag

(NdA: Dialogo tra VRAN e THORMAG avvenuto durante una delle soste nel viaggio verso la fortezza perduta di  Ioulaum)

V: La morte è solo l'inizio... chi è morto vive davvero perché ormai non teme più nulla... più vivo che mai

T: Mio acuto Vran, è indubbio che la tua... condizione, possiamo definirla così suppongo, ti offra un punto di osservazione differente rispetto a quello dei meri mortali. Ritengo tuttavia che il Fato di cui sei stato vittima non sia di per se una benedizione, quanto meno non lo sarà fin tanto che la tua estrema capacità di osservazione e l'indubbia prestanza del tuo "nuovo" fisico saranno vittima di una sottile schiavitù. Non nego che la tua capacità di affrontare certi pericoli possa essere... invidiabile ma... resti purtroppo, non me ne avere male per la franchezza, una marionetta. Il che... è illogico definirla una condizione privilegiata

V:  Evidentemente, caro Thormag, non hai mai provato l'intenso piacere della caccia, del peccato senza la colpa.. liberare l'istinto e le fantasie più grottesche... marionetta io? Oh no.. il mio è servizio e gratitudine per ripagare questo grande dono, la madre notte mi ha preso nel suo grembo e io la servirò per l'eternità che mi aspetta

T:  Il mago sorrise scuotendo leggermente la testa "Vran io comprendo bene quanto mi dici... sei un essere scaltro e decisamente potente. Ma nonostante tutta la tua forza e astuzia non comprendi e non vedi le dorate sbarre che ti rinchiudono. Sei una pedina... legato e vincolato al tuo Padrone... sei schiavo di antichi rituali e maledizioni... e tutta questa tua potenza si spegne sulla soglia di una porta... sulla riva di un corso d acqua... si dissolve nel raggio tiepido di un'alba invernale... comprendo il fascino della notte e dell oscura Signora... ma il prezzo da pagare rende tutto..." e Thormag lo fisso con il benevolo sorriso di un insegnante dinnanzi ad un giovane studente "... irragionevole... illogico"

V:  Trovo la tua ipocrisia spiazzante... tralasciando il fatto che il mio maestro mi lascia molta libertà di scelte, tu, tu stesso sei schiavo ben più devoto delle tue pratiche magiche.. il tuo padrone è la trama e senza di essa non saresti altro che un altro fratello di tomba

T: D'un tratto l uomo si fece serio... poi l amabile e paziente sorriso tornò sul suo volto... gli occhi freddi dal sinistro bagliore blu rimasero impassibili "Vran... tu parli di cose che non comprendi. Ma è normale... prima di essere una creatura della notte eri un comune mortale..." Thormag attese un attimo come a soppesare le parole... sceglierle con cura " vedi... io non sono schiavo della Trama. Essa è il mio strumento... è l'utensile che io domino con la mia mente. Essa mi rende forte ma non mi domina. È la mia mente... il mio sapere l origine della mia capacità... io comprendo la Trama ed il Potere. Ed entrambe queste forze io piego alle mie... necessità. Certo debbo seguire delle regole... ma..." aggiunse con una strana inflessione che forse solo l orecchio sovrannaturale del Vampiro poteva cogliere " ma nessun ordine. Ne padrone. Nessuno su Toril può chiamarmi servo. E quanto al tuo di padrone... cosa accadrà quando si sarà stancato di te? O quando troverà più. .. appagante... la compagnia dei suoi troll?" Attese ancora un secondo poi aggiunse fissando il compagno "Bada... io non ti giudico ne ti temo... voglio solo farti dono di... un diverso punto di vista"

Nemici di noi stessi

La situazione era tesa... ma l'arcanista era fiducioso. Molte cose non erano come dovevano essere ma non tutto era perduto. Vran doveva nutrirsi... era solo questione di tempo prima che la belva dentro di lui prenda il sopravvento e l'elfo non era più in se. Qualcosa di potente, terribilmente potente, si era impossessato di lui.

Ma in tutto questo... Tormag era fiducioso. Il Potere e l'Arte erano al suo servizio, e il luogo per quanto densamente magico non aveva ancora mostrato loro sfide insommortabili... Loro erano il loro peggiore nemico in questo momento.

E Jimmy... il giovane stava mostrando una forza d'animo che avevano stupito Tormag. .. Gerill era una risorsa affidabile ed aveva saputo essere decisivo, d'altronde anche egli manipolava l'Arte con sapienza e acume.

L'altro, nuovo membro del gruppo, lo lasciava invece perplesso... era indubbia la sua buona fede... o almeno la voglia di essere utile ma... lavare i pavimenti? Tormag non lo comprendeva... ma d'altro canto non comprendeva nessuno di quelli come lui.
Pericolosi abomini.

Il pericolo del conflitto

La situazione era tesa.
L'elfo, suo malgrado, non comprendeva in quale pericoloso tranello fosse caduto.
In lui qualcosa cresceva... qualcosa di forte che la magia di Tormag non era stata in grado di sconfiggere.

E l'elfo sapeva essere mortale. Terribilmente mortale. Non palesava le sue intenzioni e non era di certo rumoroso come la corazza rendeva Vran. Era silenzioso. Sussurro, il suo nome, non era che un azzeccata metafora per la sua leale capacità di uccidere.

Erano fermi nella prima stanza di quello strano luogo da ore ormai, quando l'elfo aveva iniziato ad emanare una luce strana. Solo gli occhi del mago si erano accorti di questo cambiamento, nulla di ciò che è magico passava inosservato agli occhi di Tormag... neppure quando si trattava di ammaliamenti e malefici.

Nel momento in cui il mago giunse nella stanza le cose stavano precipitando rapidamente...  Vran e Vakiry, questo era il nome di battesimo di Sussurro, si stavano fronteggiando... pronti a sfoderare le armi in un letale scontro.

Non poteva accadere. Non ora. Non quando quel luogo li circondava ed era pronto a ghermire le loro fragili vite... Fu con l'uso di tutto il suo potere che il mago separò i due. Manipolò lo spazio e curvo il tempo per far si che di due fossero traslati e allontanati... questo non li metteva al sicuro, ma... avrebbe permesso a Tormag di farli riflettere, e forse scongiurare il peggio.

Un viaggio pericoloso

Sentiva l'energia di quel luogo addensarsi come viva intorno a lui. Avevano risvegliato qualcosa... avvicinandosi e poi varcando la soglia di quella... cripta? Non sapeva ancora come chiamarla... forse tomba? O... Dimora?

Una voce lo aveva salutato e misteriose energie si erano destate. Eppure la gemma rimaneva silente... mentre qualche antica potenza oscurava le menti dei suoi compagni di viaggio.

Misteri e pericoli lo attendevano, e la sua visione non lo lasciava tranquillo... le ombre che si allontanavano separandosi... 2 individui avrebbero... tradito? Doveva trovarne la logica e verificare i fatti... ma logica e fatti sembravano così lontani da lui ora... viaggiava con un Vampiro e con un Negromante... un assassino dai modi glaciali, uno sciocco stregone ed un bizzarro mezz'uomo... Un gruppo male assortito? Forse... sicuramente... variopinto ed inusuale. Il servus aveva scritto ogni cosa. Doveva trovare il tempo per riflettere su quanto accaduto. E scoprire a chi faceva riferimento quella voce e chi era atteso da quelle mura...

martedì 8 ottobre 2013

Cattive Compagnie

"Kassandra,
è presto per poterti inviare informazioni più utili, ma ritengo sia opportuno non lasciare nulla al caso.
Ogni dettaglio potrebbe essere foriero di temibili avvenimenti ed è troppo alto il rischio che una leggera superficialità possa inficiare la nostra Ricerca...

Sono in viaggio da una notte solamente, abbiamo lasciato la dimora del Conte da poco ma è già palese che gli uomini con cui mi accompagnano sono esseri a dir poco pericolosi. Essi sono... votati a forze che io ripugno ma non posso che seguirli, ciò che andremo a scoprire ha un valore troppo alto per lasciarlo alla merce di individui così... perversi."

L'uomo era solo, appartato in un luogo che solo lui poteva scorgere, una nicchia creata tra i mondi, come un taglio nel tessuto stesso della realtà. Per lui era poco più di un trucco imparato da bambino... eppure ancora oggi sapeva trarne l'utilità. La sua mente era concentrata sull'immagine della sua sposa, e sulla pergamena, ferma nell'aria a poca distanza da lui, le parole venivano impresse in una grafia precisa e ferma.

Tormag pensava a quanto fosse necessario aggiungere... ma ritenne che, per ora, non fosse opportuno aumentare le preoccupazioni della moglie, anche lei aveva oscurità da cui guardarsi...

"Presto ti invierò nuovi messaggi...", e ad un tratto il volto austero e quasi impassibile dell'uomo fu attraversato dall'onda di una emozione intensa "... presto tornerò a te mia Dea".


Isabel Durgam

STATISTICHE DI GIOCO

  • Nome: Isabel Durgam
  • Razza: umana
  • Allineamento: CN
  • Sesso: F
  • Età: 33
  • Divinità Patrona: Azuth
  • CL: Sorcerer (8) / MageHound (1)
ASPETTO FISICO
Isabel è una donna di bell'aspetto e dallo sguardo gelido. I suoi lineamenti e il suo atteggiamento austero rispecchiano la glacialità con cui affronta la vita. O almeno questa è l'immagine che Isabel si è costruita ed è il lato di se che mostra agli estranei.

Ha corti capelli castani e freddi occhi azzurri. La carnagione stranamente pallida per una donna Harluana.
Non ha particolari segni distintivi se non una profonda cicatrice che le corre dalla clavicola destra e attraversa in diagonale il suo corpo fino all'incavo dell'anca sinistra. Questa cicatrice, il tripice solco di un artiglio, è uno dei motivi per cui la donna ha giurato di vendicarsi di Thormag e di Kassandra, la sua consorte.

Ha un fisico snello e leggermente androgino, la sua altezza è nella media per le donne Harluaan.


PSICOLOGIA E CARATTERE
Isabel è una donna fondamentalmente fragile. Nel suo animo è spesso in preda al panico o alla paranoia, aspetti di se che tiene ben celati agli estranei e anche alle persone, quelle poche, che le sono vicine.

Nutre un profondo risentimento nei confronti dei consorti Ugthandor, in particolare di Thormag. Il suo odio ha origine in eventi di una decade fa quando i tre si conoscevano e frequentano il medesimo circolo di giovani apprendisti. 

Isabel ha una personalità chiusa e introversa, mostra al mondo una facciata attentamente costruita e glaciale ma in realtà è spesso vittima di pericolosi tumulti interiori. Nonostante i suoi tentativi di controllarsi e di dominare questa sua personalità iraconda, non sempre riesce a celare la furia che la investe.

Chi la conosce ammette spesso di temerne le reazioni impulsive. Fa sfoggio del suo ruolo nell'Ordine dei Cacciatori di Maghi e non esita ad abusare del potere che possiede.

Si vergogna della cicatrice che le ricorda quotidianamente della sconfitta subita per mano di Thormag. 

In generale tende a disprezzare gli arcanisti uomini. Soprattutto quelli che si ritengono particolarmente "dotati" e "capaci".

NOTE BIOGRAFICHE

Isabel come Kassandra è di nobili origini. In giovane età perse entrambi i genitori e venne allevata dalla casata Atmari, in quanto il padre di Kassandra era solito fare affari con il defunto Lord Durgan.

Isabel crebbe così nell'agio insieme alla rampolla Atmari. Il loro rapporto si evolse in modo sempre più complesso e radicato. Quando Kassandra venne scelta per seguire gli insegnamenti dell'Arte Isabel cercò in tutti i modi di seguirla e tanto fu il suo impegno che, nonostante le sue doti fossero di diversa origine, i veggenti le concessero di studiare gli arcani segreti.

Fu però durante gli ultimi anni degli studi che, con l'incontro tra Kassandra e Thormag, la vita di Isabel giunse ad una svolta decisiva.

Kassandra ed Isabel all'epoca erano profondamente unite, molto più che semplici amiche, pare infatti che Isabel fosse profondamente attratta dalla giovane rampolla Atmari e che anche la giovane Kassandra non si negasse alle attenzioni dell'amica.

Questo equilibrio venne scosso quando Thormag inizio a corteggiare Kassandra, in modo sempre più insistente e pressante. Tanto da far nascere del risentimento in Isabel che arrivò al punto di sfidarlo in un duello. La fama di arcanista di Thormag era già diffusa, ed il giovane allora adolescente aveva già dato prova di se e della sua capacità di piegare gli esseri planari alle sue necessità... e fu proprio una delle creature evocate dal ragazzo a ferire mortalmente Isabel e a sfigurarle il corpo in modo irrimediabile.

Tutto questo venne davanti agli occhi di Kassandra e fu proprio la facilità con cui Thormag ebbe modo di sconfiggere la rivale che fece scattare la scintilla dell'interesse nell'animo di Kassandra.

Isabel resto sfigurata e ferita non solo nel corpo ma anche nell'orgoglio e nonostante i suoi tentativi  di riconquistare l'amata non riuscì a far altro che spingere sempre più Kassandra tra le braccia del ragazzo.

Thormag uso la sua capacità di discernere la magia per scoprire il piccolo segreto dell'avversaria per poi usarlo contro di lei: si accorse subito infatti che Isabel non aveva il dono dell'Arte ma che era il suo sangue e la sua natura a darle la capacità innata di usare la magia, dote che faceva di lei una strega... una paria agli occhi degli altezzosi maghi halruaani. Fu cosi che sconfitta ed umiliata Isabel abbandono presto gli studi dell'Arte per avvicinarsi all'ordine dei Cacciatori di Maghi.

Le strade dei tre restarono separate per anni fino a quando in tempi recenti, la curiosità e l'ardire delle ricerche di Thormag e Kassandra attirarono l'attenzione dell'ordine.

A seguito dei rifiuti di Thormag di entrare a far parte del Consiglio degli Anziani e alle voci che circolano sulla costruzione della Torre degli Ugthandor e dei loro esperimenti, gli Anziani hanno chiesto all'Ordine di tenere sotto controllo i coniugi. Ovviamente Isabel si è offerta volontaria.

INTERESSI E MOTIVAZIONI

Isabel ha giurato di smascherare Thormag per l'impostare quale è. Lei è certa del fatto che non ci sia un vero sentimento all'origine dell'interesse dell'uomo nei confronti di Kassandra ed ha la completa certezza che se riuscisse a smascherarlo l'amata farebbe ritorno da lei.
Quello che Isabel ignora è che anche Kassandra non è una sprovveduta e sa che per quanto possa essere non del tutto onesto l'interesse del mago nei propri confronti, la loro unione giova ad entrambi. Kassandra ha grande ammirazione per le ricerche effettuate da Thormag e come lui sogna di ottenere il "vero" controllo sull'Arte. Non capisce del tutto il marito ma sa che lui, in qualche modo, si trova sempre un passo avanti a lei e che la sua comprensione dell'Arte e del Potere ha pochi eguali.

Nonostante tutto Isabel ha giurato di vendicarsi di Thormag ed anche per questo ha deciso di entrare a far parte dell'Ordine, conscia che prima o poi l'arcanista avrebbe fatto un errore... e lei sarebbe stata li ad affondare la lama nelle ferite dell'uomo.

Thormag Inatan Ugthandor

STATISTICHE DI GIOCO

  • Nome: Tormag Inatan Ugthandor
  • Razza: umana
  • Sesso: M
  • Allineamento: N
  • Età: 28
  • Divinità Patrona: Azuth
  • CL: Conjurer(1)/Archivist(1)/Mystic Theurge(9)



ASPETTO FISICO
Tormag è un uomo alto dalla carnagione chiara, non pallida. E' di corporatura media. Fisicamente non debole non ha il tipico aspetto dinoccolato di molti altri maghi.
Calvo, ha occhi verde scuro. Le mani affusolate e spesso in movimento tradiscono il suo rifiuto per i lavori manuali.

Veste quasi esclusivamente con abiti ricercati e con la tunica del suo ordine.

Ha, in sintesi,  un aspetto tipicamente Harluaan.

PSICOLOGIA E CARATTERE
E' un pragmatico. Preciso e puntuale.
Come molti maghi Halruaan rifiuta il lavoro fisico e fa incessante uso della magia anche per le cose più banali.
Non apprezza viaggare, ama le comodità che la sua terra e la sua dimora gli possono offrire.

Come tutti gli abitanti della sua nazione ha un atteggiamento eccessivamente formale, in particolar modo quando si tratta di interloquire con altri maghi. E allo stesso modo ritiene indegni di particolare stima e attenzione gli individui incapaci di manipolare la magia.

Dal suo punto di vista l'uso dell'Arte è una parte integrante dell'essere se stesso. Usa e padroneggia la magia dall'età di 6 anni... e fatica a comprendere chi vive senza di essa.

Ha accettato l'incarico che il Consiglio gli ha affidato primariamente per poter assecondare le sue ricerche e per ottenere maggiori informazioni e conoscenza.

Non è un uomo malvagio ne particolarmente buonista. Ritiene che tutto faccia parte di un enorme ciclo di eventi e che sia importante mantenerne l'equilibrio per evitare di finire intrappolati in esso. Nonostante questo non si fa particolari problemi se costretto a difendersi o ad usare metodi imperativi per raggiungere i suoi scopi.

NOTE BIOGRAFICHE
Tormag nasce  nel piccolo villaggio di Maeruhal, un piccolo villaggio di Minatori nelle colline del East Wall, nella magogratica Harluaa.

Nasce in una famiglia di modestissime, se non povere, origini. La sua vita ebbe una svolta quando, come tutti i bambini Harluaan, all'età di 5 anni venne sottoposto ai test per verificare la sua affinità con l'Arte.

I divinatori del regno restarono sorpresi dalle sue innate capacità ed il piccolo Tormag venne avviato allo studio delle conoscenze arcane. Come molti Harluaan in lui era accesa la fiamma del dono e l'Arte presto divenne uno strumento comune e quotidiano. A differenza però dei suoi compagni di studi Tormag sembrava avere un'affinità intrinseca con i suoi studi, questo fattore unito alla sua sconfinata curiosità ed alla metodica pragmatica con cui approcciava lo studio lo portarono ad essere in grado, ben prima del previsto, di sfruttare incantesimi ben lontani dalla sua portata. Fu presto evidente la sua familiarità con la scuola di invocazione ed il suo, spiccato, talento venne notato dal grande invocatore Eledric Omanrys, membro del Consiglio degli Anziani e governatore della città di Halagard.

Fu così che Tormag divenne un suo apprendista e dall'età di 6 anni si trasferì ad Halagard per studiare con il suo nuovo Maestro.

I rapporti fra i due uomini sono tutt'ora saldi, nonostante l'età del tirocinio e dell'apprendistato siano ormai terminati da molti anni Tormag nutre un sentimento di profondo rispetto per il suo vecchio mentore. Il quale, di contro, a volte resta perplesso di fronte all'infinità curiosità e sete di potere dell'ex allievo che, teme, potrebbe portarlo a svelare arcani che non andrebbero disturbati...

Proprio a causa di questa sua incessante, e apparentemente implacabile, sete di potere Tormag affianco agli studi dell'Arte quelli del Potere, divenendo un archivista Halruaan. In particolare i suoi studi lo hanno avvicinato all'antica storia del regno e delle sue origini. Ben presto ebbe accesso, anche tramite l'aiuto del suo maestro, ad antichi tomi dell'epoca netherese dai quali, pare, abbia appreso antichi segreti dei Re Maghi.

In particolare negli ultimi anni i suoi studi sembrano averlo, pericolosamente, avvicinato allo studio dell'antica magia netherese. All'età di 20 anni conobbe Kassandra Atmari che divenne poi la sua compagna. Kassandra a differenza di Tormag è una esperta illusionista, la sua famiglia è di nobile lignaggio e alcuni dicono addirittura che in loro scorra il sangue dell'arcimago di Eileanar: il temuto Karsus.

Alcune delle persone vicine a Tormag non si fecero scrupoli ad ammettere candidamente, ma mai a voce troppo alta, che l'interesse del mago per Kassandra andasse oltre la bellezza della donna. Anzi, secondo questi "ben informati", Tormag inizio a corteggiare in modo quasi esasperato la giovane maga proprio dopo aver scoperto il legame della sua famiglia con il potente arcanista del passato.

Due importanti considerazioni vanno comunque fatte:

  • Tormag non è certo un uomo malvagio, ma è estremamente determinato e pragmatico... per lui il fine può giustificare i mezzi
  • Kassandra non è una sciocca e anche lei deve aver visto in qualche modo un tornaconto dall'unione: indubbiamente i due all'opera sono stati riconosciuti come grandi maestri e studiosi e le loro ricerche hanno spaziato dall'antico impero al demipiano delle ombre e alla perduta enclave di Shade

Più volte nel corso degli ultimi anni Eledric ha cercato di convincerlo a divinire un membro del Consiglio ma Tormag ha sempre, gentilmente, declinato l'offerta. Egli infatti è decisamente più interessato alla conoscenza, ed al potere che ne deriva, che non dalla politica ed al peso che ne consegue.

INTERESSI E MOTIVAZIONI
Tormag è un uomo a suo modo semplice. Il suo interesse è focalizzato sullo studio dell'Arte e del Potere.
Ritiene, cosa che non ha condiviso con nessuno neppure con la moglie, che il vero sapere, l'antica conoscenza che avevano gli Arcanisti dell'Antico Impero di Netheril, derivi dall'applicazione e dallo studio di entrambe le manipolazioni dell'energia magica. Il suo scopo, la sua primaria fonte di motivazione, è raggiungere la conoscenza di quell'antica capacità magica e di poterla comandare e manipolare per abbattere i confini della sua forma umana.

Con l'aiuto di Kassandra ha svolto numerosi studi su antichi tomi di epoca netherese e vanta una vasta raccolta di testi antichi e papiri provenienti da epoche ormai dimenticate. Egli stesso si dedica, come molti Harluaan, allo studio e al perfezionamento di incantesimi noti.

Negli ultimi anni in particolare, conscio che il suo vero nemico è il tempo, sta lavorando con la moglie allo studio di una nuova formulazione dell'antico incantesimo di lunga vita usato dagli Arcanisti del passato. Ha elaborato alcune varianti dei rituali per rendere permanenti gli effetti di altri incantesimi.

Aborra lo studio della necromaniza, lo ritiene un modo disdicevole e mal sano di ottenere potere, mentre nessun interesse hanno per lui gli incantesimi di incantamento, a suo dire "frivoli".

Altro grande interesse, non poteva essere altrimenti, è lo studio della Enclave dell'Ombra e del suo destino. Shade come Karsus e l'antica Netheril sono per l'uomo quello che più si avvicina ad un'ossessione, ben celata ad occhi indiscreti, ed il vero cemento che probabilmente lo unisce alla consorte.


PNG DI RILIEVO
Segue una rapida descrizione dei PNG connessi a Tormag.

Kassandra Atmari
Umana. età 28, LN, Illusionista (8)

Kassandra è figlia di Amarton Atmari  un importante nobile e mercante Halruaan.
Leggende famigliari dicono che gli Atmari derivino il loro lignaggio da antiche famiglie Netheresi, addiritura affermano alcuni che nel sangue degli Atmari possa scorrere quello di Karsus... diluito nei secoli.

Kassandra è una donna graziosa e intelligente, ha un carattere forte ed impulsivo. A differente di Tormag il suo attenggiamento sfocia spesso nell'arroganza e in molti dei suoi vecchi amici si chiedono cosa possa aver trovato nel mago. Alcuni ritengono che il suo passato da figlio di minatori sia passato in secondo piano agli occhi di Kassandra per via delle indiscusse doti di arcanista che l'uomo ha dimostrato di avere.

Altri, facendo in modo di non farsi udire da voci indiscrete, ritengono che Tormag con le sue capacità e il suo innato appetito per il potere sia il degno compagno per la donna, e che i due caratteri (metodico lui e impulsiva lei) siano una giusta quanto pericolosa miscela.

Indubbiamente i due condividono un fortissimo interesse per tutto quanto concerne il passato dei regni, e di Netheril in partticolare.

La tesi con cui Kassandra ha termiato i suoi studi canonici verteva proprio sull'antica enclave di Shade.


Eledric Omanrys: 
Umano, età ?, LN, Invocatore (14)/Anziano del consiglio (2)
(cfr FR: Shining South" pag 133)






E venne il tempo di partire

L'uomo era annoiato... sapeva che avrebbe dovuto metterisi in viaggio ma la cosa lo... annoiava. Odiava lasciare la comodità della sua casa. Odiava varcare i confini della sua terra cosi... ordinata e... civile. Eppure sapeva che avrebbe dovuto, in qualche modo era suo "compito", essere presente. Non amava le responsabilità. E per questo mentre suo fratello diveniva potente fra gli Harluaan, lui semplicemente si dedicava ai suoi studi. E per lo più questi vertevano in lingue strane e nell'evocare creature di altri piani.

Senti un grugnito. O per la precisione forse meglio dire un brontolio. Come di terra smossa... e di pietre che si sgretolavano infine. Il suo piccolo servo cercava di attirare la sua attenzione... Era davvero giunto il tempo di mettersi in viaggio. Il cerchio era pronto e presto lui si sarebbe ritrovato alle porte della città di Gildenglade. Li avrebbe dovuto recarsi da un mago... Warren? Si gli anziani avevano fatto il suo nome...

Si sollevo dalla sua comoda poltrona... getto riluttante un sguardo alla sua città, alla sua "comoda" città ed uscì dalla stanza. Gro'ntkur, il piccolo elementale che lo serviva si dissolse e tornò ad essere polvere... il suoi servigi non erano più richiesti... forse una volta giunto dal mago avrebbe richiamato qualcos'altro per servirlo... o forse questo Warren era davvero un uomo saggio e illuminato... e presto sarebbe potuto tornare ai suoi studi. E alle sue frivolezze...

Il Figlio ed il Gelo


La luce tremolante del fuoco disegnava ombre sinuose e bizzarre sulla tenda... il guerriero era impaziente e preoccupato... si muoveva in ampi cerchi all'interno della sua dimora, come una tigre costretta all'impotenza e alla prigionia. Non era da lui attendere. Non era mai stato un uomo paziente. E mai come ora si sentiva inerme d'innanzi al volere degli Dei. Le urla che provenivano da oltre il semplice paravento sembravano a tratti disumane... e, odiava doverlo ammettere, lo atterrivano. Malgorth "Molte Lance" signore della guerra della Terre del Nord, terrore delle Marche d'Argento si sentiva piccolo e debole in quel momento. Era sua moglie, Enaeh "Stella del Lago", ad dover combattere... E solo gli Dei potevano assisterla.

L'uomo fissò le ombre. E per un attimo gli parve che le ombre ricambiassero il suo sguardo...



 Era la terza notte di novilunio, ed il cielo sembrava un manto oscuro oltre la cresta dei monti.Il Dorso del Mondo si stagliava alta oltre lo sguardo degli uomini, dalle sue vette innevate era incessante l'ululare del gelido vento del Nord. E il rompo dei massi che cadavano dal Muro sembrava l'eco di battaglie ormai dimenticate. Nell'accampamento della tribù il silenzio era rotto solo dalle grida di Enaeh... tre giorni di dolore e battaglie per portare alla luce il figlio di Malgorth non sembravano aver placato gli Dei. E tra le donne della tribù gli sguardi si facevano terrei. Mentre gli uomini più supersiziosi già temevano il peggio.
Malgorth era un uomo forte e vigoroso. Poche volte gli Uthgardt della tribù dei Lupi Grigi avevano avuto un capo cosi forte. Eppure, per molti, il potere di Malgorth lo aveva reso avido. Ed inviso agli Dei. Alcuni, ma solo quando erano certi di non essere uditi, divevano che Malgorth avesse osato abbattere uno degli alberi vivi...ed ora gli Dei lo avrebbero certamente punito... Ancora grida. Ancora dolore.
Un ombra gelida calò quella notte sull'accampamento... qualcosa era sceso dal Dorso del Mondo per assistere alla nascita del figlio di Malgorth "Molte Lance"...



 Le urla della donna erano cessate da pochi minuti, quando la levatrice uscì portando con se il figlio. Nessun grido del bambino. Nessun urla ne pianto provenire da quella piccola gola. Malgorth sapeva bene cosa questo voleva significare. O almeno così credeva. La donna anziana, bianca in volto come se avesse veduto uno spettro, si muoveva attonita e barcollante verso l'uomo. Gli porgeva un fagotto di tessuti... a braccia tese come per tenere un orrore lontano da se. La bocca avvizzita della vecchia tremolava e sembrava voler articolare parole... parole che si rifiutavano di uscirle.
"Parla vecchia!", e ancora "non giocare con la mia pazienza! O non basteranno tutte le tue Dee a salvarti dalla mia ira!" E gridando queste parole pareva quasi che l'uomo mutasse... che la Bestia che viveva in lui fosse a mala pena tenuta a bada...
Alla fine la donna trovò le parole... a stento e tremanti "...Malgorth, mio signore, è un maschio... è... vivo... ma... non respira..."
Con un gesto rapido e brutale l'uomo avanzò verso di lei, nello stesso modo in cui avanzava arma in pugno contro ogni stolto che avesse osato insultarlo, avanzò furente e le strappò dalle mani l'insieme di coperte e pelli che nascondevano suo figlio.
"Sei una sciocca ed una pazz.." gridò spostando le coperte, e avrebbe continuato così se la sua voce non si fosse d'improvviso spenta. Mentre la grande mano si agitava tra le coperte per scoprire il corpo senza vita del Figlio, una piccola mano lo afferrò... le piccole dita stringevano il suo indice con forza e cupidigia... Malgorth restò impietrito. Non capiva cosa stesse accadendo. E poi vide i due occhi, piccoli, scrutarlo curiosi e vivi. Vivi. Il bambino era li e si muoveva. I suoi occhi cerulei lo fissavano. Le sue dita lo stringevano. Ed era un maschio. E sembrava forte. E.. e la vecchia aveva ragione. Non respirava.



lunedì 22 luglio 2013

Inganni e Promesse

E infine era giunto nel cuore di quell'oceano.
Li la voce di un uomo lo aveva chiamato con insistenza. E li era giunto, accompagnato dalla sua sposa, eterea e diafana immagine che mai lo aveva abbandonato...

Boltag lo scorse in lontananza... scorse l'immagine di quel vecchio stanco che si aggrappava con caparbietà al suo bastone... o meglio... alla sua lancia...

E ne era certo, il vecchio lo attendeva.

Al cacciatore questo non piaceva, non era suo uso accettare inviti insistenti ne giungere atteso fra le braccia del... nemico? Di questo non era certo. Cathline sembrava anzi... curiosa e incontenibile... quasi frenetica... eppure... qualcosa stonava in quell'incontro. Qualcosa aveva il vecchio sapore della... mala sorte.

Boltag aveva imparato, a sue spese, che nulla veniva nella vita per il semplice gusto del caso. Ma, anzi, gli Dei (o chi per loro, a Boltag questo poco importava) amavano prendersi gioco dei destini degli uomini. Intrecciandoli. Annodandoli. Disperdendoli poi per mera noia.


L'uomo fissava Boltag. Indubbiamente lo attendeva. E dungue... ormai era tardi per tirarsi indietro. Il cacciatore accarezzo la sua lama nera, non potendo fare la medesima cosa con la mano della sposa. La fisso per un attimo e poi riprese il suo cammino.

Koushgan lo vide arrivare, finalmente. La vita gli stava scivolando fra le dita come la sabbia che lo circondava. Poco tempo era rimasto perchè lui potess4 dare il suo messaggio al Cacciatore. E aveva iniziato a temere che l'uomo sarebbe stato sordo alla chiamata. Eppure, non avrebbe potuto che consegnare il suo messaggio

"Boltag, infine, sei giunto" il vecchio esordi con voce roco ma ferma. E il Cacciatore nell'udire il suo nome trasalì. Non amava giungere atteso. E ancor meno amava giungere noto.

"Chi sei vecchio? E per quale motivo mi attendi? E come sai chi io sono?..." le domande fluirono come un torrente in piena ma un gesto stanco dell'altro le fermo... "Non ho tempo per rispondere alle tue domande ragazzo... io ti ho atteso ma non sei stato chiamato da me. Il mio signore, il Signore delle Giuste Ricompense, ti ha condotto qui..."

Boltag non era certo di cosa il vecchio volesse dire... ma una cosa era sicura, gli Dei giocavano con gli uomini... e lui era stanco di interpretare il ruolo della pedina.

"Tu hai perso ogni cosa anni or sono... ogni cosa ti è stata portata via... eppure  oggi io sono qui per prometterti che verrai ricompensato" il vecchio gracchio le sue parole che parvero perdersi nella calura di quel deserto sconfinato. "Tu hai perso molto... e molto hai portato via agli altri...la tua... forza... quella che chiami "arte", può essere usata per un fine migliore... può essere usata per donare... speranza"

A queste parole sul volto di Boltag inizio ad allargarsi un sorriso. Un enorme sorrso nel volto scarno dell'uomo. Il vecchio parve non accorgersi di questo, forse era troppo stanco. Oppure semplicemente riponeva troppa fede in qualcosa che il Cacciatore aveva imparato a non ascoltare.

"Si, Boltag... io conosco la tua... natura. Ma puoi usarla per portare sollievo a chi ha subito angherie... tu puoi divenire un araldo del Signore delle Giuste Ricompense..."

Il vecchio continuava la sua litania. Parole e sotto intese promesse che Boltag quasi non udiva. Ricordava bene le promesse fatte da un altro uomo... un uomo sfuggito al suo abbraccio... ma che Boltag non aveva cessato di cercare. E ora, una piccola soddisfazione, un altro bugiardo era a portata della sua lama.

Il Cacciatore di avvicino di un passo, e con un gesto leggero ed elegante fu quasi al cospetto del vecchio...

"Vieni Boltag vieni a me ed accetta la benedizione di Ho.:" le parole morirono in gola al vecchio e nei suoi occhi divampò l'orrore e il disprezzo. Un fiotto di sangue caldo innondo la mano del Cacciatore mentre la nera lama affondava oltre le costole del vecchio.

"Non sono venuto fino qui per ascoltare le tue false promesse vecchio... non per farmi prendere in giro nuovamente da uno folle che ripone la sua fede in divinità lontane e disinteressante alle mie pene..." girò il coltello una volta e poi una seconda ancora "...ma rispetto il tuo potere che mi ha portato fino qui... dimmi sciocco... che nome inciderò sulla tua lapide?" ed estrasse il pugnale dalla ferità... un ultimo fiotto di sanghe nero usci dal corpo del vecchio... "Kou..shg..an..." il vecchio ancora incredulo e con lo sguardo che diveniva vitreo riuscì a trovare le forze per rispondere all'uomo... e aggiunse "... potevo salvarli..." poi si spense.

Boltag lo lasciò cadere a terra... lo osservò mentre il sangue scuro si allargava bagnando la sabbia arsa... "Menzogne Koushgan... Menzogne... nessuno potrà salvarli... se non io. La mia mano ha reciso le loro vite e nelle mie mani troverò la forza per riportali  a me... non mi servono le tue sciocche promesse..."

E mentre diceva queste parole osservò per un attimo la figura di sua moglie che lo fissava in volto... "Non temere Cath... andrà tutto a posto. Te l'ho promesso... e mangengo sempre le mie promesse". Lei sorrise. E l'uomo si sentì forte e pronto a varcare le porte dell'inferno per riportare a casa la sua famiglia.

domenica 9 giugno 2013

L'armata della Luce

Lord Aamanthor aveva appena lasciato la sala del consiglio.
Era furioso.
In mille modi aveva cercato di mettere in guardia quegli stolti. Eppure nulla. Tutti i suoi sforzi erano sempre naufragati contro il muro di ignoranza e arroganza che aleggiava tra quelle stanze.

Un tempo le cose sarebbero state diverse!
Nessuno, neppure i più potenti regnanti avrebbero osato mettere in dubbio la parola di un Lord della Luce.

Ma, purtroppo, erano passati i tempi in cui i Re riconoscevano il potere degli Dei. Ora i mortali erano arroganti e pensavano di potersi ergere come signori incontrastati sulle terre che andavano tra i due mari.

Sciocchi. E stolti. Essi si beavano del potere che tramite i maghi di corte e gli alchimisti potevano schierare, e dimenticavano, o facevano finta di non ricordare, che gli Dei avevano camminato fra i mortali, e che essi erano ancora tra noi.

La profezia era stata dimenticata. I segni erano andati perduti, e gli uomini ciechi non volevano vedere che i tempi del Grande Cambiamento erano ormai vicini.

Aamanthor era vecchio e malediceva se stesso per non essere più il giovane fiero di un tempo. Ma l'età gli aveva concesso la saggezza, dote che affilava la sua mente come la più pericolosa delle spade. Se i Signori del Ferro non volevano dargli retta si sarebbe rivolto ad altri. E ben presto gli eventi avrebbero convinto conti e baroni della verità e dell'urgenza per cui oggi lo avevano deriso.

I corvi erano in volo. I vessilii di guerra erano stati richiamati. E le armate della luce presto sarebbero state pronte a scendere sul campo di battaglia!

Non avrebbero dato scampo alla Signore delle Tenebre e alle sue sgualdrine. Come il maglio poteroso di un fabbro, così la Luce si sarebbe scagliata contro le Case delle Tenebre. Prima che i tempi della profezia divengano maturi, la chiesa oscura sarà cancellata!

domenica 2 giugno 2013

Koushgan

BACKGROUND
Umano, di età avanzata (sicuramente oltre i 70 anni) Koushgan era un tempo un guerriero.
Aveva combattuto per un signore della guerra ormai dimenticato. Ad egli aveva donato la sua intera vita. Fino a divenirne il generale prediletto.

In un tempo ormai lontano il giovane generale venne tradito dal suo signore, il quale per oro e potere aveva venduto al nemico la posizione dei suoi eserciti.

L'intera forza militare sotto il comando di Koushgan venne sterminata, e l'uomo portato via in prigionia. Disperato e sconfitto l'uomo conobbe la verità e votò la sua esistenza al Dio della Vendetta. Così egli si salvò dalle prigioni e riusci a giungere, spinto dalla fede e dalla fame di vendetta, al cospetto del suo vecchio signore. Lo trovò nel nuovo palazzo circondato di onore e ricchezza... Fu stupito di vedere il suo vecchio generale ancora vivo. E ancora più incredulo fu quando un nero giavellotto scagliato dall'antico amico tradito gli trapassò il cuore...

Da quel giorno Koushgan vaga per le terre selavagge e le città a portare vendetta e rivincità contro i torti subiti...


DESCRIZIONE
Un tempo un uomo forte e dall'appetito vorace per la vita Koushgan è ora un vecchio stanco e morente.
La sua forza vitale va scemando ad un ritmo sempre più rapido ed è solo grazie alla forza della sua fede che riesce a restare in vita. Il suo ultimo scopo, l'ultima missione è quella di attendere Boltag per passare a lui il testimone della sua fede.

Tutto in lui sembra riportare a questa stanchezza, il volto scarno, i lunghi capelli bianchi e la barba ormai incolta trasmettono l'immagine di un vecchio abbandonato in attesa di esalare l'ultimo respiro. Solo gli occhi e l'insolita sicurezza nei gesti lasciano trapelare una forza d'animo ancora vigorosa.

Viaggia con pochi beni, una leggera armatura in cuio borchiato ed una logora bisaccia. al collo, a chiudere il suo mantello da viaggio una preziosa spilla recante il simbolo sacro del suo Dio. Porta sempre con se, senza mai abbandonarlo, uno strano giavellotto nero... sicuramente un'arma ma ora anche bastone con il quale si aiuta nei movimenti.

L'attesa di un vecchio

Il vecchio cercava, con poca fortuna, un poco di refrigerio dalla calura del deserto.
Quelle sabbie antiche, di un colore così strano, lo tormentavano... le gelide notti e le torride giornate erano implacabili sulle sue stanche ossa.

Avrebbe voluto andarsene... ogni mattina si riprometteva che sarebbe stata l'ultima giornata passata ad attendere il Cacciatore. Ogni mattina si faceva questa promessa ma sapeva bene che non ne avrebbe mai dato seguito. Egli aveva un compito, un compito che non gli era stato dato da un uomo ma da un Dio. Un Dio che non amava essere disatteso... il signore della Vendetta non amava i traditori... e sapeva essere inflessibile nella sua definizione di tradimento.

Per questo, nonostante sentisse la morte così vicina, Koushgan non aveva intenzione di andarsene. Ma quella piccola bugia lo aiutava a sopportare l'attesa. Sapeva anche che il riposo non sarebbe giunto fino a quando l'uomo non avesse accettato di raccogliere il suo testimone... Il vecchio conosceva molto bene il significato della parola "fede" e non osava dubitare delle parole del suo Signore. Eppure... cosa mai avrebbe spinto il Cacciatore ad affrontare le sabbie purpuree? Cosa poteva spingere un uomo privo di fede ad attraversare quel mare di torrida disperazione?



Dieci giorni di viaggio? Forse quindici... Boltag aveva perso il conto. Odiava quel luogo. Lo stava inghiottendo... e la sua mente era sempre più... stanca. Vaccillava tra la realtà ed il sogno. Tra la realtà di un oceano di nulla sconfinato e incubi in cui riviveva il suo incontro con Talynda...

Quel deserto lo stava torturando. Lo sentiva. Era "vivo", a suo modo, un modo crudele e beffardo. O forse era solo la sua disperazione che lo trasformava in un... nemico?

Il Cacciatore non amava farsi domande. Le domande erano madri del dubbio. E il dubbio genera paura e l'uomo spaventato diveniva lento... impacciato... inaffidabile e fallibile. Mastro Horas, suo padre, gli aveva insegnato che questi erano i primi nemici che il Cacciatore doveva sconfiggere. Erano questi quelli di cui avere timore perchè essi lo avrebbero fatto fallire.

E Boltag era stato un bravo allievo. Non si poneva domande... lasciava che il suo istinto si muovesse con la libertà e la certezza di un taglio netto... così come era netto il taglio che la sua lama nera incideva sulle sue vittime.



Il cielo era sereno. La notte era gelida. E la voce nella sua testa si fece perentoria e lo sveglio.
"Uomo! Alzati! Mancano poche leghe e ci incontreremo! Cammina in fretta, tieni la stella dei naviganti alle tue spalle e vieni a me! Io ti aspetto! Egli ti aspetta... e non ama farlo! Vieni a Noi e avrai la tua ricompensa!"

Boltag si sveglio di soprassalto. Avrebbe voluto dormire ma quella voce... quel volto... lo avevano destato con violenza. Si alzò e osservando il cielo vide la stella brillare nel cielo... indicava il nord e la voce gli aveva ordinato di tenerla alle sue spalle... questo significava addentrarsi ancora di più nel cuore di quell'incubo purpureo... Stava raccogliendo le sue poche cose quando con la coda dell'occhio la vide: era lì, alle sue spalle... sorrideva e indicava il sud... anche lei era pronta a viaggiare. Anche lei voleva andare a sud. Boltag sorrise, un sorriso strano che lei conosceva bene. E che da anni non appariva nel suo volto.


martedì 28 maggio 2013

L'attacco della luce

Note dell'autore: Quello che segue è l'inizio di una nuova serie di "mini racconti", verranno tutti etichettati come "Cronache delle Tenebre e della Luce". Si tratta di fatti che nulla hanno a che vedere con "l'amico" Boltag ma che sono ambientati nel medesimo "mondo". Spero siano di vostro gradimento. Buona lettura!

Irein era perplessa.
Osserva il disco nero orlato di viola che sempre le aveva trasmesso fiducia e forza... fede. Una fede incrollabile.
Eppure ora non sapeva come comportarsi. Osservava il disco passandosselo da una mano all'altra. Era leggero. E tagliente. Era mortale come sempre era stato. Allungo il passo e con un gesto delicato delle lunghe gambe, il suo vanto, oltrepasso il primo cadavere. Non c'era più nessuno in quel luogo. Nessuno di vivo con cui parlare. Ma sapeva bene che la morte non era sufficiente a frenare la lingua. Soprattutto quella degli uomini... Si tolse il pesante cappuccio nero che le copriva il capo ed i lunghi capelli corvini furono liberi. Con un gesto spontaneo li spostò dietro alle orecchie mentre si chinava ai piedi del morto. Era stato un uomo virile ed indubbiamente un valoroso fedele. Ma ora era solo... morto.... Innalzò la sua preghiera alla Signora dell'Oscurità ed il cerchio nero che teneva fra le mani iniziò a vibrare. Sentiva il potere dentro di se. Lo sentiva nelle viscere e ed in ognuna delle sue membra... Pronunciate le parole del potere il corpo dinnanzi a lei emise un flebile suono... Ed il servo del dio Sole ora era suo. Per pochi minuti, ma sufficienti a rispondere alle sue domande... Stava succedendo qualcosa di terribile se i fedeli del dio della luce osavano attaccare la cosa delle Tenebre...

 "Donna..." il rantolo del morto proveniva da un luogo oltre lo spazio ed il tempo "... perchè mi fai... questo?" E la donna sorrise e lo zittì con un dito delicato, come se stesse parlando ad un bambino... "Zitto caro... zitto... ora tu mi apoartieni e sarai tu a rispondere alle mie domande. ."
Il rantolo... debolmente... svaní, il morto non poteva opporsi al potere di Irein... "Chi vi ha ordinato di attaccarci? E perchè?"
"... il... signore del... mattino. Egli ha visto... i... segni... egli vede nella luce e... non... teme... l'ombra..." lento e senza emozooni il cadavere rispose... "I segni... svelati... e... il nostro...signore... ha... isssato..."
La donna spazientita iniziò a scuotere il corpo senza vita... "Rapido uomo! Dimmi ciò che sai!!"
"... ha... issato..m i vessilli di guerra!"

Il sangue le di geló in corpo... i vessilli... i segni... significavano solo una cosa... la profezia si stava avverando!

mercoledì 22 maggio 2013

I fantasmi della mente...

Il sole implacabile bruciava come un occhio impietoso dall'alto del cielo.
L'uomo ormai arrancava, perso, in quell'oceano di nulla... la sabbia mutevole sembrava prendersi gioco di lui...
Erano giorni ormai che si era addentrato in quell'oceano purpureo... lasciando la via sicura e tracciata della strada dell'Alba per muoversi verso sud ed addentrarsi in quel nulla sconfinato.

Migliaia di anni fa in quel territorio sorgeva un grande impero di maghi ma ora tutto ciò che rimaneva della loro gloria e potenza era solo polvere... una polvere insidiosa che penetrava nei polmoni e soffocava la vita. Aveva perso il suo cavallo, ucciso dal caldo e dalla sete. E ora, solo, continuava a muoversi verso sud. Verso il centro di quel mondo alieno.

Sentiva dentro di se una voce. Una voce forte ed insistente chiamarlo a se. Non era Cathline... no. Era una voce  che non conosceva gentilezza ma solo l'urgenza di spronare Boltag ad un viaggio folle e pericoloso.

Cathline era però al suo fianco... sempre. Come lo era stata negli ultimi anni, al suo fianco... come lo era stato in passato... nel suo felice passato in quella casa nel bosco... ricca di profumi buoni e grida di bambini felici. I suoi bambini. La sua casa. Sua moglie.

L'uomo si aggrappava a queste immagini con sempre maggiore veemenza. Sentiva la sua mente scivolare via... e doveva, ad ogni costo, trattenerla a se.

Le giornate scorrevano torride sotto un sole che non ammetteva debolezze e le notti erano gelide e inospitali... non mangiava e non beveva da tempo ma sapeva di poter resistere a lungo senza queste  "comodità"... l'anello che aveva ottenuto liberandosi dell'elfa a Starmantle aveva un oscuto potere.... e lo teneva in vita senza bisogno di cibo o acqua. Questo, almeno, valeva per il suo corpo. Ma la sua mente? e la sua anima?  Il sole le cuoceva. E la notte le straziava...

Boltag proseguiva come ipnotizzato. Come un folle si muoveva attirato verso il centro di quell'oceano. Una sola compagna di viaggio... sua moglie... bella come la prima volta che l'aveva vista nella città di Myratma... erano passati 20 anni e lei era sempre stupenda... accanto a lui. Silenziosa e spettrale, ombra della sua mente o fantasma a Boltag non importava. La sentiva con se. E le aveva fatto una promessa... avrebbe riportato lei e i gemelli e Salynda in vita... non sapeva ancora come... ma nulla lo avrebbe fermato... nulla e nessuno...



Koushgan era ferito. Era vecchio e stanco. E ben presto avrebbe lasciato questo mondo per riposare. In eterno questa volta. Era stato un guerriero vigoroso. Ed un uomo di fede. Ma ormai le sue giornate erano terminate. E il bandolo della sua vita quasi del tutto dipanato... Il suo Signore gli aveva dato un ultimo compito. Attendere il cacciatore e consegnare a lui il suo Testimone, e questo Koushagan avrebbe fatto.

Osservo il cielo. E vide l'occhio del Dio Sole osservarlo senza mostrare alcuna pietà. Sorrise, un sorriso amaro, e guardò a nord. Da li sarebbe giunto il cacciatore, cosi aveva sognato e cosi sarebbe stato... si ritirò all'ombra della sua tenda... doveva far riposare il suo vecchio corpo... e attendere per compiere il volere del suo signore.

domenica 19 maggio 2013

Mondi purpurei

L'uomo era giunto ai margini di quella enorme distesa che era nota con il nome di "mare di porpora".
Era un mare, davvero... immenso è sconfinato aveva la capacità di disorientare il cuore degli uomini.

Il cacciatore era li... e osservava la distesa e si chiedeva a quale scopo fosse li. Non lo capiva... o meglio, qualcosa dentro di lui sapeva di dover proseguire... sentiva un richiamo... ancestrale e indiscutibile... ma era una sensazione... quasi una fantasia. A fatica riusciva a discernerne il senso quando era sveglio... solo la notte, i suoi sogni si popolavano di volti del passato e di voci... alcune note e amate e cariche di dolore altre... nuove e... aliene... cariche di una promessa ambigua e risoluta.

Avrebbe dovuto viaggiare ancora per molti giorni. Ancora verso quel mondo purpureo e il pensiero di affondare in quelle sabbie così... strane e rare e vive lo metteva in un certo senso a disagio.

Ma avrebbe proseguito nel suo viaggio. Le voci lo chiamavano... lo chiamavano con insistenza e anche la sua lama aveva iniziato a sussurargli l'impellenza di completare quel viaggio.


Aveva lasciato Maerlar da giorni. Eppure non riusciva a dimenticare l'incontro con quella donna. Incontro... forse non era il termine giusto ma... come altro definirlo? Era notte fonda ed il vento spazzava quel lato del mondo correndo giù dalle montagne con cattiveria e ferocia. Lo sentiva nelle ossa quel vento. Ed anche il suo cavallo lo percepiva. Come una creatura vivente venuta a tormentarlo. Come se non bastassero i ricordi a rubargli il sonno...

Era giunto da poco in quella remota città... e stava cercando una locanda dove soggiornare. E su quella strada illuminata solo dalla luna la vide:  era lei. Non poteva esserlo ma il suo cuore lo sentiva. Era a poche centinaia di metri da lui e nell'oscurità sembrava attenderlo...

Mentre si stava avvicinando, attonito e come ipnotizzato da quella figura, ella si mosse e gli fece un gesto come ad attirare la sua attenzione. Il cavallo, un placido baio preso dalle stalle del conte, si fermò di colpo...spaventato forse dal gesto della donna. E mentre Boltag fissava l'immagine spettrale di sua moglie, Cathline con un gesto silenzioso gli indicava di proseguire il suo viaggio... puntando il suo braccio verso est... verso il mare purpureo oltre la strada dell'alba...